Influencer vegana

Muore influencer “vegan”, ma è l’ennesima bufala dei media: mangiava solo frutta

Ormai da giorni non si parla che della presunta influencer vegana, che sarebbe morta a causa della sua dieta povera e restrittiva. Peccato che la donna non fosse vegana, dal momento che mangiava solo frutta, semi e germogli.

In questi giorni non fa che circolare la notizia, raccontata con titoli sensazionalistici anche dai media italiani, della morte di un’influencer presentata come vegana e che “mangiava solo semi di girasole, frullati e succhi di frutta“: peccato che questa non sia affatto la dieta di una persona vegan e che, una volta di più, ci troviamo di fronte a vera e propria disinformazione divulgata con noncuranza sul web e non solo.

Sì, perché i giornali non sembrano aspettare altro che l’occasione giusta per screditare e svilire la scelta vegan attraverso la diffusione di notizie parziali, inesatte o spesso totalmente inventate, proprio come in questo caso: se una persona si nutre soltanto di frutta, semi oleosi e frullati, semplicemente, non è vegana. Un regime alimentare che prevede il consumo di sola frutta ha un nome ed è fruttarismo, ma non ha niente in comune con una dieta vegan. O meglio: se da una parte condividono l’esclusione di carne e derivati animali, dall’altra il fruttarismo manca totalmente di gruppi alimentari imprescindibili quali cereali, legumi e frutta secca che invece la dieta vegan include, ed è per questo che non si possono assolutamente sovrapporre. La donna di cui si parla, Zhanna Samsonova, aveva 39 anni ed evidenti problemi di malnutrizione, ma non si esclude possa essere morta anche a causa di un’infezione che niente aveva a che vedere con l’alimentazione.

La scelta vegan raccontata (male) tra sensazionalismo e disinformazione

Il fatto che i media abbiano deciso di riportare la notizia con titoloni che sembrano gridare allo scandalo, come se fossimo di fronte alla prova inconfutabile che una dieta plant-based sia assolutamente e indiscutibilmente letale, è gravissimo per diversi motivi. Per primo, il più banale: il dovere di un giornalista è quello di raccontare la realtà, sempre e comunque. Se è vero che l’errore è umano e che non sia possibile avere contezza assoluta di ogni argomento, è altrettanto vero che il primo dovere di chi fa questo lavoro è informarsi, per poter garantire la massima accuratezza possibile nel riportare le notizie. Qui invece si vede solo leggerezza, disinformazione e pressapochismo, che sicuramente non si conciliano con il buon giornalismo.

influencer vegana

Ancora più grave è il fatto che questa non è certo la prima occasione in cui i media abbiano deciso di raccontare la scelta vegan distorcendola e manipolandola, omettendo informazioni (per volontà o ignoranza, non è dato saperlo) in modo tale da creare paura e diffidenza verso questo stile alimentare e di vita. Come se non si riuscisse proprio ad accettare che un’alimentazione plant-based ben pianificata non solo è possibile, ma perfino auspicabile per chiunque.

La scelta vegan non piace, destabilizza, fa paura perché porta a mettere in discussione tradizioni, abitudini e stili di vita così ben radicati da sembrare gli unici possibili e immaginabili, ma anche a rendersi conto che un’alternativa etica e sostenibile esiste ed è alla portata di chiunque. Ecco allora che la narrazione del veganismo – ovunque, ma con particolare sollecitudine da parte dei media generalisti italiani – si trasforma in una caccia alle streghe per portare alla luce a tutti i costi ipotetiche falle, mancanze ed errori nell’alimentazione plant-based. Siamo nel 2023 e sarebbe anche ora di smettere di strumentalizzare le notizie – spesso tragiche, come in questo caso – per portare avanti un’informazione faziosa e approssimativa attorno al veganismo.

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