Avocado e tè matcha: boom di consumi

Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy ha analizzato le performance di 26 ingredienti in 71.723 prodotti. Le vendite di avocado e dei prodotti alimentari che lo contengono sono, aumentate di +92,9% in un anno (toccando quota 6,5 milioni di euro nel 2019) e di +143,8% tra 2016 e 2019: valori che fanno di questo esotico frutto l’ingrediente best performer. Boom di +99,8% anche per le vendite del thè matcha (2,3 milioni di euro)

Impennata di avocado e thè matcha nel carrello della spesa italiana: mettono a segno i migliori trend di vendite, conquistando i primi posti della hit parade dei 26 ingredienti benefici più dinamici rilevati nell’edizione 2020 dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy.

Nell’analisi, sono stati posti sotto esame 26 ingredienti benefici e ne sono state misurate le vendite realizzate in supermercati e ipermercati su un campione di 71.723 prodotti. I 26 ingredienti sono stati suddivisi in 6 aggregati: superfruit, supercereali/farine, dolcificanti, semi, spezie e superfood. Ciò che emerge in linea prioritaria è che il successo di alcuni prodotti alimentari, venduti in quanto tali o utilizzati come ingredienti, è legato alla percezione di benessere e forma fisica implicitamente connessi alle referenze

Tra i sei aggregati di prodotto individuati, il più importante per giro d’affari è quello dei superfruit: sommando i prodotti che evidenziano in etichetta la presenza di “mandorla”, “mirtillo”, “cocco”, “acqua di cocco” o “avocado”, si è arrivati ad una crescita del +5,3% sul 2018. Il merito maggiore? L’ampliamento dell’offerta.

Le vendite di avocado e dei prodotti alimentari che lo contengono sono, aumentate di +92,9% in un anno (toccando quota 6,5 milioni di euro nel 2019) e di +143,8% tra 2016 e 2019: valori che fanno di questo esotico frutto l’ingrediente best performer. Il successo dell’avocado ha trainato l’aggregato dei superfruit (prodotti che indicano in etichetta la presenza di “mandorla”, “mirtillo”, “cocco”, “acqua di cocco” o “avocado”), rendendolo il più rilevante per giro d’affari: quasi 762 milioni di euro di vendite, con la mandorla che resta la n.1 per presenza a scaffale (1,5% del paniere analizzato).

Non basta, invece, il boom di +99,8% di vendite del thè matcha (2,3 milioni di euro), per risollevare le sorti dell’aggregato dei superfood, che, passate le mode di goji (-18,6%) e alga spirulina (-17%), vede le sue vendite complessive contrarsi di -9,4% a valore.

Da segnalare che tra gli aggregati di maggior successo, troviamo anche i semi: si tratta della famiglia di ingredienti benefici con la maggior crescita annua: +28,5%. Tra semi di lino, semi di zucca, sesamo, semi di chia e canapa, questo aggregato vale 82,1 milioni di euro.

Per i frutti esotici come l’avocado si aprono possibilità di produzione locale

Per ciò che concerne nello specifico i frutti tropicali, ciò che si rileva è quindi un consolidamento in termini di consumo che ha generato anche nuove opportunità legate alla creazione di filiere locali. Sul suolo italiano aumentano le coltivazioni di innumerevoli produzioni esotiche di largo consumo e di specialità meno conosciute.

Ad oggi sono oltre 500 gli ettari piantati con frutti tropicali con un incremento di di 60 volte nel giro di appena cinque anni.  La Sicilia si è affermata come la regione pioniera in Italia ad aver diversificato la produzione, stabilendo tra Messina, l’Etna e Acireale, coltivazioni di avocado, mango, frutto della passione, zapote nero, sapodilla e litchi. Protagonisti di questa riconversione i giovani agricoltori che hanno scelto queste coltivazioni spesso recuperando terreni abbandonati. In Calabria invece, oltre a mango, avocado e frutto della passione si coltivano melanzana thay, noci macadamia, annona (diffuso lungo le coste si usa per produrre marmellate). Anche il finger lime (o limone caviale) dalla lontana Australia è approdato in Sicilia e nel Lazio.

Secondo una indagine Coldirettri-Ixè del 2019, il 61% di italiani sono propensi ad acquistare frutti esotici locali  li preferirebbero a quelli stranieri: il 71% si dichiara disposto a pagare di più per avere la garanzia dell’origine nazionale. Le motivazioni? Un maggiore grado freschezza e per una questione di sicurezza alimentare: in italia si riscontra il minor numero di prodotti con residui chimici irregolari (0,8%), quota inferiore di 1,6 volte alla media dell’Unione Europea (1,3%) e 7 volte a quella dei Paesi extracomunitari (5,5%).

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