“L’insostenibile impatto della carne in Italia”: quanto ci costa a livello ambientale e sanitario? – Lo studio

#carissimacarne: è l'hashtag lanciato per presentare questo studio sull'impatto dei derivati animali da un punto di vista ambientale e sanitario. Si tratta di costi che insieme creano un danno alla società di quasi 37 miliardi di euro ogni anno. Ecco i dettagli della ricerca

Il prezzo della carne che milioni di italiani mettono nel carrello ogni giorno, va ben oltre quello riportato in etichetta: c’è un costo aggiuntivo “nascosto” legato ai danni ambientali e sanitari provocati dal consumo di carne e derivati. A rivelarlo è una ricerca indipendente condotta per LAV da Demetra, onlus che si occupa di ricerca scientifica e sostenibilità, e pubblicata in esclusiva da Ilfattoquotidiano. I numeri sono allarmanti e riguardano diverse tipologie di carne, tra le più consumate in Italia. Lo studio, tra l’altro, arriva pochi giorni dopo le dichiarazioni neo Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, che ha sottolineato la necessità di ridurre il consumo di carne per ridurre il nostro impatto ambientale.

Per fare un esempio, al prezzo di un hamburger di manzo da 100 g, si dovrebbero aggiungere 1,9 euro per compensare i danni ambientali della produzione, e 54 centesimi per la spesa sanitaria; in tutto, si tratta di 19 euro in più al chilo. Non è diverso il discorso per un chilo di carne di maiale lavorata come salumi e insaccati – annoverata dall’OMS tra i “cancerogeni umani certi” nel 2015: dei 19 euro in più, ben 14 andrebbero a compensare le spese sanitarie, e 5 le spese legate al danno ambientale. La carne di maiale fresca, invece, avrebbe un sovrapprezzo al chilo di 10 euro (4,9 di costi ambientali, 5,4 di sanitari), mentre la carne di pollo “solo” di 5 euro.

Come sottolineano gli esperti, questi costi aggiuntivi ricadono sistematicamente sui cittadini italiani, che ogni anno pagano 36,6 miliardi di euro per la salute pubblica e l’ambiente, indipendentemente che scelgano o meno di consumare carne e derivati. Parliamo in media di 605 euro pro capite, divisi in 48% per i costi ambientali e 52% per le spese sanitarie collettive. “Queste cifre rendono la produzione di carne economicamente insostenibileha dichiarato a ilfattoquotidiano.it l’ingegnere ambientale Guido Scaccabarozzi, ricercatore di Demetra tra gli autori del report Se fossi un allevatore e lo Stato mi chiedesse di compensare i costi ambientali e sanitari che contribuirei a produrre, lo considererei un forte deterrente”.

Focus on: il 90% dei danni sanitari deriva dalla carne lavorata

Dallo studio Demetra, emergono dati preoccupanti sulla relazione tra il consumo di carne lavorata (soprattutto di maiale) e le spese sanitarie a esso collegate. Secondo gli esperti, gli italiani ne consumano in media 46 grammi al giorno, che gravano sulle tasche degli italiani per un totale di 14,4 miliardi di euro per compensare l’impatto sanitario (tenendo conto anche dell’impatto ambientale, i costi arrivano a 19,7 miliardi). La carne di maiale causa il 54% dei danni economici – tra ambiente e sanità – che gli italiani devono “risarcire” annualmente.

Per la carne di bovino, compresa quella lavorata, impatta per il 31% sui costi totali; i danni economici totali si aggirano intorno agli 11,5 miliardi di euro, di cui 8 miliardi a causa dell’impatto ambientale degli allevamenti. Il motivo è legato soprattutto alle emissioni di metano generate dagli animali, ma anche alla resa minore in termini di conversione alimentare. La carne di pollo grava per circa 3,2 miliardi di euro, che nello studio in questione sono attribuiti solo all’impatto ambientale. Il motivo è legato alla mancanza di evidenze scientifiche che mettano in correlazione il consumo di carne di pollo con l’insorgenza di patologie. Per le altre carni, invece, è stato possibile fornire dati certi perché la scienza ha riscontrato già da tempo un rapporto causale tra il loro consumo e l’insorgenza, in particolare, di quattro gravi malattie. Nello specifico carcinoma del colon-retto, diabete di tipo 2, ictus e patologie cardiovascolari.

Il calcolo è avvenuto partendo dalle curve di rischio in funzione del consumo giornaliero in Italia di carne rossa (43,8 grammi al giorno) e lavorata (46 grammi). L’unità di misura è il Daly (Disability-Adjusted Life Year), un valore che prende in considerazione diversi fattori: il carico complessivo della malattia, il numero di anni in salute persi a causa di problemi legati alla malattia, disabilità o morte prematura. Il risultato è scioccante: il consumo dei due tipi di carne è responsabile di 53mila Daly persi a causa del carcinoma del colon-retto in Italia, con un costo per la società di 2,9 miliardi; di oltre 177mila Daly persi per diabete di tipo 2 con un costo di 9,7 miliardi, di quasi 116mila Daly persi per ictus (costo 6,3 miliardi) e di 103mila Daly persi per malattie cardiovascolari (5,7 miliardi).

Quello che si sottolinea nello studio è che è la carne lavorata il responsabile principale, contribuendo per quasi il 90% dell’impatto sanitario.

Impatto ambientale: è quasi tutta colpa della carne di bovino

Un altro dato interessante riguarda il costo legato all’impatto ambientale del consumo di carne, calcolato sulle emissioni generate nell’intero ciclo di produzione (allevamento, macellazione, lavorazione, imballaggio, distribuzione, consumo e trattamento reflui); a queste si aggiungono le emissioni legate alla produzione di energia necessaria per la produzione. Gli studiosi hanno preso in considerazione 11 categorie di impatto, e il risultato è che la carne di bovino genera il maggior costo sulla società: per ogni 100 grammi, la società subisce danni per 1,35 euro.

Un etto di carne di maiale ha un prezzo “nascosto” che varia dai 49 centesimi per quella fresca, ai 51 centesimi per quella lavorata; 100 grammi di carne di pollo, invece, costano 47 centesimi. Ma non basta, perché facendo un raffronto con un alimento vegetale, la differenza si fa ancora più evidente. Gli esperti affermano che un chilo di carne di pollo o di maiale genera 8 volte più costi per la società rispetto a un chilo di legumi, ma la stessa quantità di carne di bovino comporta 23 volte più danni economici rispetto ai legumi.

Guarda il video della diretta Facebook, in cui sono intervenuti Roberto Bennati, Vicepresidente LAV; Giulia Innocenzi, giornalista e scrittrice;  Guido Scaccabarozzi, ricercatore di Demetra:

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