Chef stellato aragosta

Lo chef Chang cucina un’aragosta viva al microonde: il web si indigna (ma non per il motivo giusto)

Può uno chef stellato cucinare un'aragosta al microonde? David Chang è sotto i riflettori per questo episodio, ma l'indignazione del web non centra il bersaglio: ancora una volta, è lo specismo a guidarci.

È bufera sullo chef stellato David Chang, colpevole di aver cotto un’aragosta in microonde: un gesto che non è passato affatto inosservato quello del volto del ristorante Momofuku KO di New York, ma che in queste ore ha suscitato molte critiche sul web. La stampa internazionale sta infatti puntando i riflettori sul podcast “The Dave Chang Show“, nel quale lo chef ha raccontato l’episodio nel quale si è visto “costretto”, in mancanza di altro, a cucinare un’aragosta in microonde: un episodio che l’ha reso famoso e che ha riportato anche in un libro sull’argomento.

Le critiche, neanche a dirlo, hanno ben poco a che fare con l’aberrazione del gesto compiuto da Chang – anche se, a onor del vero, qualcuno sul web si è schierato contro la pratica in sé – ma riguardano per lo più affari culinari. L’indignazione sembra globale, ma è più legata al fatto che uno chef (bi)stellato possa abbassarsi a cuocere un alimento considerato così pregiato con metodi tanto poco ortodossi: ricordiamo, infatti, che il metodo classico per cucinare l’aragosta prevede di bollirla viva in acqua e sale.

Nel 2023, ancora aragoste bollite vive

Sicuramente, la pratica legata all’uccisione di questi crostacei è controversa e dibattuta, tanto che negli anni non sono mancati personaggi di spicco del mondo della cucina, tra chef stellati e non, a schierarsi contro questa pratica anacronistica e crudele. Tra questi, per esempio, anche lo chef italiano Giorgio Locatelli, che si è inserito a più riprese nel dibattito sulla questione, sostenendo la necessità di evitare questa pratica o, almeno, di stordire questi animali prima di immergerli in acqua bollente.

Un dibattito che ha portato la Svizzera a vietare questa pratica già nel 2018, seguita da Norvegia, Nuova Zelanda, Austria e alcune zone dell’Australia. Nel 2021 è stato il turno anche del Regno Unito, ma la questione continua a essere dibattuta tra detrattori e sostenitori di questa pratica. Chi la appoggia ricorda che questi crostacei, fuori dall’acqua, si seccano e perdono peso molto rapidamente, andando di fatto a “rovinarsi”, ma rischiano anche di diventare un serbatoio per agenti patogeni potenzialmente pericolosi per i consumatori, che potrebbero andare incontro a intossicazioni alimentari anche gravi. Meglio quindi ucciderle e cucinarle subito e in una volta sola, almeno secondo la maggior parte degli chef.

Alcuni utilizzano un metodo di macellazione di ispirazione orientale, che prevedere di perforare il cervello e i centri nervosi dell’animale con uno strumento affilato: la morte è istantanea. Altri preferiscono mettere granchi e aragoste in freezer per almeno due ore prima di cucinarli: questo fa in modo che entrino in una sorta di coma, ma difficilmente i grandi ristoranti acconsentono a perdere prezioso spazio nel congelatore per fare posto ai crostacei da “anestetizzare”.

La questione etica

Ci sembra superfluo sottolineare che, almeno ai nostri occhi, questo argomento non dovrebbe nemmeno essere considerato motivo di discussione: la pratica di bollire vivo un essere vivente è per noi moralmente inaccettabile, indipendentemente dal modo in cui si agisca per cercare di alleviarne le sofferenze (ammesso poi che i metodi utilizzati siano davvero efficaci). Aggirare il problema sembra essere la soluzione più gettonata quando si parla di benessere animale, senza tenere conto che la soluzione al problema sarebbe sradicare completamente l’idea che un’aragosta, o qualsiasi altro essere vivente, possa perdere la vita per mano dell’essere umano.

Un’idea figlia dello specismo che ci porta a credere di poter disporre di corpi e vite di animali altri, quando questo diritto è semplicemente un’arrogante convinzione umana senza alcun tipo di fondamento. Non dobbiamo agire per migliorare (sempre secondo il nostro punto di vista tutto umano) le modalità in cui questi individui diventano cibo, abbigliamento o fonte di intrattenimento. Dobbiamo semplicemente smettere di crederci in diritto di poterlo fare.

Negli anni, VEGANOK si è sempre schierata contro questa pratica crudele e inaccettabile – che riguardasse i ristoranti o i supermercati che espongono questi animali negli acquari come oggetti inanimati – non soltanto con una ferma condanna, ma anche sul campo: ricordiamo per esempio l’episodio che ha visto protagonisti VeganOK Animal Guardian e LAV Perugia, che insieme hanno contribuito a salvare due astici vivi che il supermercato Iperconad a Perugia, che metteva in vendita per le festività natalizie. Grazie a questo intervento, non solo i due crostacei sono stati salvati, ma si è ottenuto che il supermercato non mettesse più in commercio questi crostacei. Lo stesso vale per l’intervento nel locale Taverna da Bruno, che grazie a VEGANOK e AssoVegan ha messo al bando dalla propria cucina gli astici vivi, che sono stati lasciati liberi di vivere e poi morire di morte naturale.

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