Coldiretti carne coltivata

Carne coltivata: Coldiretti caccia da un convegno l’antropologo che la sostiene

No al dibattito, nemmeno se costruttivo: sul tema della carne coltivata Coldiretti ha una visione ferma, netta e chiusa, e non ha accettato l'intervento dell'antropologo Franco La Cecla sulle opportunità fornite da questa tecnologia.

È cosa nota da sempre che Coldiretti, con la sua strenua difesa di carne e derivati animali, abbia un problema ad accogliere una rivoluzione alimentare in chiave etica e sostenibile, e la vicenda che vede protagonista il professore di antropologia Franco La Cecla è l’ennesima conferma questa affermazione: invitato a Palermo a un convegno patrocinato proprio da Coldiretti per parlare di carne coltivata, è stato allontanato nel momento in cui ha espresso la sua opinione favorevole nei confronti di questo nuovo alimento.

A raccontare l’accaduto è lo stesso La Cecla, in un articolo che lascia quantomeno straniti e che non è altro se non un’ennesima prova della presa di posizione da parte dell’associazione contro tutto quello che potrebbe rappresentare una minaccia – anche solo velata – contro gli interessi di agricoltori e allevatori. La Cecla è stato invitato a intervenire a una kermesse organizzata lo scorso giugno: “Rispondo all’invito dicendo che sul tema le mie posizioni sono le stesse dei compagni ambientalisti, ma che mi farebbe comunque piacere dibattere la questione con una organizzazione come la Coldiretti, dato il suo peso nello scenario dell’agricoltura nazionale” scrive l’antropologo nel suo articolo.

Le posizioni sono chiare, il dibattito sembra agevolato e addirittura richiesto, eppure la situazione degenera nel momento dell’incontro: mentre prima di salire sul palco La Cecla viene invitato più volte a indossare il cartellino con il simbolo di Coldiretti (nonostante lui non ne faccia parte), la sensazione che riferisce l’antropologo è quella di essere stato invitato a un incontro di partito. La posizione dei partecipanti al convegno sul tema della carne coltivata è chiara: questo prodotto è un nemico da combattere, non un’innovazione da salutare come rivoluzionaria.

Coldiretti Carne coltivata

Lo conferma anche l’intervento del segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, che “fa una diatriba molto articolata sui pericoli del cibo sintetico e sul significato della carne sintetica come minaccia a un’idea fondamentale di rapporto con la natura: un discorso appassionato, salutato con una ola di bandiere e di cori” scrive La Cecla. Dopo altri due interventi da parte di invitati esterni, è il turno dell’antropologo, che punta i riflettori sulla necessità di una transizione ecologica anche in campo alimentare.

Coldiretti contro la carne sintetica e l’innovazione sostenibile

Partiamo col dire che il professor La Cecla, per sua stessa ammissione, non si è schierato contro gli allevamenti (né sarebbe stata quella l’occasione adatta per farlo); nel suo intervento, però, ha spiegato che “per essere credibili nel contestare la carne sintetica è importante che ci sia una conversione dell’industria zootecnica a dimensioni più gestibili, a un rapporto da piccola e media impresa che consenta una gestione meno da catena di montaggio e più da fattoria dove gli animali conducano una vita degna e dove il grande carico del bestiame non pesi sull’ambiente circostante”. E in tutto questo, secondo il professor La Cecla, la carne coltivata potrebbe giocare un ruolo chiave.

Una posizione sugli allevamenti che ovviamente non è per noi accettabile dal punto di vista etico, a cui però ha fatto seguito una panoramica sul legame tra gli allevamenti intensivi e il cambiamento climatico, con tanto di numeri a sostegno di quella che ormai è un’evidenza sostenuta da tutte le più importanti organizzazioni che si occupano di tutela ambientale: gli allevamenti sono un disastro per il Pianeta senza “se” e senza “ma”, e La Cecla non ha fatto altro che ribadirlo.

Coldiretti carne coltivata

Il discorso, però, non è stato apprezzato: “Finisco il mio intervento – scrive – mi siedo e vedo che dalla prima fila del pubblico il segretario generale mi fa segno di scendere dal palco e di avvicinarmi. Quando arrivo vicino a lui, mi prende per un braccio e mi dice: “Lei come si permette, qui, di dire queste cose? Se fosse a una riunione di partito l’avrebbero cacciata mentre parlava: prenderò le giuste misure contro chi l’ha invitata. Intanto se ne vada immediatamente”.

E questo è quanto: l’opinione di Coldiretti sul tema della carne made-in-lab ben si allinea con quella del Governo, che la considera di fatto una grave minaccia al settore zootecnico e alle eccellenze Made in Italy (tanto che l’Italia resta ad oggi il primo Paese al mondo ad averla vietata). L’associazione degli agricoltori si è schierata più volte contro la carne coltivata – anche attraverso comunicati stampa ricchi di falsità, omissioni e mistificazioni – con un solo obiettivo: spaventare i consumatori di fronte a una novità potenzialmente rivoluzionaria, per mantenere il lucroso status quo. Poco (anzi, nulla) importa dei milioni di animali coinvolti in questa aberrazione e del Pianeta ormai allo stremo.

Leggi anche: No, Il Giornale: noi di VEGANOK non siamo contro la carne coltivata

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