vegani invasione animali

Se diventassimo tutti vegani il mondo sarebbe invaso dagli animali?

Ti sei mai chiestə cosa succederebbe se diventassimo tutti vegani? Alcuni studiosi sì e hanno anche provato a dare una risposta. Tra queste non si parla né di invasione di animali, né di problemi riguardo al sovraffollamento di habitat e ambienti. Scopriamo insieme la verità, cercando di capire cosa accadrebbe davvero se giorno dopo giorno aumentassero le persone che scelgono di vivere in modo cruelty-free.

Studiosi e scienziati hanno visioni discordanti sulla scelta vegana e i suoi effetti su salute, ambiente e animali e, alla comunità scientifica divisa, si aggiungono anche i pregiudizi di amici e parenti che non approvano. Tra questi ti sarà sicuramente capitato di sentire: “Se tutti diventassero vegani, ci sarebbe l’invasione di animali!” È vero? No!

E noi non siamo i primi che abbiamo provato a dare una risposta a questa domanda. Un esempio? La BBC con What would happen if the world suddenly went vegetarian.

Cosa succederebbe davvero agli animali

Se le persone smettessero tutte insieme di mangiare gli animali, molti di quelli presenti negli allevamenti, come i polli, le galline e i galli, non potrebbero essere rilasciati in libertà a cuor leggero perché le condizioni a cui sono stati abituati non gli permetterebbero di sopravvivere. In altri casi, invece, come per maiali, mucche e pecore, il ritorno in natura sarebbe possibile anche se le modifiche che ha subito l’habitat non renderebbero nè semplice nè automatico l’inserimento. Lo stesso vale anche per i pesci di allevamento.

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Già questo basterebbe a confutare l’idea che gli animali invaderebbero i nostri spazi. Se non fosse sufficiente, si aggiunge pure il parere di molti studiosi che affermano che, con il tempo, si stabilirebbe un nuovo equilibrio tra prede e predatori e che eviterebbe gli eccessi, anzi, riporterebbe a una condizione precedente all’intromissione umana che ne aumenterebbe la salute e la qualità delle condizioni di vita.

Paradossalmente, quindi, questo scenario porterebbe a una riduzione del numero degli animali da allevamento. Perché? Probabilmente scomparirebbero le specie geneticamente modificate per il consumo umano e morirebbero anche le creature non più abituate a una vita fuori dalle mura umane. Allo stesso tempo, e piano piano, si ristabilirebbe un equilibrio sano della fauna e della flora del pianeta

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Fortunatamente, se questo processo si dovesse mettere in moto non sarebbe repentino, ma graduale, quindi, si eviterebbero eventuali conseguenze catastrofiche, come le estinzioni di massa, e si troverebbero soluzioni per la rimessa in libertà e in natura degli animali che verrebbero reinseriti in sicurezza in Aree Protette nel pieno rispetto della loro salute, natura, e di quella delle altre specie e dell’ecosistema.

Quale sarebbe la risposta dell’ambiente a questo cambiamento?

Se tutte le persone del mondo non mangiassero carne, gli allevamenti non sarebbero più necessari e, quindi, verrebbero chiusi. Questo avrebbe due importanti conseguenze: una riduzione non indifferente di emissioni di CO2 e un rallentamento immediato del cambiamento climatico che invertirebbe l’attuale tendenza e  manterrebbe le temperature stabili.

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Uno studio del 2016, effettuato dai ricercatori di Oxford e pubblicato su Pnas, afferma addirittura che verrebbero eliminate fino al 70% di emissioni di gas serra, ora prodotte dagli allevamenti, entro il 2050. A supportare questo cambiamento, inoltre, ci sarebbe la riconversione delle terre ora impiegate per allevare il bestiame o per la produzione dei loro mangimi. Questi spazi, infine, potrebbero essere utilizzati per coltivazioni adatte al consumo umano, in più, le piante che nascerebbero, contribuirebbero a ridurre la fame nel mondo e, allo stesso tempo, ulteriormente l’inquinamento.

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E il mare? Si ripopolerebbe di specie, che adesso, a causa della pesca intensiva sono in via di estinzione. 

Cosa accadrebbe all’economia?

Un cambiamento improvviso delle scelte alimentari delle persone influirebbe in modo netto sull’economia. Ipotesi di questo genere hanno portato a immaginare scenari in cui milioni di persone perderebbero lavoro, diverse culture perderebbero l’identità e le loro tradizioni e, infine, povertà dilagante.

Anche in questo caso, fortunatamente, ipotizzare una situazione del genere non è realistico. Il processo sarebbe graduale e, se ben gestito, permetterebbe una riconversione virtuosa e un ricollocamento di tutte quelle professioni legate al mondo della produzione del cibo animale. Può sembrare un grande problema, ed effettivamente non sarebbe una situazione semplice da affrontare, ma questo cambio di rotta potrebbe portare alla creazione di nuovi posti di lavoro legati alla cura della terra e dell’ambiente e permetterebbe di riempire i posti vacanti legati ad alcuni tipi di lavoro come riciclo e riforestazione.

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Immaginare un mondo senza la sofferenza animale, con persone che decidono consapevolmente di attuare uno stile di vita etico e mangiare esclusivamente prodotti 100% vegetali, porta a fare diverse considerazioni, molte delle quali possono già portare a un cambiamento concreto.

Di sicuro, in uno scenario del genere non saremmo invasi dagli animali, ma molto più probabilmente ristabiliremmo un equilibrio naturale in cui, forse, potremmo ricominciare a vivere in simbiosi ed equilibrio con animali e natura, ritornando parte integrante dell’ecosistema senza bisogno di invaderlo o distruggerlo.

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