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Fær Øer: limite per la caccia ai delfini, ma è solo uno specchietto per le allodole

Nel 2022 e nel 2023, alle isole Fær Øer si potranno catturare e uccidere fino a 500 esemplari di delfini dalla coda bianca: un decreto che pare soltanto un modo per placare le acque dopo le polemiche del Grindadràp del 2021, la tradizionale mattanza di cetacei dove furono massacrati 1428 delfini. Per balere e altre specie nessun limite di cattura, invece.

Il Governo delle isole Fær Øer, l’arcipelago nordico noto soprattutto per il cruento rito annuale del Grindadràp – ossia la caccia e lo sterminio di balene, delfini e altri cetacei – ha proposto un limite annuo provvisorio per la cattura dei delfini: nel 2022 e nel 2023, si potranno catturare – e quindi trucidare – fino a 500 delfini dalla coda bianca. Una decisione che suona un po’ come uno specchietto per le allodole, perché per le balene non ci sarà alcun limite e perché tra qualche anno il numero di cetacei uccisi brutalmente tornerà a salire.

La tradizione sanguinosa del Grindadràp

Come detto, l’arcipelago delle Fær Øer è tristemente noto al pubblico per via della storica tradizione del Grindadràp, una caccia a diverse specie di cetacei che si trasforma in un vero e proprio bagno di sangue condannato a livello internazionale. Delfini e balene vengono infatti condotti nei fiordi che disegnano la costa di queste isole e, in acque basse, vengono letteralmente sterminati dai locali con coltelli, arpioni o altre armi colorando di rosso sangue le acque circostanti. I cadaveri dilaniati dei cetacei vengono poi portati a riva e la loro carne consumata dai locali, fortemente legati a questa tradizione anacronistica e senza pietà.

Proprio il Grindadràp del 2021 ha attirato su di sé più polemiche del solito perché a finire sotto i coltelli dei faroensi furono addirittura 1428 delfini nella baia di Skálafjørður: la dura condanna da più parti del mondo ha portato il governo della capitale, Torshavn, a cercare di limitare i danni, senza però che ci fosse la volontà di risolvere davvero le cose.

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Il limite temporaneo alla caccia di delfini: perché non serve a nulla

Il Ministero della Pesca delle Isole Fær Øer ha infatti stabilito che quest’anno e il prossimo potranno essere “massacrati” soltanto 500 delfini dalla coda bianca: un provvedimento che probabilmente verrà approvato entro il 25 luglio e che potrebbe venir salutato come un piccolo passo avanti nella tutela dei cetacei da queste tradizioni inutili e ormai esenti da ogni giustificazione. Ma è davvero così?

No, ovviamente: la decisione delle Fær Øer avrà, come detto, soltanto un effetto temporaneo e dopo il 2023, secondo diverse associazioni che si occupano di salvaguardia della fauna marina, si tornerà a sterminare cetacei come se niente fosse. Un modo per calmare le acque dopo le polemiche del 2021. Già, perché i faroensi e il loro governo sostengono che il Grindadràp preveda una caccia “sostenibile”, visto lo stock di delfini dalla coda bianca nei mari attorno alle isole: ma come si può definire sostenibile un massacro in cui cittadini di ogni età dilaniano la carne di cetacei indifesi, che dalle baie faroensi e dai coltelli degli esseri umani non possono scappare?

È bene infine specificare che la decisione del governo di Torshavn sarà applicata soltanto ai delfini, mentre per balene e altre specie non ci sarà e non è previsto alcun limite di caccia: per loro, nemmeno si farà finta di provare a muoversi verso tradizioni più empatiche e cruelty-free.

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