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Cibo e mascolinità: come il piatto rivela gli stereotipi di genere

Decifrare la connessione tra dieta, dominio e dinamiche di genere nella società moderna

Un recente studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Communication ha messo in luce come le percezioni culturali possano rappresentare un impedimento significativo alla riduzione del consumo di carne, soprattutto tra la popolazione maschile: c’è un legame tra cibo e mascolinità? La risposta è sì.

La carne, da tempo, è stata intrinsecamente legata all’idea di mascolinità, ma la ricerca suggerisce che un semplice cambio di prospettiva nella presentazione di un prodotto può alterare la sua percezione legata al genere. Alma Scholz, la mente dietro la ricerca, ha evidenziato come gli stereotipi di genere possano influenzare le scelte alimentari degli uomini, rendendoli meno propensi a optare per opzioni vegane. Tuttavia, sostiene Scholz, un approccio di marketing che enfatizzi un’immagine più “maschile” del cibo vegano potrebbe ridurre tali resistenze. Collaborando con il Dr. Jan Lenhart, Scholz ha esaminato se una presentazione diversa dei cibi vegani potesse modificare l’opinione degli uomini su di essi. Sebbene le loro preferenze alimentari non siano cambiate drasticamente, la riformulazione delle descrizioni ha indubbiamente influenzato la percezione dei piatti, spostandola da un’immagine prettamente femminile a una più neutra.

Secondo lo studio, questa scoperta suggerisce che, nel lungo periodo, strategie di marketing ben pensate potrebbero contribuire a sfidare e, eventualmente, cambiare le percezioni radicate riguardo alla dieta vegana e alla mascolinità.

Alma Scholz, autrice principale di un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Communication ha dichiarato:

“Gli uomini potrebbero essere meno inclini a consumare cibo vegano a causa della necessità di aderire a ciò che per cultura è attribuito al prototipo di mascolinità. Tuttavia, se il cibo vegano venisse descritto come adatto anche alla popolazione maschile, gli uomini potrebbero sentire meno resistenza e diventare più propensi a consumarlo”.

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Qual è la connessione tra il consumo di carne e la percezione della mascolinità?

Nelle società storicamente orientate al consumo di carne, la proteina animale ha rappresentato un segno distintivo di potere, influenzando la stratificazione sociale e determinando chi avesse maggiore rappresentanza politica. Questo perché la carne, con il suo alto valore economico e culturale, è diventata sinonimo di forza e mascolinità, trovando spesso posto nei piatti degli uomini bianchi adulti e benestanti. Questa percezione è ulteriormente rafforzata dai miti nutrizionali ed evolutivi che vedono l’uomo, in particolare il maschio, come l’essere più evoluto e, di conseguenza, associato al consumo di carne, ritenuto l’alimento virile per antonomasia.

Carol J. Adams – saggista e attivista statunitense – ha esplorato nel suo influente lavoro “Carne da macello. La politica sessuale della carne” (1990) come la carne sia stata utilizzata come strumento di dominio patriarcale, legando la consumazione di carne alla virilità e al potere. Adams sottolinea come la carne, oltre ad essere un simbolo di dominio sugli animali, sia stata utilizzata per oggettivare e dominare anche le donne e altri gruppi marginalizzati.

Al contrario, le verdure, spesso percepite come meno vigorose e desiderabili, sono state associate a una dieta tipicamente femminile. Tale prospettiva patriarcale ha etichettato coloro che scelgono di non consumare carne, per ragioni etiche o culturali, come meno risoluti. La carne emerge come un potente emblema di forza e virilità, mentre le verdure sono frequentemente legate a concetti di sottomissione e delicatezza. Attraverso le analisi di Adams, emerge chiaramente come le nostre scelte alimentari siano strettamente legate alle dinamiche di potere e controllo nella società.

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La genderizzazione del cibo: una critica

È  sorprendente come alcune concezioni arcaiche persistano, influenzando profondamente le nostre scelte quotidiane. Una delle manifestazioni più sottili, ma allo stesso tempo pervasive, di questi pregiudizi radicati è la genderizzazione del cibo. Sotto l’ombra di una cultura patriarcale dominante, il cibo, un bisogno fondamentale dell’essere umano, viene caricato di significati e valori legati al genere, creando distinzioni artificiali e limitanti.

Questa genderizzazione del cibo non solo limita la libertà individuale, ma ha anche ripercussioni sulla salute, sull’ambiente e sulla società nel suo complesso. Promuove diete sbilanciate, incoraggia comportamenti alimentari insalubri e rafforza la divisione tra i generi. Inoltre, perpetua l’idea che certi cibi siano “inferiori” o “superiori” in base al genere con cui vengono associati.

È essenziale sfidare e smantellare questi stereotipi di genere legati al cibo. La scelta di ciò che mangiamo dovrebbe basarsi su esigenze personali, valori etici e considerazioni di salute, piuttosto che su nozioni antiquate di mascolinità e femminilità. In un mondo che lotta per l’uguaglianza di genere, è ora di liberare il cibo dalle catene degli stereotipi e celebrare la diversità e la libertà di scelta per tutti.

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