legale moralmente accettabile

Legale significa anche moralmente accettabile?

Il fatto che qualcosa sia legale lo rende automaticamente anche moralmente accettabile? No, e questo è evidente soprattutto quando si parla di animali e diritti: ecco perché.

L’eccesso di violenza e di notizie negative ha fatto sì che ci anestetizzassimo davanti alle tante ingiustizie che caratterizzano la contemporaneità. Quando capita che ancora ci scandalizziamo, però, lo facciamo ad esempio davanti alla violazione dei Diritti Umani, sanciti dalla Dichiarazione Universale del 1948. Perché la violenza sugli animali non genera altrettanto scalpore? E quale ruolo ricopre l’etica nella scelta di sostenere o meno lo sfruttamento delle specie non umane?

Partiamo dall’anti-specismo

Il presupposto è e deve essere sempre quello dell’antispecismo, di cui Peter Singer è stato il primo teorico e sostenitore. Dice Francesco Viola, professore emerito di Filosofia Legale all’Università di Palermo, nel suo saggio “I diritti dell’uomo e l’etica contemporanea”, che alla base della supposta universalità dei diritti umani potrebbe esserci la ricerca del bene. Ma come cambierebbero le cose se al posto dell’essere umano in questo ragionamento fossero compresi anche gli animali non umani? Intendendo l’etica come l’insieme dei valori dell’individuo nei confronti della vita, non va da sé la necessità di assimilare ai propri principi e valori relativi al rispetto della vita umana anche quella degli animali non umani?

Qualche legge a favore degli animali

Risale al 1978 una carta dell’UNESCO che prende il titolo di Dichiarazione dei Diritti Animali, anche se considerando il fatto che questi sono sanciti dall’essere umano ed è da lui che devono essere rispettati sarebbe più corretta la dicitura Dichiarazione dei Doveri dell’Uomo nei confronti dell’Animale. Con questo documento vengono estesi alle specie animali non umani alcuni diritti dell’uomo. I 14 articoli della Dichiarazione, che si può leggere qui, sembrerebbero seguire principi antispecisti, sebbene per esempio all’interno dell’articolo 9 (“nel caso che l’animale sia allevato per l’alimentazione deve essere nutrito, alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà e dolore”) si celi il clamoroso paradosso dell’impossibilità di trattare gli animali non umani come nostri sottomessi e contemporaneamente risparmiare loro la sofferenza che ne deriva.  

Di fondamentale importanza per la protezione degli animali è anche il Trattato di Lisbona del 2007, che nell’art. 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) afferma che gli animali sono “esseri senzienti”, capaci, cioè, di sensazioni, di sentire piacere e dolore. Infine risale a quest’anno la modifica della Costituzione Italiana, che ora all’articolo 9 recita “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. 

Legale moralmente accettabile

Quali sanzioni per chi viola le leggi?

Chi viola i diritti degli animali sa benissimo di fare qualcosa che, considerato in termini assoluti, non può essere considerato un gesto buono. E infatti è raro lo difenda: il tentativo è quello maldestro di provare a mettere delle pezze al proprio operato, come per esempio istituendo, in Italia, quella che prende il nome di Associazione Carni Sostenibili. Dal punto di vista legale, inoltre, la violazione delle norme relative al benessere animale non comporta nessuna sanzione, perché, tranne nel caso di maltrattamento, combattimenti clandestini e competizioni non autorizzate, che sono comportamenti puniti da una legge approvata nel 2004, le direttive in questione non sono che dichiarazioni di intenti e assunzioni di responsabilità da parte dell’essere umano nei confronti degli animali.

Con la consapevolezza di essere immersi in una cultura ancora profondamente specista e consci che prima che il sistema legislativo cambi completamente in ottica di difesa e protezione degli animali ci vorrà molto tempo, cosa se non l’etica come costante ricerca di bene può spingere l’essere umano a frenare lo scempio di cui è al momento responsabile? Se non basta il cambiamento climatico, non bastano gli studi che dimostrano quanto faccia male la carne, forse è proprio l’etica l’unico possibile motore del cambiamento. D’altronde, per quante giustificazioni si trovino al continuo consumo di carne e allo sfruttamento degli animali, chi avrebbe mai il coraggio di dire che uccidere un animale significa fargli del bene?

Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!


Solo con la partecipazione di tutti potremo fare la differenza per la salvaguardia del pianeta.

Scarica gratuitamente il nostro magazine

Leggi altri articoli