Impossible Foods, arriva il report d’impatto 2020: il futuro è meat free

Il 2020 è stato l'anno in cui le alternative vegetali hanno preso piede a livello globale. Impossible Foods, nel suo report d'impatto, spiega come eliminando il consumo di proteine animali possiamo invertire la rotta dei cambiamenti climatici: ne è un esempio l'impatto ambientale della produzione dell'Impossible Sausage.

“Turn back the clock” (letteralmente: “portare indietro l’orologio”) è il report d’impatto 2020 pubblicato di recente dall’azienda americana Impossible Foods, per dimostrare come il consumo di proteine animali stia distruggendo il pianeta, e come un’alimentazione plant-based sia la chiave per fermare i cambiamenti climatici. L’azienda, nota a livello globale per la produzione di alternative vegetali a carne e latte vaccino, non ha dubbi: se avessimo a disposizione una bacchetta magica e potessimo far scomparire l’industria dei cibi animali, otterremmo immediatamente due cambiamenti fondamentali per la riduzione dei gas serra.

Da una parte, la riduzione delle emissioni di metano – di cui il 45% di quelle legate alle attività umane, va ricondotto agli allevamenti intensivi – e, dall’altra, il recupero della biomassa, che potrebbe facilmente diventare una fonte di energia pulita. “L’effetto combinato di questi due meccanismi – spiegano gli esperti – si tradurrebbe in una riduzione netta dei gas serra nei prossimi 20 anni, anche se non facessimo nulla per ridurre tutte le altre emissioni“.

La missione dell’azienda – fondata nel 2011 in California e famosa per il suo impegno nell’informare i consumatori sull’impatto che la produzione di cibo ha sul nostro pianeta – è dunque quella di “portare indietro l’orologio”, per annullare gli effetti dei cambiamenti climatici e rendere il sistema alimentare globale sostenibile. Un impegno che Impossible Foods porta avanti con il lancio sul mercato di numerose referenze, tra le quali spicca l’Impossible Pork, alternativa alla carne di maiale lanciata lo scorso anno, e nominata nell’elenco delle migliori invenzioni del 2020 del Times, nella categoria Food&Drink.

E forse non è un caso, dal momento che il 2020 ha rappresentato per l’azienda un vero punto di svolta: non solo ha visto aumentare di quasi 100 volte lo spazio dedicato ai propri prodotti nella GDO, ma anche la crescita vertiginosa delle vendite al dettaglio del suo prodotto di punta, l’Impossible Burger.

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Carne vegetale: l’impatto (ridotto) sull’ambiente

Nel report, l’azienda fornisce un esempio tra tutti per comprendere quanto effettivamente la scelta di un prodotto vegetale alternativo alla carne, possa fare la differenza in termini di impatto ambientale. I calcoli – effettuati da esperti all’azienda – si basano sulla produzione dell’Impossible Sausage. Si tratta di un prodotto lanciato sul mercato nel 2020, e che richiede un impiego minore di risorse naturali e un’emissione di gas serra notevolmente inferiore rispetto alla controparte di origine animale. In particolare:

  • Genera il 71% in meno di gas serra;
  • Richiede il 41% di terreno in meno in un anno;
  • Ha un’impronta idrica inferiore del 79%;
  • Genera il 57% in meno di eutrofizzazione acquatica.

 

I dati parlano chiaro: il mercato delle salsicce plant-based, già in crescita nel 2020, toccherà un valore di 6,3 miliardi di dollari entro il 2028. Questo significa che l’ambizioso progetto portato avanti da Impossible Foods ha una base solida sui appoggiare: come dichiarato apertamente da Patrick Brown, la mission dell’azienda è infatti quella di eliminare del tutto il consumo di prodotti di origine animale entro il 2035, sostituendoli con alternative 100% vegetali. “L’unica cosa che in questo momento limita l’espansione dei prodotti che siamo già in grado di produrre attualmente – spiega – non è la mancanza di richiesta da parte del mercato, e nemmeno la possibilità di entrare a far parte dei grandi canali di distribuzione. La vera sfida è rendere la produzione scalabile”. Tra i propositi dell’azienda c’è anche quello di entrare in maniera capillare nel mercato cinese – che da solo rappresenta il 28% del consumo globale di carne; un’idea che ha iniziato a concretizzarsi negli ultimi mesi, con l’arrivo dei prodotti “Impossible” sui mercati di Hong Kong e Singapore.

Impossible Burger made from plants

Certamente la pandemia in atto ha contribuito a cambiare le abitudini di consumo della popolazione mondiale: come le sars, l’influenza aviaria, l’influenza suina o l’ebola, il Covid-19 è una zoonosi, derivante quindi da un contatto animale-uomo. Numerosi studi evidenziano un sentiment comune, che vede la paura di un numero crescente di malattie trasmesse da animali come uno dei fattori determinanti nel passaggio da parte dei consumatori alle alternative plant-based. Questo ha permesso alle aziende come Impossible Foods di guadagnare terreno, rispondendo alla domanda crescente di alimenti “meat free”: “Siamo sulla buona strada. Il nostro Impossible Burger sta rapidamente sostituendo gli alimenti di origine animale, e siamo fiduciosi che Impossible Sausage possa diminuire l’impatto ambientalelegata alla carne di maiale, la più consumata al mondo“.

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