Natale 2020: nel Regno Unito spopolano le alternative vegetali, e in Italia?

Il Regno Unito consolida il proprio passaggio alle alternative plant-based, già in atto da diverso tempo, in questo Natale alle porte: un report pubblicato dal Guardian prevede che un consumatore britannico su quattro porterà in tavola più opzioni vegetali rispetto al passato. E la situazione in Italia qual è?

Già da tempo si parla di una vera e propria rivoluzione dei consumi nel Regno Unito, dove sempre più consumatori scelgono alimenti vegetali e le aziende si adeguano con un ampliamento della produzione in linea con il boom di richieste. Anche in questo Natale segnato dalla pandemia, secondo un report stilato dal Guardian, più di un britannico su quattro prevede di portare in tavola più opzioni vegetali rispetto al passato. Le grandi catene di supermercati del Paese, come Tesco e Waitrose, confermano un’eccezionale impennata delle vendite di prodotti vegetali alternativi ai classici della tradizione natalizia. Ma non solo, perché proprio la GDO offre un’ampia gamma di alternative plant-based in “edizione natalizia”, come sostituti dei tradizionali piatti a base di tacchino che sono letteralmente stati presi d’assalto.

Una tendenza decisamente in linea con la diminuzione dei consumi di derivati animali legata al diffondersi della pandemia da Covid-19 e che ha interessato il mercato alimentare globale: la consapevolezza che il Covid sia una zoonosi ha fornito un motivo valido per ripensare ai modelli di consumo e all’impatto delle proprie abitudini alimentari. Sono soprattutto i Millennials – i giovani nati tra il 1981 e il 1996 – a guidare il cambiamento in termini ideologici oltre che di acquisti e, anche a Natale, condurranno la svolta plant-based. Secondo un sondaggio realizzato oltreoceano dalla società di ricerche OnePoll, il 70% delle famiglie preparerà almeno un piatto a base vegetale durante le festività natalizie, ma i Millennials (74%) hanno maggiori probabilità dei Baby Boomers (49%) di mangiare alternative vegetali durante il periodo festivo.

Ovviamente non mancano i riferimenti ai consumatori flexitariani, che prediligono un’alimentazione di tipo vegetariano senza però rinunciare al consumo sporadico di carne. Sono loro i veri game changer in questo settore, ed è a loro che la maggior parte dei produttori si rivolgono nella loro proposta di alternative vegetali, perché rappresentano una fetta di consumatori in costante aumento, in ogni parte del mondo.

E in Italia?

A quanto ci risulta, attualmente non ci sono stime o report ufficiali che indichino se, quanto e come il Natale degli italiani sarà all’insegna di piatti vegetali, anche se sappiamo che non mancano le aziende che puntano sul vegan parlando di pandoro e panettone. “Senza lattosio” e “senza glutine” sono i claim che spiccano tra le etichette, ma sempre più produttori puntano anche ai consumatori che scelgono di diminuire il proprio consumo di proteine animali, lanciando referenze 100% vegetali. Sul fronte della produzione artigianale 100% vegetale, si sta lavorando per l’immissione sul mercato di prodotti semilavorati che possano fornire a pasticcerie, panetterie e locali una valida base da cui partire per creare la propria linea di dolci di Natale 100% vegetali.

Sugli scaffali dei supermercati, però, spiccano anche decine di prodotti vegetali che ben si prestano a diventare i protagonisti dei piatti di Natale, anche in Italia. Tantissime aziende, proprio durante questo 2020, hanno immesso sul mercato una varietà di prodotti interessante pensata per rispondere all’aumento del numero dei vegani, ma anche alle richieste di consumatori più consapevoli e informati che scelgono stili di vita più sani.

La nostra tradizione culinaria, inoltre, racchiude in sé moltissime preparazioni vegetali e non mancano quei piatti che possano essere facilmente “veganizzati” eliminando o sostituendo qualche ingrediente. Preparare piatti senza derivati di origine animale, con ingredienti semplici ma allo stesso tempo adatti alle festività natalizie, è davvero alla portata di tutti. Senza contare che, in questo momento in cui la sostenibilità ambientale è un obiettivo primario, un menu di Natale 100% vegetale risulta la scelta migliore. A confermarlo è la Humane Society International (HSI), secondo la quale un pasto la cui portata principale è, ad esempio, un arrosto di tacchino per una famiglia di sei persone – compresi salse e contorni a base di carne come wurstel di maiale in camicia – emette 23,5 chilogrammi di CO2. Si tratta della stessa quantità di anidride carbonica emessa da un’auto a benzina standard percorrendo una distanza di 126 km.

Al contrario, un arrosto vegano per sei persone emette solo 9,5 chilogrammi di CO2. Ciò equivale a guidare percorrendo una distanza di 50,8 km. L’arrosto preso in esame nella ricerca include patate cotte in olio vegetale, wurstel vegan in camicia ripieni di salvia e cipolla e una salsa a base di verdure. Precedenti studi hanno suggerito che una dieta vegana può ridurre fino all’84% il proprio impatto ambientale. HSI aggiunge che se tutti gli inglesi optassero per una cena di Natale a base vegetale, due milioni di tacchini e 125.000 suini verrebbero salvati dal macello. Numeri a dir poco agghiaccianti.

Non ci sono più scuse: un Natale vegan è possibile oltre che utile. Per noi, per gli animali e l’ambiente.

 

Per approfondire: Menù di Natale e impatto etico ambientale: il migliore è quello vegetale

 

Laura Di Cintio

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