Latte vegetale: presentato disegno di legge per abbassare l’iva al 5%

Beni di prima necessità: arriva il disegno di legge per la riduzione dell'iva sul latte vegetale dal 22% al 5%.

È stata nuovamente rilanciata la battaglia che nel tempo, è stata portata avanti attraverso numerose petizioni che hanno raccolto migliaia di adesioni: quella per la riduzione dell’Iva sulle bevande vegetali. Questa volta è stato presentato un disegno di legge (DDL S. 506 – XVIII Legislatura) per chiedere l’abbassamento dell’iva dal 22% al 5%. Le numerose petizioni avevano lottato per ottenere il 4%, cioè l’aliquota che si applica ai beni di prima necessità ma il 5% sarebbe in ogni caso un ottimo risultato considerato che la quota attualmente in vigore (il 22%) è la stessa applicata ai beni di lusso. Nella scorsa legislatura c’era stato un tentativo simile che però non aveva fatto in tempo a diventare ddl.

Le bevande vegetali a cui il ddl fa riferimento sono quelle di riso, farro, miglio, soia e avena e le motivazioni presentate sono legate a motivazioni mediche: offrire cioè un costo sostenibile per prodotti che possono essere consumati da chi soffre di patologie allergiche. Anche le petizioni proposte negli anni precedenti hanno fatto leva su questo aspetto. Il Salvagente, promotore dell’ultima campagna del 2017, ha basato su questo la sua petizione: secondo l’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI), almeno il 25% dei bambini in età scolare nel Vecchio Continente soffre di un’allergia; quelle di origine alimentare sono comprese tra il 4% e il 7%. Secondo la Federazione degli ordini dei medici in Italia gli allergici sono ancora di più: ne soffre il 4,5% degli adulti e il 10% dei bambini. Gli allergici alle proteine del latte (caseina, β-lattoglobulina, α-lattoalbumina, sieroalbumica, ecc.) non hanno alternative se non le bevande vegetali. Chi soffre di malattie genetiche come la galattosemia e forme acute di allergie alle proteine del latte, sono costretti a pagare a caro prezzo alcuni alimenti indispensabili mentre a chi soffre di altre patologie come la celiachia, lo Stato prevede un contributo mensile a sostegno degli acquisti.

In altri paesi europei l’Iva per il latte vegetale è decisamente inferiore: 10% in Spagna, 5,5% in Francia e addirittura detassata in Gran Bretagna, solo per citarne alcuni. In Italia dunque, come afferma Assobio, membro di Federbio, “l’Erario lucra il 18% sulla salute degli allergici al latte”.

Inoltre, dal punto di vista della produzione l’attuale regime d’imposizione dell’IVA favorisce i ‘produttori’ di latte vaccino e animale (che già godono di notevolissimi sussidi), discriminando invece gli agricoltori orientati alla coltivazione di cereali e di legumi adatti ad essere trasformati in ‘latti’ vegetali.

Il nuovo ddl presentato dalla senatrice Paola Taverna (M5S) (Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, per la riduzione dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto relativa alle bevande sostitutive del latte a base vegetale) è pronto per iniziare l’iter di esame ed è stato assegnato alla 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato.

Riportiamo la relazione che accompagna il testo:

“Per gli affetti dalla malattia rara galattosemia, una rara malattia metabolica, trasmessa per via autosomica recessiva e caratterizzata dall’incapacità di metabolizzare il galattosio, uno zucchero presente soprattutto nel latte, e per coloro che sono affetti da allergia alle proteine del latte, la scelta di bevande sostitutive del latte è obbligata. La grave sintomatologia per i galattosemici comprende deficit neurologici, ritardo di crescita, facilità alle emorragie, ipoglicemia, cirrosi, ingrossamento di milza e fegato, osteoporosi, insufficienza ovarica. Per gli allergici alle proteine del latte la sintomatologia vede reazioni che possono essere immediate (fino a shock anafilattico e angioedema) o ritardate (orticaria, dermatite, vomito persistente, coliche intestinali, diarrea anche sanguinolenta o stitichezza ostinata, broncospasmo, tosse). Attualmente le bevande sostitutive del latte, a base di soia, di riso e altri cereali, di mandorle, eccetera, sono assoggettate all’aliquota IVA ordinaria del 22 per cento. Si valuta che dal 4 al 5 per cento dei bambini sia allergico al latte vaccino. Nel 2016 il valore al consumo dei prodotti sostitutivi del latte vaccino nella grande distribuzione è stato di circa 165 milioni. Il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, elenca nella tabella A, parte II-bis, i beni e servizi soggetti all’aliquota del 5 per cento. Il presente disegno di legge è volto a introdurre la suddetta aliquota IVA agevolata (5 per cento) per le bevande sostitutive del latte a base vegetale.”

Il ddl presentato non considera le motivazioni di chi approccia il consumo di bevande dairy free per motivazioni etiche ma solo chi è costretto all’utilizzo per motivi medici. Il numero di chi diventa consapevole dell’impatto dell’industria lattiero casearia è in costante aumento ed è importante offrire un’alternativa a costo sostenibile anche a chi non VUOLE consumare latte di derivazione animale e non solo chi non PUO’. In ogni caso se il ddl diventasse legge chiunque potrà trarne beneficio.

In Italia sono circa 12 milioni le persone che oggi consumano bevande vegetali, un dato in crescita del 5% rispetto alla fine del 2016. Si tratta di una categoria di bevande apprezzata da un pubblico di età compresa tra i 25 e i 54 anni, più femminile che maschile (58% donne) e con una fascia di reddito medio alto. In Italia questo mercato è cresciuto costantemente negli ultimi 4 anni con un incremento delle vendite a valore del 4,4% nel 2017 rispetto all’anno precedente (dati Nielsen).

I numeri sono impressionanti: secondo l’Osservatorio Agroalimentare il mercato mondiale delle bevande alternative a quelle a base di latte, negli ultimi sette anni, ha più che raddoppiato i valori. Si è infatti passati da un valore delle vendite intorno ai 7,5 miliardi di dollari nel 2010 ai 18 previsti di questo 2018. Il fenomeno riguarda tutti i paesi del mondo. Non si tratta solo di un effetto sostituzione nelle diete dei paesi in cui lo sviluppo è più consolidato, ma di un dato che caratterizza tutte le economie internazionali.

Secondo l’ultimo studio dell’Osservatorio VEGANOK sui consumi del 2018, entro il 2024, il valore del latte vegetale e dei suoi sostituti arriverà a 34,4 miliardi di euro e i driver di spesa lato consumatore sono etica e consapevolezza sui temi legati alla salute.

Valori incoraggianti anche sul fronte imprenditoriale: moltissime aziende consolidate nell’ambito lattiero caseario stanno aprendo linee vegetali per incrociare la crescente domanda del mercato e le formulazioni proposte sono sempre più numerose. Molte anche le aziende 100% dairy free che studiano formulazioni originali. Dai latti più classici come quelli di soia, riso, avena a quelli a base di come canapa, riso nero, anacardi, sorgo, cocco, mandorle, nocciole o pistacchi. Un settore creativo, in crescita ed in grado di soddisfare le esigenze di una clientela in costante aumento.

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