diplomatica fauna flora

Stati Uniti, svolta a tutela di flora, fauna e biodiversità: arriva la prima rappresentante diplomatica per piante e animali

Per la prima volta, gli Stati Uniti creano una figura a tutela di fauna e flora: è la diplomatica Monica Medina, avvocata attualmente Assistente Segretario del Dipartimento di Stato per gli oceani e gli affari ambientali e scientifici internazionali.

Si chiama Monica Medina e dalla scorsa settimana ricopre un incarico istituzionale unico nel suo genere. Il Presidente USA Joe Biden ha infatti nominato Medina, avvocata attualmente Assistente Segretario del Dipartimento di Stato per gli oceani e gli affari ambientali e scientifici internazionali, la prima diplomatica per la fauna e la flora.

Un ruolo creato ex novo dalla Presidenza americana e annunciato la scorsa settimana come un’iniziativa in risposta alla crisi climatica in corso che, come ormai sappiamo da tempo, rappresenta un’enorme minaccia per ecosistemi, animali ed equilibri naturali.

“Esiste una connessione diretta tra la perdita di biodiversità e l’instabilità in molte parti del mondo”, ha affermato Medina in una recente intervista, parlando del nuovo ruolo che si accinge a portare avanti in nome degli Stati Uniti. “Non si tratta solo di parlare di natura tanto per parlarne, anzi: penso sia un problema che riguardi le persone molto da vicino”.

Focus principale dell’incarico assegnato a Medina è la tutela della biodiversità, ossia la salvaguardia degli equilibri naturali di una determinata area geografica, includendo animali, piante, funghi, microrganismi. La biodiversità è di fatto un elemento regolatore e di sostegno alla vita di fauna e flora, ma anche della nostra società in generale. Anche il cibo che mangiamo e l’acqua che beviamo sono disponibili grazie a equilibri sempre più fragili.

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Già, perché la biodiversità sta sparendo a una velocità terrificante in moltissimi parti del Pianeta, Stati Uniti compresi. Secondo gli scienziati, infatti, la perdita di biodiversità consiste in una delle più grandi catastrofi ambientali che attualmente dobbiamo affrontare per evitare un “crollo ecologico“.

Per evitare un collasso generale e difficilmente reversibile, le nazioni dovrebbero perdere meno del 90% della loro biodiversità. Un numero che sembra molto alto e difficilmente raggiungibile, ma diversi studi dimostrando come le perdite di biodiversità in pressoché tutti i Paesi del mondo si attestino già attorno al 75%. In particolare, gli USA hanno perso il 33% della loro biodiversità in declino dal 1970 in avanti. Un numero che, anche passando dalla nomina di Medina, puntano a mantenere stabile per evitare ulteriori crolli.

Tutto questo mentre a dicembre 2022, in Canada andrà in scena la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, appuntamento che mira a spronare le Nazioni ad adottare un quadro internazionale per la conservazione della biodiversità. Gli Stati Uniti puntano molto sulla conferenza, sperando che porti le nazioni a impegnarsi a preservare almeno il 30% della propria biodiversità.

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