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Germania: supermarket aggiunge sovrapprezzo per il costo ambientale del cibo

I consumatori tedeschi che compreranno prodotti di origine animale ai supermercati Penny, potrebbero pagare un sovrapprezzo legato al costo "ambientale" e "sanitario" dei prodotti che hanno scelto. Il direttore generale della catena: "Dobbiamo diffondere un messaggio scomodo, ossia che i prezzi dei prodotti alimentari lungo la catena di approvvigionamento non riflettono in alcun modo i costi ambientali".

I consumatori tedeschi che compreranno carne, latticini o prodotti di origine animale ai supermercati Penny, catena di discount originaria proprio della Germania, potrebbero trovarsi a pagare un supplemento legato al costo “ambientale” e “sanitario” dei prodotti che hanno scelto. 

Una scelta d’impatto che inizialmente vedrà protagonisti 9 prodotti, che lancia un messaggio importante alle altre catene di supermercati e a molti consumatori che così, forse, avranno l’opportunità di cogliere in modo più lampante il costo “reale” delle proprie abitudini d’acquisto sul mondo come lo conosciamo. 

La scelta di Penny di aggiungere il sovrapprezzo a carne e latticini in Germania

Non a caso, la decisione della catena tedesca – che ha più di 2mila filiali in Germania – ha a che fare con i “wahre Kosten“, ossia i prezzi reali di tutti quegli alimenti che siamo abituati a comprare senza interrogarci di quali implicazioni e conseguenze abbiano a livello ambientale e sanitario.

L’iniziativa è in prova dalla prima settimana di agosto e ha preso in considerazione studi e consulenze di due atenei tedeschi, l’Istituto di Tecnologia di Norimberga e l’Università di Greifswald, per determinare i sovrapprezzi da applicare ai prodotti di origine animale. Gli studi delle due Università prendevano in considerazione l’impatto di ciascun prodotto sul clima, sull’uso del suolo, di acqua e sulla salute delle persone che scelgono di consumarlo.

Ecco alcuni dei prodotti interessati dai rincari

Per dare un’idea della portata dell’iniziativa, delle salsicce Weiner – molto amate in Germania – hanno visto il loro costo lievitare dai soliti 3.19 € a ben 6.01 €. Discorso simile anche per gli yogurt alla frutta che da agosto sono arrivati a costare 1.56 € invece di 1.19 € al pezzo. Il sovrapprezzo del formaggio Maasdam è tra quelli che hanno visto l’aumento più importante, con il suo prezzo che è lievitato del 94%.

Gli studi delle due università tedesche hanno infatti convenuto che il formaggio Maasdam, tanto per citare l’ultimo esempio, portava con sé “costi nascosti” di 85 centesimi legati alle emissioni di CO2 e metano. A questo rincaro, andavano aggiunti altri 76 centesimi per danni al suolo e 63 centesimi legato all’utilizzo di pesticidi. Altri 10 centesimi, infine, sono stati dati per compensare l’inquinamento delle acque sotterranee dovuto all’uso di fertilizzanti.

Commentando la scelta della catena tedesca, Stefan Görges, direttore operativo di Penny, ha dichiarato di voler “creare consapevolezza sui costi ambientali nascosti dei generi alimentari. Dobbiamo diffondere un messaggio scomodo, ossia che i prezzi dei prodotti alimentari lungo la catena di approvvigionamento non riflettono in alcun modo i costi ambientali“.

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