galline felici

No, i vegani non mangiano neanche le uova delle “galline felici”

Una delle obiezioni principali alla scelta vegan riguarda il consumo di alimenti che derivano da “animali felici”: i vegani non mangiano le uova della gallina del vicino e non bevono il latte della mucca del contadino vicino a casa. Qui ti spieghiamo perché .

Superato lo scoglio che ci vede impegnati a spiegare perché i vegani non bevono il latte e non mangiano le uova provenienti dagli allevamenti intensivi (no, non sono meno crudeli di carne e derivati e comportano lo stesso morte e sofferenza), arriva il momento di spiegare perché questa scelta si estenda anche ai derivati di animali “felici”.

Infatti, davanti alla possibilità di consumare le uova delle galline di un vicino di casa, o il latte prodotto in una piccola realtà locale in cui alle mucche sia concesso di pascolare all’aria aperta, i vegani fanno un passo indietro. Il motivo, in questo caso, non è legato alla sofferenza o ai maltrattamenti inflitti agli animali coinvolti, ma ha radici ben più profonde e riguarda il modo in cui si guarda al mondo e al nostro rapporto con gli animali

L’antispecismo come filosofia di vita

Alla base della filosofia di vita vegan si colloca l’antispecismo, un pensiero che si contrappone allo specismo e che è strettamente legato al movimento di liberazione animale. Il termine fu coniato negli anni Settanta dallo psicologo di Oxford Richard Ryder e inserito nell’Oxford English Dictonary, dove è definito come “discriminazione o sfruttamento di certe specie di animali da parte degli esseri umani, sulla base dell’assunto della superiorità umana”.

galline felici

I vegani basano la propria visione del mondo sull’idea che l’uomo non abbia il diritto di disporre a proprio piacimento della vita di un qualunque altro essere vivente, solo perché potenzialmente in grado di farlo. I detrattori dell’antispecismo sostengono che la specie umana “deve fare i propri interessi”, esattamente come tutte le altre. Una teoria interessante, che però non tiene conto di un aspetto fondamentale: ogni specie vivente “fa i propri interessi” ma nessun animale, eccetto l’uomo, stravolge l’equilibrio delle altre forme di vita, o uccide, sfrutta e massacra per il proprio tornaconto.  

Scegliere di non consumare i derivati di nessun animale, nemmeno di quelli che vivono in condizioni nettamente migliori di quelle degli allevamenti – proprio come le presunte “galline felici” – significa contrapporsi alla visione specista del mondo e alla convinzione che gli animali non umani esistano per l’uomo, per soddisfare i suoi bisogni e i suoi capricci.

Condivisione VS sopraffazione: il mito delle “galline felici”

Viviamo in una società permeata dall’idea che sia necessario soddisfare i propri bisogni a qualsiasi costo e, ormai da decenni, vediamo come questo si sia tradotto nel declino inesorabile del Pianeta: migliaia di specie animali sono a rischio estinzione per causa nostra e la crisi climatica minaccia la sopravvivenza globale ogni anno di più.

Ora, sostenere l’idea che gli animali non umani condividano con noi l’esistenza su questo Pianeta, e che non siano sulla Terra per essere sfruttati dall’uomo, è parte integrante della filosofia vegan. Questo, banalmente, si traduce anche nella scelta di non consumare i derivati di animali “felici”: semplicemente, quel latte o quelle uova – per quanto di animali che non vivono nella macchina degli allevamenti intensivi – non ci appartengono

Non ci servono per sopravvivere, non sono lì per noi e, semplicemente, dovrebbero rimanere ai loro legittimi proprietari.

Leggi anche: I vegani si preoccupano davvero solo per gli animali?

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