peste suina

Lombardia: arriva la peste suina in un allevamento di Pavia

Allarme in Lombardia: arriva la peste suina nella regione che ospita 4 milioni di maiali. Ennesima prova della pericolosità del sistema allevamenti.

Torniamo a scrivere di peste suina in Italia, a distanza di un anno e mezzo dai primi casi registrati tra Piemonte e Liguria a inizio 2022. Questa volta siamo a Pavia, in un allevamento di suini in cui nel corso del mese di agosto si è manifestata una mortalità anomala scaturita appunto da un focolaio della malattia. Un fatto gravissimo, che dimostra ancora una volta non solo la pericolosità del sistema allevamento in generale – con tutte le problematiche per la salute umana e il benessere degli animali – ma come per via dei nostri consumi non etici e insostenibili debbano pagare, tra sofferenze atroci, animali infetti e sani, abbattuti per precauzione. Quando diremo basta a tutto ciò?

Il focolaio di peste suina in un allevamento di Pavia

La peste suina questa volta colpisce un allevamento commerciale nel pavese, a Montebello della Battaglia, dove da inizio agosto hanno cominciato a morire più maiali del solito. I Nas sono subito intervenuti per valutare eventuali negligenze e mancanze nei controlli, segnalando tutto alle autorità, mentre la Regione Lombardia ha confermato che i decessi in allevamento fossero legati a un focolaio di peste suina.

Non una novità, visto che è ormai conclamato come gli allevamenti – di qualsiasi tipo, ma soprattutto intensivi – siano il luogo perfetto per la proliferazione di virus e malattie non solo pericolose per gli animali in essi rinchiusi, ma anche per gli esseri umani. In questo caso, la peste suina non colpisce gli umani, ma è tremendamente letale per i suini – sia maiali che cinghiali – che, se hanno la sfortuna di non essere infetti ma di essere imprigionati negli stessi allevamenti di altri individui contagiati, vanno incontro comunque a una morte prematura e in mano totalmente all’uomo. Una vera e propria strage, quindi, che colpisce animali infetti e non.

L’ennesima prova della insostenibilità del sistema allevamenti

La cosa più triste di tutta la faccenda è il modo in cui, all’emergere di una notizia del genere, gli allevatori della zona del Pavese siano ora in allarme non per il benessere dei “loro” animali, ma solo per i danni economici che un focolaio di peste suina può arrecare all’export italiano di prodotti a base di carne di maiale. L’indagine epidemiologica intanto procede, con il coordinamento del Dipartimento Veterinario della ATS di Pavia e dell’Unità Veterinaria della Regione Lombardia e per ora si esclude alcun contatto tra i maiali in allevamento e i cinghiali, che nel 2022 erano stati al centro delle notizie legate all’espandersi dell’epidemia tra Liguria e Piemonte.

Una situazione comunque da non sottovalutare e che dimostra come basti poco, pochissimo per dare il via a una vera e propria strage di animali che ci ostiniamo a tenere prigionieri – senza che lo abbiano mai scelto – in allevamenti che già normalmente sono luoghi di sfruttamento e morte prematura per mano dell’uomo. Monitoreremo sicuramente l’avanzamento della vicenda, visto che la Lombardia è la regione che ospita oltre 4 milioni di maiali in quasi 2800 allevamenti e si prepara, forse, a un periodo molto difficile per arginare il più possibile l’avanzamento di una vera e propria epidemia.

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