Eurispes 2020: è veg l’8,9% della popolazione italiana. Un massimo storico.

L’alimentazione plant-based risulta essere consolidata nel nostro paese. Secondo l'indagine Eurispes, i vegetariani e i vegani sono l'8,9% della popolazione. Ciò che emerge da quest’indagine, è che senz’altro possiamo parlare di consolidamento effettivo e non più di semplice trend alimentare.

Anche in questo 2020 è stato pubblicato il 32esimo rapporto Eurispes che monitora le abitudini degli italiani. L’alimentazione plant-based risulta essere consolidata nel nostro paese.

Nel complesso vegetariani e vegani aumentano ancora fino all’8,9%: una scelta di benessere e amore per gli animali.

Di fronte alla domanda “è vegetariano?” Il 6,7% degli italiani intervistati afferma di esserlo, il 2,2% dichiara invece di essere vegano (contro l’1,9% del 2018). Nel 2020, dunque, con l’8,9% delle indicazioni, vegetariani e vegani sono in aumento rispetto al 2019 e al 2018, quando questa percentuale era rispettivamente al 7,3% e al 7,1%.

Le donne in misura maggiore rispetto agli uomini affermano di essere diventate vegetariane o vegane per curiosità e desiderio di sperimentare (13% contro 5,7%). Gli uomini prediligono come motivazioni principali nella scelta del regime alimentare, quella di mangiare meno e in modo più sano (22,6% contro il 15,2% delle donne) e quella di un’aderenza ad una più ampia filosofia di vita (20,8% contro il 13% delle donne).

Le motivazioni?

Alla base della scelta troviamo soprattutto la salute e il benessere (23,2%) e l’amore e il rispetto nei confronti del mondo animale (22,2%). Non manca chi ritiene così di mangiare meno e meglio (il 19,2%) Per il 17,2% dei vegetariani/vegani questo stile alimentare è parte integrante di una  più ampia filosofia di vita. Alcuni (9,1%) hanno modificato le abitudini alimentari per curiosità.

La scelta di diventare vegetariani e vegani in quanto rappresentano stili nutrizionali che hanno a cuore la salvaguardia della salute e il rispetto nei confronti degli animali sono opinioni condivise con maggior parte delle fasce giovani della popolazione di età compresa tra i 25 e i 44 anni.

Binomio alimentazione-sostenibilità ambientale.
Il fenomeno Greta Thunberg ha creato una grande consapevolezza attorno al tema dell’azione individuale per far fronte ai grandi cambiamenti terrestri come il climate change.  L’impatto ambientale, la salvaguardia e la tutela nei confronti dell’ambiente vengono individuati come leva di cambiamento alimentare per il 5,1% del campione.

Non incoraggiante il dato sul ruolo dell’individuo in relazione all’impatto ambientale.

Più di un quarto degli italiani (26,6%) considera il riscaldamento globale il problema più urgente relativo all’ambiente. Seguono: gestione dei rifiuti (20,7%), inquinamento atmosferico (16,4%), dissesto idrogeologico (11,3%) e problema energetico (11,2%).

Un terzo degli italiani risulta essere disinteressato a cambiare abitudini per far fronte al riscaldamento terrestre. A giudicare più urgente una soluzione al riscaldamento globale sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (34,3%), più del doppio rispetto agli over 65 (16,1%). Acquistare lampadine a basso consumo e diminuire l’uso della plastica vengono individuate come azioni risolutive per il problema.

Più di un terzo degli italiani (34,7%) è disposto a ridurre i consumi quotidiani per limitare il riscaldamento terrestre (nel 2018 erano il 23%,); un altro terzo (33,2%) crede possa servire se lo fanno in tanti tutti i giorni (41,1% nel 2018,); l’ultimo terzo (32,1%) si divide tra chi crede sia un problema troppo grande da risolvere attraverso i comportamenti dei singoli (17%; nel 2018 erano il 20,2%), chi è poco disposto a cambiare le proprie abitudini (9,7%; nel 2018 erano il 10,1%) e chi crede non serva a niente (5,4%; nel 2018 il 5,6%).

Il dato riportato nel report Eurispes:

La temperatura globale è aumentata di 0,8 gradi celsius e, se la situazione non dovesse cambiare, si potrebbe registrare una crescita di 1,5 gradi centigradi tra il 2030 e il 2052. Se il riscaldamento globale non si arresterà, nel 2100 il Pil mondiale subirà una variazione negativa del 23%. Tuttavia, l’alzamento delle temperature non influenzerà tutto il mondo allo stesso modo: l’economia dei Paesi freddi come Svezia, Norvegia e Canada, sta registrando aumenti del Pil pro capite dal 25 al 34%. L’Italia è tra i paesi più vulnerabili: i cambiamenti climatici ridurranno il Pil pro capite italiano dello 0,89% nel 2030, del 2,5% nel 2050 e del 7% nel 2100.

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