Fast food vegan

Aumentano le opzioni plant-based nei fast food: normalizzano la scelta vegan

Sono sempre di più le opzioni vegan nei fast food: lo rivela un report condotto dall'associazione ProVeg, analizzando i menu di cinque catene in 9 Paesi. Al primo posto? Burger King, che entro il 2030 vuole rendere metà dei propri menu plant-based.

Le più importanti catene di fast food nel mondo offrono sempre più opzioni plant-based: a rivelarlo è un report realizzato di recente dall’organizzazione internazionale ProVeg, secondo il quale questa tendenza è in continua crescita. L’analisi ha riguardato 5 catene di ristoranti – e in particolare McDonald’s, Burger King, Subway, Pizza Hut e KFC – e la loro offerta di piatti a base vegetale nei ristoranti di Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Sudafrica, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Stilando una classifica, al primo posto per quantità di opzioni animal-free si posiziona Burger King, dove le opzioni vegetali rappresentano il 12% del menu (30 piatti principali su 307, in tutti e nove i Paesi esaminati). Dati sicuramente in linea con la mission dell’azienda, che è al lavoro per rendere tutti i suoi menu al 50% a base vegetale entro il 2030 e ha inaugurato lo scorso anno anche il suo primo locale 100% animal-free a Londra – a cui sono seguiti diversi pop up in altri Paesi.

A seguire in classifica troviamo Subway, dove le opzioni plant-based rappresentano anche in questo caso il 12% del menu, anche se i piatti principali sono complessivamente di meno rispetto a quelli disponibili da Burger King. In ogni caso, la catena offre almeno una portata principale in versione plant-based nei menu dei 9 paesi presi in considerazione e lo fa con una presentazione che è stata considerata migliore rispetto a quella degli altri fast food (evitando, per esempio, di etichettarle come “vegan” o “senza carne”, perché tendono ad allontanare la clientela).

Al terzo posto c’è McDonald’s, con il 9% dei piatti a menu in versione vegetale. Non un risultato eccellente per il colosso del fast food, se si pensa che offre portate principali in chiave 100% vegan solo in Regno Unito, Germania e Sudafrica. Per il resto, nonostante esistano diverse opzioni senza carne anche negli altri Paesi, sono sempre vendute insieme a formaggio o salse contenenti latte. Subito dopo troviamo Pizza Hut, dove i piatti plant-based sono l’8% del menu. C’è da dire che la catena non offre menu vegetali in tutti i Paesi considerati anche se, laddove presenti, risultano quelli più completi e meglio presentati secondo l’analisi.

Fast food vegan

Infine c’è KFC, che ha in menu soltanto un 6% di opzioni plant-based, di cui solo l’1% sono portate principali. C’è un divario importante tra l’offerta nei vari Paesi: per esempio KFC Olanda ha in menu una maionese a base vegetale, mentre KFC Germania ha diverse opzioni a base vegetale sotto l’etichetta “Veggie”, anche se poi alcune di queste contengono ingredienti a base di latte o uova (il che potrebbe creare confusione). KFC Spagna e KFC Repubblica Ceca offrono piatti principali e contorni vegetariani, ma nessun piatto principale vegan.

I fast food normalizzano la scelta vegan

Da questa analisi emerge un dato importante: la richiesta di opzioni plant-based è in continuo aumento e anche le grandi catene di fast food si stanno adeguando per rispondere alla domanda. Non è solo la fetta di popolazione vegana e vegetariana a guidare il cambiamento, ma anche tutte le persone flexitariane – che riducono in maniera considerevole il consumo di derivati animali, pur non identificandosi come “veg” e che sono sempre di più.

È incredibile vedere come i fast food, che hanno sempre ruotato attorno al consumo di carne, si stiano adeguando per offrire queste alternative – ha dichiarato Josh Bisig, Senior Project Manager di ProVeg – Abbiamo analizzato 43 menu online in tutti e nove i Paesi e il 51% di questi offrivano almeno un’opzione a base vegetale. Un dato incoraggiante, ma c’è ancora molto spazio per migliorare“. Il report suggerisce anche una serie di strategie per incentivare la clientela a preferire le opzioni plant-based, tra cui un’offerta vegetale fissa che vada a sostituire e non ad aggiungersi a quella tradizionale, ma anche un’etichettatura che punti sugli ingredienti o sui brand, piuttosto che sulla definizione di “vegan” o “senza carne”.

Quello che è certo, è che favorire l’integrazione di opzioni 100% vegetali nei fast food può aiutare non solo a normalizzare la scelta vegan, ma anche a veicolare più facilmente l’idea di un’alimentazione tutt’altro che “strana” o limitante. Senza contare il grande valore sociale di questa possibilità:la scelta vegan è etica e come tale condanna la sostanza di un hamburger, non il sapore o l’idea di mangiarlo in compagnia.

Leggi anche: Burger King spinge forte sul vegetale con una nuova campagna: ma perché in Italia i panini vegan non lo sono davvero?

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