Food Industry in crescita: l’artigianalità è l’arma vincente.

Secondo l'analisi condotta dal Food Industry Monitor n. 5, realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche e Ceresio Investors, il settore food è in crescita, tre volte sopra la media del Paese. Farine, vino, Caffè, food equipment, distillati guidano l'avanzata.

Le aziende che operano nel settore food che puntano sull’artigianalità hanno visto una forte crescita negli ultimi dieci anni molto di più di quelle realtà produttive che hanno puntato su altri aspetti. È questo il trend che emerge dal “Food Industry Monitor” n. 5, realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche e Ceresio Investors, presentato a Pollenzo, che ha analizzato i dati economici e competitivi di 823 aziende, per un fatturato di circa 63 miliardi di euro, rappresentative del 71% delle società di capitali operanti nel settore.

Secondo lo studio i comparti che crescono maggiormente nel lungo periodo sono: farine, food equipment, caffè, surgelati, olio, packaging e vino.

Il Pil del cibo di qualità raggiunge una quota di +3,1% ma nellha un canale di vendita online‘epoca del business digitale, solo il 30% delle aziende che sposano tradizione e qualità. Fattore  positivo, invece, è il fatturato portato dall’export: oltre il 30% delle realtà analizzate realizza il 50% dei propri ricavi all’estero (e si prevede un incremento delle esportazioni nel prossimo biennio).

Fonte: dati pubblicati da Food Industry Monitor

Carmine Garzia, relatore della ricerca, coordinatore scientifico dell’Osservatorio e docente di Management all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha dichiarato:

“Il legame con il territorio, l’artigianalità e l’innovazione nei processi produttivi sono le principali determinanti della crescita redditizia delle aziende del comparto: sia per quanto riguarda la redditività delle vendite (Ros), sia per quella del capitale investito (Roic). L’artigianalità aiuta a sviluppare prodotti originali, venduti poi con un premium price. Continuiamo a osservare in alcuni comparti, tipicamente forti, lo sviluppo di interessanti strategie di nicchia È il caso dell’olio, dove alcuni produttori di medie dimensioni hanno investito sul branding e sulla comunicazione, puntando su nicchie di mercato e premium price basati sulla qualità percepita. Registriamo un trend simile nel comparto delle farine, dove le medie aziende e alcuni grandi player si sono focalizzati su prodotti con caratteristiche innovative per usi specifici, quali la produzione domestica di pani e pizze speciali”.

Alessandro Santini, Head of Corporate di Ceresio Investors ha aggiunto:

“Il food è uno dei settori più forti del panorama italiano, con molte aziende capaci di eccellere grazie anche a una forte propensione internazionale. Queste aziende sono attualmente tra gli obiettivi principali dei fondi di private equity, il motore della maggior parte delle aggregazioni, e hanno ottime prospettive di crescita, grazie a fusioni, acquisizioni e ovviamente al supporto finanziario”

Altro comparto che cattura sempre di più l’interesse è il packaging, “uno dei principali driver dell’innovazione nel food, per diversi motivi: sono cambiate le abitudini di consumo e i formati, spesso più compatti e resistenti. Sono cambiate le formulazioni, la shelf life e quindi anche il packaging, come nel caso ad esempio dell’eliminazione dell’olio di palma. Infine, è in atto la sfida di creare imballaggi a ridotto impatto ambientale”, conclude Garzia.

Come si inserisce il vegan in questa analisi?

Nonostante nelle comunicazioni ufficiali relative allo studio in questione non si faccia esplicito  riferimento al mondo della produzione vegan, ciò che come Osservatorio possiamo constatare è che gli elementi che risultano vincenti dall’analisi applicati al comparto food come macro area, sono gli stessi che determinano il successo di linee e produzioni anche in ambito vegetale. L’artigianalità, la riscrittura della tradizione italiana in chiave vegan e il legame con il territorio sono elementi che spingono il consumatore a percepire un dato prodotto come “qualitativamente superiore”. Il mondo vegan presenta anche una spiccata capacità di innovazione legata sopratutto alla produzione referenze proteiche sostitutive della carne ma la tecnologia applicata a questo tipo di output veicola una riscoperta della tradizione locale e accorcia le distanze tra ciò che il consumatore considera tradizionale e le opportunità innovative del mondo hi tech applicato al food.

 

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