Giappone, cala il consumo di carne: qual è il trend dei sostituti vegetali?

I consumatori giapponesi riducono il loro consumo di carne, ma preferiscono il consumo di alimenti vegetali piuttosto che quello di "sostituti" che ne ricordino sapore e consistenza: ecco perché

È in calo il consumo di carne tra la popolazione giapponese, ma solo il 20% dei consumatori che optano per una alimentazione prevalentemente plant based consuma regolarmente sostituti vegetali della carne; la maggioranza, invece, preferisce portare in tavola i prodotti vegetali tal quali, piuttosto che “alternative” che ricordano carne e derivati. A rivelarlo è uno studio pubblicato di recente da FMCG Gurus, società che fornisce ricerche di mercato e approfondimenti sugli atteggiamenti dei consumatori nei mercati di alimenti, bevande e integratori in tutto il mondo.

Secondo la ricerca, i maggiori driver di cambiamento sono la sostenibilità ambientale e la preoccupazione per la propria salute, anche se non viene del tutto trascurata nemmeno la questione etica legata al consumo di carne e derivati (ben il 46% dei consumatori dichiara infatti di aver diminuito il proprio consumo di carne anche per preoccupazioni connesse al benessere degli animali). In particolare, secondo i dati raccolti, il 7% dei consumatori giapponese non mangia mai carne e il 32% mangia saltuariamente. Di questi consumatori, il 9% ha smesso di mangiare carne negli ultimi 12 mesi e, nello stesso periodo, il 36% ha tentato di ridurne il consumo. Per il 56% dei consumatori, la ragione principale legata a questo cambio di alimentazione è la salute, dal momento che più della metà degli interessati associa uno stato migliore di salute a un consumo più ridotto di carne.

Alternative vegetali alla carne: perché i consumatori giapponesi le evitano?

La ricerca ha dimostrato che solo il 20% dei consumatori in Giappone attualmente mangia prodotti alternativi alla carne, e di questi oltre la metà ritiene che sia importante che siano formulate naturalmente. Per quanto riguarda i sapori, vanno per la maggiore funghi e tofu, mentre solo il 26% dei consumatori gradisce prodotti che ricordano la carne. Sussistono poi una serie di ragioni diverse che portano la maggioranza dei consumatori a evitarle: ad esempio, il 40% ritiene che i sostituti della carne non sazino abbastanza, il 35% afferma che mancano di sapore e varietà, il 33% preferisce mangiare verdure rispetto ai sostituti della carne propriamente detti.

Il trend globale, invece, si muove in una direzione diametralmente opposta: è ormai innegabile che a livello mondiale le alternative plant based a carne e derivati stiano rivoluzionando il mercato, con un’espansione lenta ma costante. Secondo un recente rapporto elaborato dalla società di ricerca Technavio, il mercato della “carne” a base vegetale dovrebbe crescere di $ 3,17 miliardi entro il 2024. Un’ascesa dovuta in parte al fatto che il prezzo della “vegan meat” diventa sempre più competitivo, arrivando a eguagliare quello della carne animale, ma anche a una nuova e maggiore consapevolezza da parte dei consumatori.

Al di là del poco entusiasmo giapponese per la “fake meat”, è interessante considerare come la diminuzione del consumo di carne in Giappone sia, purtroppo, in controtendenza rispetto a quello che sta avvenendo nel resto del continente asiatico, Cina in testa. Secondo gli esperti, infatti, la domanda di carne (e pesce) in Asia è in continuo aumento e, in base a dati relativi al 2018, raggiungerà un +78% entro il 2050. E il motivo è presto detto: oltre alla “occidentalizzazione” delle abitudini (con conseguente aumento del consumo di derivati animali), influiranno sulla domanda di carne anche tassi di urbanizzazione più elevati e soprattutto l’aumento dei redditi previsto per i prossimi anni. La carne, quindi, non sarà più un “bene di lusso” appannaggio di pochi, ma un alimento alla portata di tutti. Eppure, questo non è ciò di cui il nostro pianeta ha bisogno: secondo la FAO entro il 2050 esisteranno un terzo in più di bocche da sfamare, che non potranno alimentarsi secondo gli stili alimentari attuali, ormai insostenibili. La direzione da prendere è quella della sostenibilità che, secondo gli esperti, è ben lontana dal consumo di carne e prodotti animali ma ha tutto a che fare con l’adozione di una dieta plant based, prima che sia troppo tardi.

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