gianduiotto vegan

L’assedio al Gianduiotto: difesa della ricetta vegan contro l’avanzata del latte Lindt

La lotta per l'autenticità del cioccolato piemontese raggiunge il cuore dell'Europa

Il Gianduiotto vegan, perla della tradizione dolciaria piemontese, incarna l’essenza di un dolce puro e senza compromessi. Questo cioccolatino, nato nel cuore di Torino, conquista i palati in tutto il mondo. Il Gianduiotto si distingue per la sua composizione semplice e genuina: nocciole Piemonte IGP, cacao e zucchero, senza alcun ingrediente di origine animale, una conquista per i vegani e per tutti coloro che apprezzano la dolcezza nella sua espressione più autentica.

La disputa sul latte

Oggi, però, la sua essenza è minacciata da un gigante dell’industria cioccolatiera: Lindt. La multinazionale svizzera, con la sua proposta di aggiungere latte in polvere alla ricetta tradizionale, ha scatenato un’accesa contesa che ha varcato i confini nazionali, arrivando fino a Bruxelles. La richiesta di Lindt non solo altererebbe la composizione del Gianduiotto, ma ne sconvolgerebbe l’identità vegana, introducendo un ingrediente estraneo alla tradizione e all’etica vegan.

gianduiotto lindt

Bruxelles: campo di battaglia per l’identità del Gianduiotto

La disputa sul Gianduiotto ha trovato terreno fertile nei corridoi dell’Unione Europea a Bruxelles, dove si gioca il destino di questo cioccolatino sotto la lente dell’IGP, l’Indicazione Geografica Protetta.

Il dibattito si accende tra la salvaguardia di una ricetta che è patrimonio del gusto italiano e le ambizioni di un gigante dell’industria cioccolatiera Lindt che propone una versione del prodotto più economica e meno autentica.

La Commissione Europea è chiamata a decidere se il Gianduiotto di Torino merita di essere riconosciuto come IGP, un sigillo che garantirebbe la protezione della sua denominazione e della sua formula tradizionale, impedendo modifiche non conformi come l’aggiunta di latte in polvere proposta da Lindt.

Questo riconoscimento è cruciale perché assicura che la denominazione “Gianduiotto di Torino” sia riservata esclusivamente ai cioccolatini che aderiscono strettamente alla ricetta storica, preservando così l’eredità culturale e il sapore autentico che hanno reso il Gianduiotto famoso a livello mondiale.

I temi del contendere

La disputa si articola su più fronti:

  • il nome, che secondo Lindt dovrebbe essere “Giandujotto del Piemonte” anziché “Giandujotto di Torino IGP”;
  • la percentuale di nocciole, che la multinazionale vorrebbe ridurre;
  • l’aggiunta del latte in polvere, un ingrediente che stravolgerebbe la natura vegana del cioccolatino.

La resistenza è forte, animata non solo dai produttori locali ma anche da una comunità vegana che vede nel Gianduiotto un simbolo della propria filosofia alimentare. La ricetta originale, infatti, è perfettamente in linea con i principi vegan: naturale, semplice, priva di qualsiasi derivato animale.

In questo contesto, la voce dei produttori italiani si leva chiara e decisa: il Gianduiotto deve rimanere fedele alle sue origini. Non si tratta solo di difendere un marchio, ma di proteggere una storia, quella di uno dei cioccolatini più celebri del mondo.

Un futuro vegano per il Gianduiotto?

Mentre Bruxelles si appresta a deliberare, la comunità vegana attende con ansia. Si nutre la speranza che la formula originale del Gianduiotto prevalga, permettendo a questo simbolo di autenticità di mantenere intatta la sua essenza, incarnando l’eccellenza di un’arte cioccolatiera che seduce e incanta senza necessità di alterazioni.

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