etichette carne vegetale

Australia: l’etichettatura della carne vegetale scatena il dibattito

Il dibattito sull'uso di termini tradizionali per la carne vegetale si intensifica, mentre il governo australiano consulta l'industria vegetale.

Proibire ai produttori di alimenti vegetali di adottare in etichetta denominazioni tipiche dei prodotti a base di carne, come “pollo” o “manzo”: questo è l’intento con cui, nel 2021 – in risposta alle crescenti discussioni sull’etichettatura della carne vegetale – la Senatrice australiana Susan McDonald, ex titolare di Super Butcher, ha guidato un’analisi proponendo nuove norme per i prodotti plant-based. Questa iniziativa ha ricevuto l’appoggio dell’Australian Red Meat Advisory Council, che ha sostenuto che tali etichette potessero trarre in inganno i consumatori.

Sebbene la Commissione Australiana per la Concorrenza e i Consumatori abbia difeso l’industria della carne vegetale, l’analisi si è conclusa nel 2022 raccomandando l’adozione di nuove norme più restrittive sull’etichettatura. Tuttavia adesso, a distanza di oltre un anno, i rappresentanti dell’industria della carne esprimono il loro disappunto per la mancata implementazione delle nuove regole. 

Il Ministero Federale dell’Agricoltura ha risposto pubblicando una nota in cui evidenzia la complessità della questione e la diversità di opinioni in merito: pertanto – si suggerisce – i cambiamenti devono essere inquadrati in un contesto più generale. Ha inoltre annunciato l’intenzione di raccogliere il feedback dell’industria plant-based sulle possibili ripercussioni delle nuove norme.

Il confronto tra l’industria della carne tradizionale e quella vegetale in Australia è solo un esempio di una discussione globale sul tema del meat sounding e su come proporre al meglio i prodotti vegetali ai consumatori in un mercato in rapida evoluzione. La tendenza del mercato vegetale ha visto una crescita esponenziale in Australia a cui è seguita una sempre maggiore richiesta dei prodotti vegetali da parte dei consumatori.

La questione del meat sounding è anche europea: in Italia e in Francia per esempio, la questione è aperta.

Cosa intendiamo esattamente con “meat sounding”?

“Meat sounding” è un termine che si riferisce all’uso di denominazioni tradizionalmente associate alla carne per descrivere prodotti vegetali o vegan. Ad esempio, termini come “burger”, “salsiccia” o “bistecca” vengono utilizzati in combinazione con parole che indicano la loro origine vegetale, come “burger di soia” o “salsiccia vegana”. L’uso di questi termini – “meat sounding” appunto – è spesso al centro di dibattiti e controversie legali, poiché alcuni sostenitori dell’industria della carne ritengono che possano confondere i consumatori, mentre i produttori di alimenti vegetali sostengono che tali denominazioni aiutino a chiarire il tipo di prodotto che stanno offrendo e il modo in cui può essere utilizzato in cucina.

etichette carne vegetale

Etichettatura vegetale: la prospettiva europea

La recente proposta legislativa australiana mira a proteggere i consumatori da termini come “bistecca di soia” o “hamburger veg”. Anche in Europa la discussione è accesa. In Italia, in particolare, a Luglio 2023 la Lega ha lanciato un disegno di legge per proporre il divieto di utilizzo dei nomi che fanno riferimento alla carne e ai suoi derivati sulle etichette dei prodotti plant-based.

La normativa attuale però già protegge i prodotti di origine animale, stabilendo chiaramente come questi termini possano essere utilizzati. Non c’è, dunque, un’assenza di regolamentazione in materia. Il regolamento 1169/2011, ad esempio, stabilisce che se un ingrediente, che i consumatori generalmente si aspettano di trovare in un prodotto, viene sostituito con un altro, l’etichetta deve indicare chiaramente l’ingrediente sostitutivo. Nonostante questo, molte pressioni arrivano dalla politica e dal settore della carne, poiché chi contrasta il ‘meat sounding’ teme che, in assenza di chiarezza, i consumatori possano restare confusi riguardo alla vera origine dei prodotti.

Ma i consumatori sono davvero confusi?

La realtà è che è estremamente difficile confondere un prodotto vegan con uno di origine animale. Prendiamo, ad esempio, una “salsiccia di soia”: è impensabile che un consumatore la scambi per della carne di maiale. L’aggiunta di termini come “vegan”, “vegetale” o “plant-based” sull’etichetta elimina ogni dubbio sulla vera natura del prodotto. Sostenere che un consumatore potrebbe erroneamente scegliere un prodotto vegetale pensando sia di origine animale sembra quasi sminuire la capacità di discernimento dei consumatori stessi.

Leggi anche: Peste suina: nel pavese abbattimenti crudeli, coinvolti anche i santuari

Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!


Solo con la partecipazione di tutti potremo fare la differenza per la salvaguardia del pianeta.

Scarica gratuitamente il nostro magazine

Leggi altri articoli