In Finlandia il caffè si coltiva in laboratorio: sono le nuove frontiere della sostenibilità

Parola d'ordine: sostenibilità. In Finlandia, un gruppo di ricercatori ha creato il primo caffè coltivato in laboratorio, con la prospettiva di rendere la produzione scalabile e ottenere i permessi per la commercializzazione. Un progetto nato per ridurre l'impatto ambientale della produzione di caffè, strettamente legata alla deforestazione nelle zone pluviali.

Con tutta probabilità, la carne del futuro sarà quella creata in laboratorio. E se fosse così anche per il caffè? Questo, almeno, è l’obiettivo di alcuni ricercatori del VTT in Finlandia (uno dei più importanti centri di ricerca europei), che di recente hanno reso noto di aver creato con successo il primo caffè al mondo coltivato in laboratorio. Il risultato, ottenuto tramite l’uso di culture cellulari e bioreattori, è un prodotto che si avvicina molto al caffè per aroma e gusto, anche se gli esperti sottolineano che si tratti comunque di un primo esperimento. “L’esperienza di bere la prima tazza è stata emozionante – dichiara il capo del team di ricerca, il dott. Heiko RischerCredo che manchino solo quattro anni all’accelerazione della produzione e all’approvazione normativa. Abbiamo dimostrato che il caffè coltivato in laboratorio può essere una realtà“.

Non è un caso che questo progetto sia nato in Finladia, il Paese con il più alto consumo di caffè pro capite al mondo (12 kg), per rispondere a una richiesta in continuo aumento. Rendere più sostenibile la produzione di questa bevanda è un imperativo, perché la sua coltivazione contribuisce alla deforestazione per fare spazio alle piantagioni. A risentirne, sono specialmente le aree già molto colpite della foresta pluviale.

Sicuramente siamo di fronte a un progetto ambizioso, che ha richiesto il contributo di numerosi esperti nei settori della biotecnologia vegetale, della chimica e delle scienze alimentari. La tecnologia utilizzata non è nuova, così come l’idea che le celle del caffè potessero essere utilizzate per fare il caffè era già stata presentata negli anni ’70 dal primo ministro Townsley. La strada verso la commercializzazione è ancora lunga, non solo perché si tratta ancora di un esperimento: negli Stati Uniti, richiederebbe l’approvazione normativa da parte della FDA; in Europa, il caffè coltivato in laboratorio dovrebbe essere approvato come Novel Food – esattamente com’è accaduto per la farina di insetti – prima di essere disponibile per la vendita.

Caffè creato in laboratorio © VTT

Quando sostenibilità fa rima con agricoltura cellulare

La produzione attraverso l’agricoltura cellulare sembra essere la risposta alla necessità di un impatto ambientale ridotto: lo dimostra non solo il successo della carne coltivata, che nel 2020 ha ottenuto un vero e proprio boom di finanziamenti, ma anche lo spostamento di questa tecnologia ad altri settori. Di recente abbiamo parlato della possibilità di applicare questo metodo nel settore dell’abbigliamento grazie a Furoid, una start-up che crea in laboratorio pelliccia e lana senza uccisione di animali.

Adesso anche il caffè, ma gli esperti sono convinti che questa tecnologia possa essere la chiave per una produzione sostenibile in diversi ambiti. E VVT lo spiega chiaramente: “Il vero impatto di questo lavoro scientifico avverrà attraverso le aziende che sono disposte a ripensare alla produzione di ingredienti alimentari e alla loro commercializzazione – ha affermato Rischer – “VTT collabora e supporta già le grandi imprese e le piccole aziende nello sviluppo dei loro prodotti tramite questa tecnologia. Alla fine, tutti gli sforzi dovrebbero tradursi in alimenti più sostenibili e salutari a beneficio del consumatore e del pianeta”.

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