Ambiente: l’Argentina è il primo paese al mondo a vietare gli allevamenti di salmone per tutelare le acque

Per la prima volta al mondo, un provvedimento provinciale vieta l'allevamento intensivo di salmoni: la notizia riguarda la provincia meridionale dell’arcipelago di Terra del Fuoco, e in particolare il Canale di Beagle, e rappresenta un precedente storico importantissimo per la tutela dei mari.

L’Argentina è la prima nazione al mondo a vietare l’allevamento di salmoni: la notizia riguarda la provincia meridionale dell’arcipelago di Terra del Fuoco, e in particolare il Canale di Beagle. I legislatori hanno approvato all’unanimità il disegno di legge presentato dal deputato Pablo Villegas (Movimiento Popular Fueguino), rendendo di fatto l’Argentina il primo Paese a pronunciarsi contro la pratica intensiva dell’allevamento ittico.

Una decisione storica a tutela dell’ambiente marino, tanto più se si pensa che queste acque – le uniche nella zona in cui sarebbe praticabile l’allevamento di pesci in gabbia – rappresentano un importantissimo patrimonio di biodiversità, nel quale si concentra il 50% delle foreste di macroalghe esistenti nel Paese. L’approvazione del disegno di legge, sostenuta anche dalle associazioni ambientaliste, apporta benefici anche alle acque del Cile, dall’altra parte del Canale, dove l’industria ittica e il suo impatto sull’ambiente sono diventati una questione sempre più controversa. Una problematica che esiste fin dagli anni Settanta e che ha un impatto ambientale disastroso, legato in gran parte all’uso massiccio di antibiotici per scongiurare la diffusione di patologie negli allevamenti.

Come sottolineano gli esperti, quello raggiunto dall’Argentina in questi giorni è un traguardo importante oltre che una scelta saggia, perché l’industria dell’allevamento ittico è difficile da sradicare: una volta avviate, queste attività non riescono a essere contrastate, anche nel caso (non raro) in cui agiscano nell’illegalità minacciando seriamente gli ecosistemi.

Allevamenti di salmone, tra maltrattamenti e impatto ambientale

Allevamenti intensivi enormemente sovraffollati; centinaia di migliaia di litri di sostanze chimiche riversate nell’acqua per evitare la diffusione di malattie; pesci uccisi a martellate sulla testa. Questa è la realtà di molti allevamenti intensivi di salmone, raccontata da “Le iene”, nel servizio “C’è salmone e salmone” di Matteo Viviani. Mettendo insieme le immagini fornite da diversi attivisti e associazioni animaliste, l’inchiesta ha reso note le condizioni in cui i salmoni vengono allevati intensivamente, per far fronte all’enorme richiesta della loro carne, aumentata incredibilmente negli ultimi anni.

Per scongiurare il diffondersi di agenti patogeni, si fa largo uso di antibiotici e sostanze chimiche direttamente nel mangime dei pesci e nelle vasche che li contengono. Questo rappresenta una minaccia non solo per gli ecosistemi, ma anche per la salute dei consumatori che poi mangiano la carne dei pesci in questione; dal servizio è emerso che, su cinque campioni di carne analizzati, uno contiene quantità di sostanze chimiche superiori a quelle consentite dalla legge.

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L’industria del pesce ha delle caratteristiche particolari: non solo la macellazione di questi animali non è regolamentata da nessuna legge specifica, ma la “diversità” dei pesci rispetto ai mammiferi rende le loro sofferenze meno evidenti, e forse meno gravi, agli occhi dei consumatori. Questo si traduce in pratiche di macellazione estremamente crudeli, che includono l’asfissia, la decapitazione e il congelamento con Co2.

Il numero dei pesci che vengono macellati ogni anno nel mondo è talmente alto che, a differenza di altri animali, non viene misurato in base agli individui, ma calcolato in base al peso. Una mattanza incredibile, che porta questi animali a vivere una breve vita di stenti prima della morte (per macellazione o nell’allevamento, a causa di altri pesci o malattie). Nel caso specifico dei salmoni, la vita inattiva condotta nelle vasche, molto diversa da quella che condurrebbero in natura, li porta ad accumulare grasso, che inevitabilmente rende la loro carne meno salutare per i consumatori.

Eppure, la campagna di sensibilizzazione “Anche i pesci” lanciata da Essere Animali, contribuisce a sfatare i falsi miti legati a questi animali, rendendo chiaro come la loro uccisione – dal punto di vista etico e morale – non sia diversa da quella di qualsiasi altro animale. Anche i pesci sentono dolore, anche i pesci provano emozioni, anche i pesci meritano diritti: quello dell’Argentina potrebbe essere il primo passo per salvare i mari, offrendo allo stesso tempo ai salmoni (e a tutte le altre specie ittiche) la salvezza dalla mano distruttrice dell’uomo.

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