Bestiari medievali specismo

I bestiari medievali come promotori di una mentalità specista

Sapevi che i bestiari medievali, raccolte di descrizioni e di illustrazioni di animali, possono aver promosso lo specismo su cui si basa la mentalità odierna? Ecco perché.

Come gli erbari e i lapidari, i bestiari sono un genere letterario che si diffonde nel corso del Medioevo. Questa forma di opera scientifico-didattica affonda infatti le sue radici nei secoli precedenti, ma raggiunge il suo apice in termini di diffusione nel XIII secolo. Ma cosa contengono questi bestiari, e perché hanno molto a che vedere con lo specismo teorizzato da Regan e Singer?

 Che cos’erano i bestiari medievali

I bestiari erano raccolte di descrizioni e di illustrazioni di animali, esistenti nella realtà o meno (per esempio si trovavano anche unicorni, draghi e satiri), rappresentati spesso con i caratteri esageratamente accentuati. Questo perché i bestiari ricoprivano più funzioni, tra cui, chiaramente, quella di categorizzare le specie, ma anche quella di utilizzare gli animali come exempla per i sermoni e le prediche degli appartenenti agli ordini monastici. Sebbene definiti spesso come portatori di messaggi positivi, dunque, nei bestiari gli animali diventavano veri e propri strumenti della moralizzazione religiosa promossa dal mondo cristiano.

Bestiari medievali: una forma di specismo?

Visti a posteriori, i bestiari possono essere considerati possibili spazi di addomesticamento degli esseri umani sul resto degli animali. Nell’attribuire a ciascuno di questi un insegnamento da dare agli esseri umani, infatti, si finisce per far dire loro ciò che noi vorremmo dicessero, ignorando il fatto che il mondo degli animali non umani non sottostà alle logiche proprie degli esseri umani. È per l’arroganza propria degli uomini di incastonare gli animali nel proprio schema di come funziona il mondo che lo storico Pastoureau ha definito i bestiari come parte della storia culturale dell’umanità, più ancora che di quella naturale.

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Bestiario Haraway

C’è una filosofa americana, Donna Haraway, che ha ipotizzato tre possibili ecologie per il mondo presente: quella umana, quella degli animali non umani e quella della tecnologia. Ciò che le caratterizza è il fatto che queste non siano suddivise in compartimenti stagni, come la classificazione promossa dai bestiari, ma costituiscano un continuum in cui quelle che lei definisce specie compagne sono in grado di costituire anche alleanze trasversali. Federica Timeto ha approfondito il pensiero di Haraway in un libro intitolato proprio “Bestiario Haraway”: si tratta apparentemente di un paradosso, ma che mira proprio a decostruire la categorizzazione dettata dall’eredità dei bestiari. Il suo lavoro sul piano teorico potrebbe essere un passo importante per la costruzione di un mondo più antispecista.

Leggi anche: Lo specismo nelle fiabe: come ribaltare la prospettiva ci mette di fronte ai nostri bias

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