Dopo il food delivery, anche la ristorazione “fast” è sempre più vegan

Cambiano i paradigmi e le scelte di milioni di persone in fatto di cibo: di conseguenza l'offerta si adegua. Secondo un’indagine condotta da Innova Marketing Insights e pubblicata su Food Industry Executive, assisteremo ad una vera e propria impennata di consumi plant-based raggiungendo una crescita del 20% entro il 2024. Ma non è tutto. Sul fronte ristorazione fast food, stiamo già assistendo ad un boom

 

Se il 2020 è stato l’anno della presa di coscienza della connessione tra alimentazione e salute, il 2021 sarà l’anno delle scelte alimentari “healthy”, anche nel campo dell’alimentazione “fast”. Dopo il food delivery, che per il 2021 prevede un’impennata dei cibi sani e vegetali, anche il campo della ristorazione veloce promette di reinventarsi in chiave vegetale. Non a caso, visto che il vegan è sempre più mainstream: come riportato di recente da Il Sole 24 Ore, i dati forniti da Euromonitor indicano che l’8% delle referenze disponibili in Italia, nei retail online, riporta in etichetta l’attributo “vegan”. Secondo gli esperti di Bank of America, inoltre, quello dei cibi vegani è un mercato che crescerà del 10% a livello globale, raggiungendo un valore di 300 miliardi di dollari entro il 2025.

Aumenta il numero dei prodotti disponibili che sono in grado di soddisfare le esigenze di alimenti sani, sostenibili ed etici, ma soprattutto aumentano i locali che scelgono di offrire piatti vegetali, a partire dai sostituti della carne fino al “pesce” vegan. Non si contano le piccole imprese specializzate nella produzione di piatti 100% vegetali in stile fast-food, come la catena di ristoranti Flower Burger – prima vegan burgheria gourmet nata a Milano nel 2015 – che lo scorso anno è sbarcata in Inghilterra: famosa soprattutto per aver reinventato il concetto di “fast food” in chiave 100% vegetale, è l’esempio concreto del successo di questo tipo di attività. Come racconta il fondatore Matteo Toto, l’azienda non esclude di “allargare la gamma di piatti con fake meat, in collaborazione con una start up israeliana. Tra i progetti in progress l’apertura di sei nuovi store in Europa, una ghost kitchen e il primo locale negli Usa entro la fine del 2021» .

Non bisogna dimenticare nemmeno la scelta delle grandi multinazionali di introdurre referenze plant-based: tra queste per esempio McDonald’s con il suo panino a base di “fake meat”, ma anche KFC che ha scelto di vendere nuggets di pollo stampati in 3D, o ancora Burger King con il suo panino senza carne.

Vegan: per i consumatori è una scelta più sana

Anche se sono sempre di più le realtà che offrono un’alimentazione vegan in chiave “fast”, rimane indiscusso il fatto che tutti i food trend previsti per i prossimi mesi (e anni), parlano di scelte alimentari considerate più sane: secondo una ricerca realizzata dall’International Food Information Council (IFIC), il 54% dei consumatori nel 2020 ha scelto un’alimentazione più sana rispetto a 10 anni fa. Un altro sondaggio pubblicato dall’IFIC un anno fa, dimostra come i consumatori percepiscano gli alimenti vegetali alternativi come più sani rispetto alla controparte animale.

In particolare, il 45% degli intervistati ha affermato di ritenere l’alternativa a base vegetale più salutare, anche con una lista degli ingredienti più lunga. Gli intervistati vedono anche questi prodotti come migliori per l’ambiente: quasi la metà delle persone intervistate (47%) è convinta della loro maggiore sostenibilità, mentre pochissimi ritengono che questi prodotti siano peggiori per l’ambiente, solo il 5%.

La cosa interessante da sottolineare è che nei prossimi mesi aumenteranno i consumatori che si possono ormai definire “climatariani“, ovvero coloro che scelgono prevalentemente cibi dal ridotto impatto ambientale. Sì, perché i cambiamenti climatici sono ormai un fenomeno ampiamente noto, come lo è la loro connessione con il nostro sistema alimentare – basato in maniera insostenibile sul consumo di proteine animali. Per questo motivo, gli esperti ritengono che aumenterà la propensione per il consumo di prodotti di origine vegetale, anche grazie ai diversi studi scientifici che ne hanno dimostrato un “prezzo” inferiore in termini di impatto ambientale.

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Laura Di Cintio

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