Francia, Planet-Score: parlare di benessere animale non ha alcun senso

La Francia propone un'etichetta ambientale sui cibi, che analizzi quattro parametri chiave di una produzione sostenibile. Tra questi anche la dicitura riguardo al benessere animale. Il punto è che, in un allevamento, il concetto di "benessere" non può esistere.

 

Si chiama Planet-Score ed è il nuovo sistema di etichettatura volontaria degli alimenti proposto in Francia, pensato per valutare l’impatto ambientale dei cibi. Tra i parametri presi in considerazione, non solo l’impiego di pesticidi, l’impatto sul clima e sulla biodiversità, ma anche gli standard sul benessere animale. L’idea non è nuova: già da tempo, in Europa, si parla della possibilità di utilizzare un’etichetta climatica sulle confezioni, che quantifichi l’impatto sul clima dei prodotti alimentari, tramite un rating. Tra queste l’Eco-Score, un indicatore on-pack che indica l’impatto dei prodotti alimentari, sulla falsariga del tanto discusso Nutri-Score.

Il Planet-Score – proposto dall’Institut de Agriculture et de l’Aimentation biologiques (Itab) – andrebbe oltre, introducendo quattro indicatori chiave di una produzione sostenibile, tra cui anche la dicitura riguardo al benessere animale. La presenza o meno di una spunta in etichetta, garantirebbe una produzione in linea con gli standard europei, perché “diversi metodi di allevamento degli animali possono avere un impatto ambientale diverso“, dichiarano i promotori del progetto.

Il benessere animale che non c’è

La questione della sostenibilità ambientale è un tema caldo, sempre più consumatori sentono la necessità di acquistare consapevolmente ed è indubbio che il Planet-Score potrebbe essere un potente strumento educativo. Eppure, una nota stonata c’è. Anzi, due: il benessere animale negli allevamenti non può e non deve essere la misura dell’impatto ambientale di una struttura. Ammesso che abbia un senso misurare questo parametro, ciò dovrebbe avere a che fare solo con gli animali e con le loro condizioni di vita negli allevamenti.

E qui arriviamo alla seconda storpiatura: negli ultimi anni l’attenzione e la sensibilità dei consumatori sul tema del benessere animale negli allevamenti sono aumentate, e l’industria ha risposto con vari provvedimenti per migliorare le condizioni di vita degli animali. Ormai la dicitura “benessere animale” campeggia su decine di prodotti nei supermercati, ma siamo di fronte a un’indicazione che certifica un miglioramento effettivo delle condizioni degli animali negli allevamenti? No, almeno in Italia, e quasi sicuramente nel resto d’Europa, come dimostra anche la puntata di “Indovina chi viene a cena” dal titolo Delicatessen.

In Italia qualsiasi allevamento, di qualsiasi tipo, può richiedere questa certificazione volontaria. Ciò significa che un hamburger che deriva da un vitello allevato con metodi intensivi, nell’assoluta violazione dell’etologia e delle necessità minime dell’animale, può riportare in etichetta la dicitura “benessere animale”, al pari di quello proveniente da un allevamento in cui gli animali vivono allo stato brado, in buone condizioni generali.

Allevamenti intensivi e benessere animale? Un ossimoro

Il cuore della questione però è un altro: al di là di una gabbia di gestazione più grande per le scrofe o di arricchimenti ambientali più adatti all’etologia degli animali, il concetto di allevamento (intensivo e non) non può coincidere con quello di benessere animale. La privazione della libertà e lo sfruttamento – anche laddove non ci siano situazioni di illegalità – sono alla base del sistema di allevamento e questo è già di per sé sufficiente per far venir meno il concetto di “benessere”. Non dobbiamo agire per migliorare (sempre secondo il nostro punto di vista) le modalità in cui miliardi individui diventano cibo, abbigliamento o fonte di intrattenimento. Dobbiamo semplicemente smettere di avere il diritto di poterlo fare.

L’idea di un’etichetta ambientale sugli alimenti è da supportare, ma non in queste modalità. Parlare di “benessere animale” laddove ci siano sfruttamento, violenza e morte per la produzione di cibo è un ossimoro, indipendentemente che si tratti di un parametro fine a se stesso o impiegato per misurare l’impatto ambientale.

Leggi anche:

UE: verso il divieto di uccidere i pulcini maschi negli allevamenti?

 

Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!


Solo con la partecipazione di tutti potremo fare la differenza per la salvaguardia del pianeta.

Scarica gratuitamente il nostro magazine

Leggi altri articoli