Jo-Anne McArthur

Il premio VeganOK Animal Guardian Award a Jo-Anne McArthur

Renata Balducci ha consegnato a Jo-Anne McArthur il Premio VeganOK Animal Guardian Award 2015 e la tessera di socio onorario dell'Associazione Italiana Vegani Onlus.

Fotografa Jo-Anne Mcarthur
Click, si cambia. Cambia il mondo se il punto di vista diventa condiviso e se ci si mette dalla parte dell’altro. Il prossimo che è il mondo animale. Immagini di animali, ma non solo. Fotografie scattate con la mente animale, abilmente scelte da Jo-Anne McArthur, fotografa canadese che è stata l’ospite degli ospiti, come documenta lo Speciale VeganFest di VeganOK TgNews,  realizzato da Francesca Ricci, e che riporta l’esclusiva partecipazione della fotografa più amata al mondo dagli animalisti a Bologna.Ad intervistare l’obiettivo che più parla del pianeta animale e del suo destino, Renata Balducci, presidente dell’Associazione Vegani Italiani Onlus AssoVegan, e Davide Turrini, collega del Fattoquotidiano.it.
Il libro racconta 15 anni di lavoro. Come è nato?
“Il progetto è iniziato dalla curiosità, dall’amore per gli animali e per la preoccupazione verso il loro benessere, essendo attivista animalista anche io. Vengono in genere fatte molte immagini ma non degli animali “oltre il muro” dove vengono utilizzati per diventare cibo. Non c’erano immagini di questo passaggio…”.
Nell’introduzione al volume, si legge: “Il libro è organizzato in cinque sezioni, tre prendono in esame lo sfruttamento animale, una celebra soccorritori di animali e rifugi e una è una istantanea dei diari dal 2009 al 2013. Utilissima infine la lista di fonti per porre fine alle sofferenze animali”. Poi ,si legge ancora: “Ho sempre fornito un contesto insieme alle fotografie con specifiche sull’animale e sull’industria menzionata, per restituirvi l’idea di suoni e di odori che si trovano dietro le immagini”.
Far sentire dei suoni e degli odori: è un progetto molto forte che questo libro riesce a comunicare! Come ci sei riuscita?
“Ho studiato letteratura inglese all’università, volevo diventare una scrittrice. Ebbene, quando mi sono trovata a descrivere queste immagini, cruente, facevo l’errore di dire al lettore quanto fosse terribile quello che rappresentavo. Poi l’editore mi suggerì di cambiare la scrittura, di specificare piuttosto suoni e odori, lasciando al lettore, all’osservatore le conclusioni… L’impatto è stato così più forte”.
Nella foto si restituisce sia la bellezza sia l’elemento opposto, di disturbo…
“Nel momento in cui si vedono delle immagini cruente, si è portati a non vedere, a distogliere lo sguardo. Nelle mie foto ho deciso quindi di far vedere e non vedere, c’è un elemento più complesso, ci sono più sfumature. Per questo non si distoglie lo sguardo anche se sono violente, cruente. Si guarda di più, si entra nella foto”.
fotografa
Ci vuoi raccontare come è nato il tuo lavoro di fotografa?
“Tutto è nato dalla Minolta del papà, l’avevo sempre con me. Non pensavo di farlo come mestiere, pensavo che i fotografi fossero tutti uomini e di una certa età… Poi invece ho avuto un incontro magico, al corso di stampa in bianco e nero all’università. Da lì ho capito che sarebbe stata la mia professione, che la fotografia sarebbe stata la mia vita. La macchina fotografica è uno strumento eccezionale per relazionarsi con le persone, apre le porte”.
Il tuo prossimo lavoro sarà sulle donne animaliste, sulla linea del fronte. Sono il 78% dei volontari. 
“E’ una celebrazione del lavoro delle donne a favore degli animali, il progetto si chiama “senza catene”. Le attiviste sono circa l’80% in tutto il mondo, sono le donne che hanno iniziato il movimento animalista, questo merita di essere celebrato  e di portare alla luce il lavoro svolto, oltre che gratificarne l’impegno. Voglio portare gioia e positività nel seguire il lavoro delle donne che seguono gli animali.  Stiamo raccogliendo ancora materiale. Questo è uno dei rari settori in cui sono le donne ad essere all’avanguardia”.
noi animali
La parte legata alle corride, alla figura del toro, mostra diversi contesti, quello francese e quello spagnolo. C’è una foto di un bambino che si sta allenando per diventare torero. Alla domanda, perché lo fai?, lui rispose “Perché amo i tori”. Voler bene agli animali in questo modo è una aberrazione culturale, amare per ucciderlo!
“Certo! Il significato della foto viene alla luce leggendo il testo. L’innocenza dei bambini non sa come trattiamo i tori, questo è quanto emerge!”.

Fra tutti i luoghi visitati, qual è quella che ti ha segnata di più?

“I luoghi peggiori sono forse gli allevamenti intensivi dove si tocca con mano la crudeltà. Ma l’immagine che più mi è rimasta impressa è quella di un pesciolino. Ho conosciuto la proprietaria, lo teneva in un bicchier d’acqua. Lui stava sul fondo, immobile. Sta morendo, gli dissi. E lei mi rispose: “No no, è così da due anni”. In questo bicchiere non c’era niente… Vedete, non c’è bisogno di andare in un allevamento intensivo per scoprire certe cose, la crudeltà è dappertutto, già a livello individuale troviamo queste cose. Ecco perché dobbiamo aprire gli occhi, farli aprire, perché solo così  c’è cambiamento”.
Fotografa Jo-Anne McarthurRenata Balducci, al termine dell’intervista, ha consegnato a Jo-Anne McArthur il Premio VeganOK Animal Guardian Award 2015 e la tessera di socio onorario dell’Associazione Italiana Vegani Onlus.
Renata Balducci si è infine soffermata su una immagine del libro, quella del laboratorio distrutto: “E’ una foto che racconta la speranza, speriamo che domani queste realtà siano macerie”. Le foto sono a disposizione gratuitamente delle associazioni animaliste per le loro campagne.
Ed ecco la motivazione del premio:
“A Jo-Anne McArthur, fotografa canadese, per aver saputo così profondamente rappresentare attraverso l’immagine fotografica la sofferenza, l’umiliazione e l’assenza di diritti riconosciuti dei nostri fratelli non umani. Per questo a lei conferiamo il premio VeganOK Animal Guardian 2015”.
Vedi il servizio:

E in breve:

 

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