indagine polli Lidl

Regno Unito: indagine shock in un allevamento di polli che rifornisce Lidl. Non un caso isolato

Un'indagine condotta Oltremanica in un allevamento di polli che rifornisce la catena di supermercati Lidl è quanto non vorremmo più vedere nel 2023, in una società che si possa definire civile.

Immagini terribili arrivano dall’Inghilterra, e nello specifico da un allevamento intensivo di polli nel Lincolnshire che, al momento delle riprese, era fornitore di Lidl nel Regno Unito: a diffondere in Italia l’inchiesta realizzata dall’associazione inglese Open Cages è Essere Animali, che riporta una situazione aberrante.

L’indagine, svolta sotto copertura per 5 mesi, ha documentato le condizioni di vita dei polli a rapido accrescimento, i più diffusi in tutto il mondo, selezionati geneticamente e allevati per arrivare al peso di macellazione in tempi record. Le immagini parlano di crudeltà, condizioni di vita estreme, incidenti che coinvolgono gli animali e, cosa ancora peggiore, violazione di diverse norme che tutelano (o dovrebbero tutelare) il benessere animale.

Indagine shock in un allevamento di polli fornitore di Lidl: purtroppo, non un caso isolato

A condurre l’investigazione sotto copertura è stato Tom Herok, insegnante di filosofia all’Università di Lancaster, portando alla luce quella che, in questo tipo di strutture, è la norma: i polli vengono spesso investiti e uccisi da carrelli elevatori durante le varie operazioni di spostamento, e i lavoratori considerano queste dinamiche come “inevitabili” e “parte integrante del lavoro”. Gli animali vengono macellati prestissimo, a sole 6 settimane di vita – ma parliamo, appunto, di polli a rapido accrescimento – e molto spesso parliamo di polli già estremamente sofferenti, feriti, malati di artrosi, impossibilitati a muoversi per via delle dimensioni raggiunte in poco tempo. Arti rotti, deformità, attacchi di cuore sono la norma, in questo tipo di allevamento.

E, aberrazione nell’aberrazione, le immagini mostrano anche operai impegnati a raccogliere decine e decine di animali morti pavimento della struttura; tra questi, tantissimi però sono ancora vivi e agonizzanti, lasciati morire per terra tra sporco ed escrementi, gravemente feriti e mutilati. A questo si aggiunge anche un fattore di rischio igienico-sanitario non trascurabile, perché la prassi prevede che i polli morti vengano accatastati gli uni sugli altri e lasciati per diverso tempo nell’allevamento, con un grave pericolo di diffusione di malattie tra gli animali vivi.

Quello che rende tutta questa situazione ancora più intollerabile, però, è che non si tratta affatto di un caso isolato: non solo le associazioni animaliste testimoniano da sempre le aberrazioni degli allevamenti intensivi di qualsiasi tipo, ma il problema riguarda da tempo la catena di approvvigionamento Lidl in tutta Europa. Come riporta infatti Essere Animali, in passato sono state già raccolte immagini in allevamenti fornitori della catena di discount in Germania, Spagna, Italia e Austria, e la situazione era altrettanto aberrante.

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Non a caso, a ottobre dello scorso anno è stata lanciata la campagna internazionale Lidl Chicken Scandal per mettere fine alla sofferenza di questi animali: coinvolgendo oltre 80 organizzazioni all’interno della Open Wing Alliance e rivolgendosi in particolare ai grandi nomi del settore alimentare, ha come obiettivo primario l’eliminazione delle gabbie negli allevamenti di galline ovaiole e un miglioramento generale delle condizioni di vita dei polli allevati per la produzione di carne.

Essere Animali lanciato anche una petizione rivolta a Lidl per chiedere che la catena di supermercati aderisca allo European Chicken Commitment (come già altre catene di supermercati e marchi), per garantire un miglioramento degli standard di allevamento e macellazione nella filiera di approvvigionamento dei polli a livello commerciale. Clicca qui per firmare la petizione

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