Mela: la nuova materia prima della “pelle” finta 100% vegetale

Arredamento e abbigliamento stanno guidando la ricerca verso nuovi materiali sostenibili; alternative vegetali e naturali che forniscano un'alternativa alle fibre sintetiche di derivazione petrolchimica. Un designer francese ha studiato un materiale derivato dalle mele per la sua linea di arredamento.

I tempi sono cambiati da quando la finta pelle veniva considerata un’alternativa scadente ed “economica” alla pelle animale e molte griffe e gli appassionati stanno ora abbracciando il faux. La fake leather è un vero e proprio trend che sta catturando l’interesse di diversi settori: dal fashion al design.

Ci sono aziende, che hanno deciso di lavorare per soddisfare tutti i requisiti di sostenibilità e hanno investito in ricerca e sviluppo per produrre materiali rinnovabili, etici e cruelty free.

Buccia di mela nel design e nell’arredamento.

Il designer francese Philippe Starck ha creato una collezione di 16 pezzi d’arredamento usando lo scarto della mela. Starck ha dichiarato: “Facciamo finta di ignorare la questione ma abbiamo davvero bisogno di trovare altre soluzioni. Oggi, forse le mele possono darci un indizio nel trovare una risposta Come Eva, Newton e William Tell, crediamo nell’Apple Power. Speriamo che questo divano fatto con le mele crei un nuovo paradigma di rispetto reciproco basato sulle alternative vegetali!”

E aggiunge: “Non voglio uccidere. Il mio è chiaramente un concetto filosofico. ”

Apple Ten Lork è fatto con prodotti biologici industriali di scarto. È disponibile nei colori bianco, arancione e nero ed è uno dei numerosi materiali in pelle di mela prodotti da Frumat, un’azienda italiana che ricicla i rifiuti industriali biologici per creare prodotti eco-compatibili e sostenibili.

L’idea è di trasformare i residui biologici industriali in una nuova materia prima e sviluppare materiali innovativi con basi biologiche altamente sostenibili. Quei residui, classificati come rifiuti speciali, finirebbero in discarica o in alcuni casi, bruciati.”

ha spiegato Frumat in una interviststa per la rivista Dezeen. ”

Questi prodotti sono importanti perché aggiungono un elemento fondamentale alle alternative della pelle e colmano un gap. Sì, perché le fibre sintetiche, seppur siano 100% cruelty free, non sono la risposta ambientale migliore.

Le fibre sintetiche, come il poliestere (che rappresenta oltre la metà della produzione della fibra tessile totale), nylon e acrilico, richiedono meno acqua rispetto alle fibre vegetali di cellulosa. Sono più durevoli e richiedono meno terreni agricoli, ma la loro produzione dipende dalla materia prima petrolifera ed è ad alta intensità energetica. Inoltre non sono biodegradabili e disperdono microfibre palstiche durante l’uso con il relativo problema dell’inquinamento da microplastiche ormai noto. La finta pelle è una tappa ma non la soluzione definitiva verso alternative più sostenibili.

Alcune informazioni importanti sulla distinzione tra ecopelle e la finta pelle. Quando scegliete i vostri prodotti per l’arredamento o anche l’abbigliamento, fate attenzione alle diciture.

ECOPELLE e FINTA PELLE NON SONO LA STESSA COSA

Attenzione a non confondere i concetti perché si rischia di incorrere in un grave errore di valutazione. L’ecopelle non è affatto un sinonimo di similpelle o finta pelle. Precisando che i termini “cuoio”, “pelle” e sinonimi, sono disciplinati dalla legge 1112/66 e riservati esclusivamente a prodotti ottenuti dal processo di concia di spoglie animali, ecco la differenza tra i due termini:

FINTAPELLE, PELLE SINTETICA o SIMILPELLE: è una fibra sintetica di derivazione petrolchimica che viene trattata come un tessuto.

ECOPELLE: l’ecopelle e le sue varie accezioni (ecocuoio, ecoleather e similari) è una pelle vera e propria, quindi di origine animale. Si differenzia dalla pelle non eco perchè viene prodotta seguendo un protocollo a basso impatto ambientale stabilito dalla norma Uni 11427-2015 “Cuoio – Criteri per la definizione delle caratteristiche di prestazione di cuoi a ridotto impatto ambientale”.

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