Nanotecnologia e detergenza: un connubio all’avanguardia firmato Nanotech Surface

Global wellness è il principio secondo il quale si studiano soluzioni per migliorare la vita quotidiana a partire dai suoi elementi costitutivi fondamentali: qualità dell’aria, qualità dell'acqua, qualità dell’ambiente domestico e di lavoro. Lo scopo è fornire gli strumenti per garantire la migliore vivibilità degli ambienti attraverso l’eliminazione di ogni elemento inquinante. Scopriamo di più con l'azienda Nanotech Surface.

Nanotech Surface, lavora perseguendo un obiettivo molto ambizioso: trovare soluzioni semplici a problematiche complesse ed articolate come l’inquinamento indoor fornendo gli strumenti per una nuova qualità dell’abitare e del vivere. L’azienda studia, sperimenta, produce e commercializza processi, prodotti o additivi nanotecnologici capaci di far interagire le superfici dei manufatti in maniera attiva nella decontaminazione ambientale e nel risparmio energetico.

Il loro raggio d’azione è molto ampio ma la detergenza è senz’altro un ambito molto rilevante nella loro attività: la linea di prodotti EcoNano Green Project, conforme allo standard VEGANOK, è ecosostenibile e biodegradabile. Le composizioni dei diversi prodotti di origine vegetale e naturale, derivano tutte da medesimi ingredienti che, opportunamente lavorati, compongono la formulazione di detergenti differenti.

La gamma per la quale Nanotech Surface ha scelto lo standard di garanzia VEGANOK, è molto variegata. Ecco alcuni dei prodotti della linea:

  • Detergente Multiuso Super-concentrato composto da ingredienti naturali, quali: aloe vera, calendula, menta piperita, valeriana, tiglio, amamelide, lavanda, rosmarino, salvia e timo.
  • Detergente Elimina Odori
  • Prodotti cosmetici  della linea Ocean per il corpo, formulato con ben 13 piane officinali, 100% naturali e biodegradabili, a pH neutro, come i Body gel e gli Scrub.

Abbiamo intervistato Alessandro Torretta, amministratore unico e Project Manager della Nanotech Surface. Impegnato da sempre nella ricerca scientifica sui nanomateriali, ha collaborazioni con Università e Centri di ricerca, partecipando attivamente a diverse edizioni di Nanoforum; dal 2016 collabora nell’organizzazione della summer school italiana del M.I.T. di Boston, in qualità di tecnico nanotecnologo esperto in processi di cavitazione.

Può spiegarci esattamente cosa significa impiegare la nanotecnologia nella produzione di detergenti di questo tipo a fronte di una composizione che include per la quasi totalità estratti vegetali?

Il progetto EcoNano Green ha portato all’ingegnerizzazione di alcune Supramolecole, ovvero dei raggruppamenti di pezzi di molecole intercalati da strati di acqua; tali strati di acqua hanno un potenziale elettrico da noi prestabilito, capace di interagire con diversi potenziali elettrici che si trovano sulle superfici. Lo studio è partito in primis dall’individuazione della problematica a cui andava applicato il detergente e poi allo studio dell’utilizzo del giusto flavonoide in base allo sporco da rimuovere. Dopo aver rimosso lo sporco la supramolecola tenderà a lucidare o ammorbidire e proteggere la superficie o la fibra. La tecnologia di estrazione degli estratti vegetali da piante e il processo di fermentazione dei Dimytil, sono eseguiti tramite sonicazione in acqua. Questo processo estremamente innovativo viene utilizzato in ambito farmaceutico per particolari estrazoni di fitofarmaci molto complessi.

Una volta ottenuti i singoli componenti della supramolecola, si manda in cavitazione l’acqua con determinate onde ultrasoniche a frequenze prestabilite; dopodiché si flussano i vari elementi che andranno a costituire la supramolecole. La nanotecnologia in questo caso si trova nel processo ultrasuoni; si creano nuove molecole funzionalizzate partendo da basi naturali e utilizzando metodi di estrazione basso-energivori in modo da avere due vantaggi: Il primo è che, usando basi vegetali e naturali, le materie prime possono essere reperite da un produttore locale secondo i buoni principi dell’economia circolare; il secondo è che i costi di impianto e di processo sono minimi a differenza di grandi impianti industriali per la produzione di detergente.

Il prodotto che si ricava è molto versatile e pensato per fare tante cose diverse fra loro. Il prodotto di risulta non è un nano-materiale poiché nessuna delle sue dimensioni è nano; è dermatologicamente testato, è prontamente e facilmente biodegradabile, ha 2 pallini verdi nel Biodizionario su tutti gli ingredienti.

Sistema di catalogazione degli ingredienti su Biodizionario.it.

Oggi sia in ambito alimentare che cosmetico e anche nella detergenza, uno dei trend più interessanti è l’attenzione ai “senza”. Sempre più spesso nelle etichette leggiamo diciture come “senza parabeni”,”senza solventi” ecc. Quali sono i “senza” sui quali avete maggiormente lavorato e perchè?

Ci sarebbe da citarne parecchi: diciamo che EcoNano Green Project non ha nessun tipo di sostanza pericolosa o ritenuta allergizzante; noi indichiamo tutti gli ingredienti in etichetta. Credo che questa sia la sola possibilità per un consumatore attento di poter valutare un prodotto.

Sempre più attuale è il tema dell’inquinamento indoor. Si parla addirittura di “Sindrome da edificio malato” dovuta anche all’uso di prodotti che producono elevate quantità di VOC (Volatile Organic Compounds, Composti Organici Volatili). I vostri prodotti sono esenti da VOC?

I nostri prodotti sono esenti da VOC indicati come pericolosi o sospetti dalle direttive Europee molto restrittive in merito. In realtà un prodotto chimico per la detergenza generalmente non emette un grand numero di VOC ma il fatto stesso che sia in grado di emetterli, seppur in minima quantità, ci lascia comprendere la sua pericolosità. I VOC infatti tendono a saturare gli ambienti e il rilascio quotidiano costante di poche particelle è già un grande problema per la salute pubblica. Questo tipo di inquinamento, rappresenta la causa del 12 % delle morti a livello mondiale e l’85 % dei casi di morte dovute a scarsa qualità ambientale.

La Nanotech Surface ha un raggio d’azione molto ampio. Non solo detergenza ma anche produzione di vernici e molto altro. Il nodo nevralgico della vostra filosofia è la sostenibilità. Si legge in una scheda informativa della Commissione Europea in merito allo sviluppo sostenibile :

“Il nostro pianeta e la nostra economia non sopravviveranno se continueremo a seguire i dettami del “prendi, trasforma, usa e getta”. Le risorse sono preziose e vanno conservate, sfruttandone al massimo il potenziale valore economico. L’economia circolare si prefigge di ridurre i rifiuti e proteggere l’ambiente, ma presuppone anche una profonda trasformazione del modo in cui funziona la nostra intera economia”.

Qual è il suo punto di vista?

Si è corretto. L’economia circolare deve prendere il sopravvento su questa attuale economia. Bisogna ri-pensare i prodotti: vanno costruiti meglio e devono durare a lungo; devono essere costruiti con materie prime rinnovabili e di facile manifattura e devono essere riciclabili o facilmente smaltibili. Bisogna partire dalle esigenze dell’uomo, osservare gli stili di vita di ognuno di noi e progettare pensando all’essere umano.

Significa ripensare il paradigma legato al profitto del nostro sistema economico…

Il profitto sarà una conseguenza della buona vendita del prodotto e dovrà essere re-investito nella ricerca e sviluppo di prodotti futuri. Oggi la tecnologia ci permette produrre oggetti di uso quotidiano da materie vegetali utilizzando semplicemente una stampante 3D: la produzione in kit di assemblaggio è già una realtà in molti posti al mondo. Lo stesso concetto si sta applicando anche alla produzione di macchine elettriche. Queste operazioni virtuose spingono al chilometro zero con il vantaggio più prezioso di tutti: utilizzare al meglio le risorse del territorio e creare delle filiere in grado di autosostentarsi su piccola scala.

Una svolta epocale si è avuta un pò in sordina quando l’IBM è riuscita a costruire un microscopio atomico, ovvero un microscopio in grado di “sentire” invece che vedere, capace quindi di andare oltre il limite ottico della luce scendendo al di sotto dei micron, arrivando fino ai nanometri. Con questa scoperta, si è avuta la possibilità di ingegnerizzare la materia su scala nanometrica e creare organismi viventi da soluzioni liquide. Oggi la tecnologia con sensori e rilevatori può informarci in tempo reale di cosa sta accadendo intorno a noi e possiamo sviluppare sistemi passivi di difesa ambientale che, trasformati nei prodotti di uso, comune diventeranno una abile arma contro smog e inquinamento.

Scheda aziendale e gamma dei prodotti conformi allo standard VEGANOK, disponibili a questo link: www.veganwiz.com/it/company/nanotech-surface/

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