Niente menu vegano all’Hotel 5 Stelle: lo chef pluristellato Daniel Humm chiude con il Claridge’s di Londra

È divorzio tra Humm e il ristorante stellato dell’Hotel londinese, al cui menu lo chef voleva dare una svolta plant-based: “Rispettiamo la sua scelta, ma non è la nostra”.

“Non è mai stato più chiaro che il mondo sta cambiando e che dobbiamo cambiare con lui”. È così, ribadendo la scelta e la necessità di proporre e promuovere una cucina totalmente plant-based che Daniel Humm, pluristellato chef svizzero, ha commentato su Instagram la notizia del suo divorzio con il Claridge’s Hotel di Londra. Nel rinomato ristorante dell’Hotel, Humm aveva recentemente tentato di introdurre un menu completamente vegano. La risposta della direzione è però stata un no categorico, con le strade dello chef e del Claridge’s a separarsi improvvisamente. 

 Il Claridge’s non segue le orme dell’Eleven Madison Park: no al menu vegano

Motivato a perseguire una proposta di alta ristorazione totalmente vegetale come già fatto lo scorso maggio all’Eleven Madison Park di New York, Daniel Humm voleva rivoluzionare la proposta culinaria del Davies and Brook, storico ristorante dell’hotel Claridge’s di Londra, di cui era consulente sin dal 2019

 

 

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Obiettivo dello chef svizzero, nel 2017 primo con il suo ristorante nella prestigiosa classifica dei 50 migliori ristoranti al mondo, dire addio al tradizionale menu seguito dal Davies and Brook a favore di uno più etico, sostenibile e soprattutto completamente plant-based. La direzione dell’hotel ha però declinato subito la proposta, per paura di perdere affezionati clienti interessati ai piatti di carne per cui il locale è particolarmente conosciuto, come suggerisce la stampa inglese. Una decisione che ha di fatto posto fine al rapporto di collaborazione tra l’hotel e Humm, che si concluderà il 31 dicembre 2021.

Daniel Humm e la proposta di un’alta cucina veg

In una nota ufficiale condivisa su Twitter, si legge che pur rispettando il punto di vista e la scelta intrapresa dallo chef svizzero, il Claridge’s ha scelto di non seguirli e per questo motivo – a quanto pare senza alcun rancore – le strade a breve si separeranno. Daniel Humm ha commentato su Instagram l’accaduto, specificando come lavorare per il Claridge’s sia stato comunque “un sogno diventato realtà”, e cogliendo l’occasione per ribadire ulteriormente l’importanza di adottare uno stile di vita e soprattutto alimentare plant-based.

 

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Diventato vegano durante la pandemia del 2020, nel 2021 lo chef svizzero si è impegnato a promuovere un’idea di cucina di lusso vegana a partire dal suo Eleven Madison Park, diventato il primo ristorante vegano con tre stelle Michelin. Alla riapertura, come specificato da Humm, il ristorante ha infatti rimosso qualsiasi prodotto di origine animale. “A metà dello scorso anno – come Humm ha spiegato sul sito del suo ristorante newyorkese – ci siamo resi conto che non solo il mondo è cambiato, ma anche noi siamo cambiati. Abbiamo sempre operato con sensibilità sull’impatto che abbiamo su ciò che ci circonda, e stava diventando sempre più chiaro che l’attuale sistema alimentare non è sostenibile, in tanti modi”.

Oltre il no del Claridge’s: la ristorazione plant-based è in crescita

Un punto di vista che sempre più chef e ristoranti in giro per il mondo stanno facendo proprio, rendendosi conto dell’urgenza di agire e consumare in modo più etico e sostenibile, rispettoso quindi nei confronti di animali, ambiente e benessere, senza però rinunciare alla qualità e ad una proposta di cucina di lusso. Nemmeno un anno fa parlavamo del primo ristorante vegano francese ad aver ottenuto una stella Michelin, l’Ona di Ares, vicino Bordeaux, mentre proprio a Londra, a pochi isolati dal Claridge’s, lo chef francese Alexis Gauthier propone un menu totalmente vegetale lasciandosi alle spalle i piatti ricchi di carne e derivati animali della tradizione francese, prima punto fisso del suo Gauthier Soho

Altro esempio di alta cucina che punta alla tradizione ma in chiave totalmente plant-based è Kajitsu, ristorante giapponese una stella Michelin di New York, che propone una cucina shojin ispirata al Buddismo Zen in cui la cura e la preparazione del cibo rispettano abitudini secolari legate alla cottura e alla creazione di curatissimi piatti di verdure e cereali. La strada per il cambiamento e per la diffusione di un’alimentazione plant-based passa anche da scelte coraggiose e in rottura con il passato come quella di Humm, vere e proprie prese di posizione che, se accolte, possono dimostrare come l’introduzione di abitudini alimentari più coscienziose e consapevoli non determini per forza limitazioni in termini di proposta e ricerca culinaria. 

 

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