maiali 50 gradi

L’inferno dei maiali diretti al macello: niente acqua e temperature di 50 gradi

Maiali costretti per ore in camion a 50 gradi, senza acqua e sotto il sole cocente: una nuova indagine di Essere Animali ha portato alla luce una situazione shock, che riguarda anche il nostro Paese.

Maiali diretti al macello ammassati l’uno sull’altro in camion piccolissimi, senza acqua e con temperature fino a 50 gradi: ancora una volta, un’indagine condotta di recente da Essere Animali ha svelato una situazione aberrante sul trasporto di animali vivi, una pratica che anche in Italia, ogni estate, sottopone migliaia di animali a sofferenze indicibili. In questo caso, l’associazione animalista ha intercettato un camion sull’autostrada A1, che collega Milano a Bologna. Non un caso, visto che il Nord Italia è una zona ricchissima di allevamenti intensivi (soprattutto di maiali) e macelli.

Gli attivisti hanno documentato, in questo luglio caratterizzato da giornate di caldo insopportabile, qualcosa che è difficile perfino da immaginare: decine e decine di animali stretti all’interno di camion di lamiera, boccheggianti per il caldo estremo e privi di qualsiasi accesso all’acqua. Stremati, sofferenti e incapaci perfino di sostenersi sulle zampe, sono costretti a sopportare questo tormento per ore (il caso peggiore, documentato dall’associazione, riguarda un camion partito da un allevamento piemontese e diretto a Faenza, che ha impiegato almeno 7 ore per arrivare al macello).

Trasporto di animali vivi: situazione shock, ma è tutto legale

Non è la prima volta che Essere Animali denuncia questa situazione che, nonostante l’estrema crudeltà, è legale: la normativa attuale di riferimento a livello europeo è il REGOLAMENTO CE n. 1/2005 del 22 dicembre 2004 Sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate, che risulta molto vago rispetto alle effettive tutele da applicare per gli animali coinvolti. Per esempio, anche se si dice che gli animali non possono essere trasportati “in condizioni di sofferenza o che provochino lesioni inutili” e che “la durata del viaggio deve essere ridotta al minimo”, non ci sono disposizioni specifiche: l’interpretazione può quindi essere a discrezione dei trasportatori, con conseguenze terrificanti.

Mentre il Regno Unito è stato il primo Paese europeo a vietare il trasporto di animali vivi, l’Italia fa chiaramente parte di tutti gli altri, nei quali non esistono leggi che regolino questa pratica in maniera chiara e univoca, e comunque mai a piena tutela del benessere degli animali coinvolti. Non ci sono norme che indichino una soglia massima di temperatura (interna o esterna) entro la quale il trasporto non può avvenire, né che obblighino i trasportatori a dare accesso all’acqua agli animali. Questo, nemmeno nel caso di trasporti pari o inferiori alle 8 ore.

Si tratta quindi di un’attività totalmente fuori controllo, a causa della quale gli animali arrivano a destinazione stremati, spesso feriti e in condizioni di forte stress, mentre molti non riescono nemmeno a sopravvivere al viaggio. Essere Animali chiede ancora una volta leggi più severe a regolamentazione di questa attività, delle quali si parla da tempo ma che per ora rimangono solo parole. La Commissione Europea ha l’obiettivo di rivedere la normativa sul benessere animale – compresa quella che regola il trasporto di animali vivi – entro il prossimo autunno, ma quanti animali dovranno ancora patire questo inferno prima di ottenere una vera tutela?

Eppure, a prescindere dalle tutele e dalle modifiche alle norme vigenti che ci auguriamo possano essere messe in atto a breve, l’obiettivo ultimo deve essere quello di mettere fine a qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti degli animali.

Leggi anche: Carne di cavallo, all’Italia il primato europeo per il consumo. Animalisti: “Stop alla mattanza”

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