Informazione climate change

Incredibilmente, il 93% degli articoli sul climate change non cita il ruolo degli allevamenti

Quando si fa informazione sul climate change, le persone "non sanno": la colpa è tutta dei media, che glissano sul ruolo che l'agricoltura animale ha nella crisi climatica.

Di climate change si parla – purtroppo – sempre di più, ma quasi nessuno facendo informazione evidenzia l’impatto degli allevamenti nella catastrofe climatica: di questo aspetto avevamo già parlato con particolare riferimento ai media italiani, ma a quanto pare si tratta di una situazione diffusa anche altrove. Secondo una ricerca condotta dalle no profit Faunalytics e Sentient Media, ben il 93% dei contenuti che parlano di cambiamenti climatici, non fanno alcun accenno all’agricoltura animale.

L’analisi è stata condotta su 1000 articoli incentrati sulla crisi climatica e pubblicati sulle principali testate internazionali – tra le quali il Wall Street Journal e il New York Times – e ha rivelato che solo il 7% puntava i riflettori sulla connessione tra il consumo di prodotti di origine animale e l’innalzamento delle temperature globali. Quelli che in qualche modo menzionavano l’agricoltura animale, lo facevano di sfuggita e senza accenno alle emissioni e allo spreco di risorse (acqua e suolo in primis) causati da questa industria.

Ancora, pochissimi o assenti i riferimenti all’importanza di scegliere un’alimentazione plant-based, eliminando il più possibile carne e derivati animali, per combattere il climate-change. Al contrario, secondo la ricerca, proprio questo aspetto – su cui è invece importante puntare, responsabilizzando il singolo – risultava talvolta minimizzato o considerato quasi un “capriccio” e non una strategia fondamentale per invertire la rotta.

Allevamenti intensivi: danno, non settore danneggiato

Un altro aspetto tanto interessante quanto preoccupante emerso da questa ricerca, è la rappresentazione dell’industria animale non come causa del problema, ma piuttosto come parte danneggiata dai cambiamenti climatici: molto spesso i media tendono a non citare l’impatto negativo degli allevamenti, concentrandosi invece su come i cambiamenti climatici stiano influenzando l’industria zootecnica. Si parla di inondazioni, siccità e ondate di caldo estremo come danni per il settore (anche in termini di vittime animali), senza alcun accenno al fatto che, volenti o nolenti, questi fenomeni sono causati in larga parte anche dall’industria zootecnica.

Non dimentichiamo, infatti, che secondo i dati ufficialialmeno il 14,5% di tutte le emissioni di origine antropica rilasciate ogni anno nell’atmosfera sono da collegare al bestiame, con stime ancora più recenti che alzano pericolosamente l’asticella, facendola oscillare tra un 16,5% e un 28%. In più, entrando nello specifico, si stima che le emissioni legate alla digestione dei bovini rappresentino da sole il 32% di tutto il metano antropogenico, quasi alla pari con le emissioni di metano legate all’uso complessivo dei combustibili fossili. Inoltre, in questi calcoli di percentuali spesso non si tiene conto di un fattore importantissimo, che esula dalle emissioni in sé: gli allevamenti intensivi occupano attualmente il 77% dei terreni agricoli mondiali, ma producono solo il 18% di tutte le calorie e il 37% di tutte le proteine consumate a livello globale. L’agricoltura animale e lo spazio che richiede è il principale motore della deforestazione, a sua volta strettamente legata all’innalzamento delle temperature.

Come riporta questa ricerca, l’allevamento dei bovini da solo rappresenta oltre il 60% delle emissioni dell’agricoltura animale, ma solo il 30% degli articoli che hanno parlato di agricoltura animale vi ha fatto riferimento; allo stesso modo, il metano è menzionato solo nel 22% degli articoli che parlano di agricoltura animale, nonostante rappresenti il ​​54% delle emissioni del settore.

Cop27 bilancio

Le persone non conoscono il vero impatto dei cibi di origine animale che portano in tavola, anche perché sono gli organi di informazione a non renderlo noto. Se di climate change si parla, il focus è sempre su altro, tra produzione di energia elettrica, trasporti e industria: per fare un esempio, questi argomenti sono stati menzionati circa nel 68% degli articoli sul clima, ma senza un chiarimento sui reali numeri del problema. Per intenderci: la questione esiste ed è reale, ma per esempio le emissioni imputabili ai mezzi aerei sono solo il 3% del totale.

Per fortuna, però, esistono media che danno la giusta importanza alla questione, inquadrandola per quella che è: dalla ricerca emerge per esempio che il Los Angeles Times ha menzionato l’agricoltura animale nel 14% dei suoi articoli sul clima; sia Reuters che CNN hanno discusso in numerosi articoli dell’importanza della dieta in relazione alla crisi climatica. “I media hanno un’influenza incredibile sul modo in cui viviamo le nostre vite e sulle scelte che facciamo. – ha dichiarato Ana Bradley, direttore esecutivo di Sentient Media – Ci stiamo perdendo un pezzo enorme della storia continuando a ignorare il ruolo dell’agricoltura animale industriale. Con la pubblicazione di questo report, speriamo di creare una rete di giornalisti e pubblicazioni che vogliano colmare questa lacuna nell’informazione e fornire ai lettori la realtà dei fatti“.

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