Foie gras: a che punto siamo? Uno sguardo d’insieme

Il foie gras è tornato di recente sotto i riflettori: è stato bandito dal Regno Unito con il nuovo piano d’azione stilato per modificare le leggi attuali sul benessere animale. Perché la vendita e la produzione di questo prodotto sono vietate in molti Paesi?

Il foie gras è un prodotto controverso, la cui produzione è vietata in diversi Paesi. È tornato sotto i riflettori di recente, perché messo al bando dal Governo britannico nel un nuovo piano d’azione stilato per modificare le leggi attuali sul benessere animale. Tra le novità introdotte da queste misure, c’è anche il divieto di importare il foie gras da altri Paesi, dopo che ne è stata vietata la produzione sul territorio già da diverso tempo. Qual è la situazione rispetto alla vendita di questo prodotto e alle campagne per fermarne la produzione?

Che cos’è il foie gras?

Considerato uno degli alimenti più ricercati (e costosi) della cucina francese, il foie gras è il risultato di un vero e proprio maltrattamento ai danni di oche e anatre, costrette ad alimentarsi forzatamente con cibo ipercalorico, in modo che si ammalino di steatosi epatica.

La produzione di foie gras si divide in tre fasi: dopo un primo periodo di crescita all’esterno, oche e anatre vengono spinte per circa due settimane a nutrirsi autonomamente con grandi quantità di cibo, portando lo stomaco e l’esofago a dilatarsi. A questo punto, gli animali vengono rinchiusi in piccolissime gabbie e sottoposti al gavage, l’alimentazione forzata attraverso un tubo metallico inserito in gola. Con questo, gli operatori – manualmente o tramite l’uso di macchinari – somministrano agli animali quantità spropositate di cibo ipercalorico, più volte al giorno.

Il risultato è appunto la steatosi epatica, ovvero l’accumulo di grasso all’interno del fegato. Da qui, il termine “foie gras”. Il fegato può raggiungere un peso dieci volte superiore rispetto a quello di un organo sano, con conseguenze molto gravi per la salute degli animali.

Stop foie gras: la campagna di sensibilizzazione

Il foie gras è uno degli alimenti di origine animale più contestato al mondo, perché comporta negli animali sofferenze estreme. Da molto tempo le associazioni animaliste di tutto il mondo lottano per mettere fine alla sua produzione; in Italia, la campagna Stop foie gras di Essere Animali ha contribuito a vietarne la vendita nei supermercati.

Tutto è iniziato nel 2015, quando l’associazione ha lanciato la campagna #ViaDagliScaffali, proprio per spingere la GDO a cessare la vendita di foie gras. E così è stato: negli anni, 12.800 supermercati italiani hanno bandito questo prodotto, compresa Iper la Grande I, l’ultima insegna rimasta a non aver aderito alla campagna animalista. “Ad oggi lo riteniamo praticamente assente nei supermercati italiani – spiegano i portavoce di Essere Animali – ma proseguiremo nell’opera di monitoraggio“. Ovviamente, rimane disponibile negli store online e nei negozi specializzati, e continua a essere proposto nei menu dei ristoranti di lusso.

Foie gras: la normativa europea

La produzione del “fegato grasso” è illegale in molti paesi dell’Unione Europea, Italia compresa: dal 2007 il nostro Paese ne ha vietato ufficialmente la produzione, ma la Francia rimane oggi uno dei più grandi produttori (ed esportatori) di foie gras al mondo. Il gavage è stato definito “nocivo per il benessere degli animali” in un Rapporto del Comitato Scientifico Veterinario dell’Unione Europea. Per questo motivo, questa pratica è stata vietata ai sensi dell’art. 14 della Direttiva 98/58/CE in tutta l’Unione europea, Italia compresa.

Ma c’è un “ma”: nel 1999, il Consiglio di Comitato Permanente d’Europa ha deciso di consentire la produzione nei Paesi in cui l’alimentazione forzata è considerata una “pratica corrente”. Per questo motivo, Francia, Bulgaria, Spagna, Ungheria e Belgio producono ancora foie gras, che viene poi distribuito sui mercati europei ed extraeuropei. Si stima che circa l’80% della produzione mondiale avvenga solo sul territorio francese, con una produzione di oltre 20 mila tonnellate ogni anno.

In ogni caso, diversi Paesi al mondo ne contestano la liceità e, come riporta Essere Animali, attualmente vige il divieto di produzione in:

Argentina – Austria – California (us)* – Repubblica Ceca – Danimarca – Regno Unito – Finlandia – Germania – Olanda – Italia – Irlanda – Israele – Lussemburgo – Norvegia – Polonia – Svezia – Svizzera – Turchia. India e California, ma anche la città di New York, ne hanno vietato anche la distribuzione.

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