Nomisma: nel carrello degli italiani più frutta e verdura che nel resto d’Europa

I dati parlano di un'Italia che consuma grandi quantità di alimenti vegetali rispetto al resto d'Europa: nel 2020 gli italiani hanno consumato 160 kg tra frutta e verdura pro capite, contro - per esempio - i 109 kg della Germania e i 101 kg del Regno Unito.

Frutta e verdura abbondano sulle tavole degli italiani, più che nel resto d’Europa. A dirlo sono i dati di Organic F&V Monitor, l’Osservatorio promosso da AssoBio e Alleanza Cooperative Italiane e curato da Nomisma. Quello che emerge è che l’81% degli italiani consuma almeno una porzione di frutta o verdura al giorno, mentre nel resto d’Europa abbraccia questa buona abitudine solo il 64% dei consumatori. Il primato, però, riguarda anche le quantità e non solo la frequenza di consumo: lo scorso anno, segnato dallo scoppio della pandemia e da un cambiamento netto nelle abitudini anche alimentari dei consumatori, gli italiani hanno consumato 160 kg tra frutta e verdura pro capite, contro – per esempio – i 109 kg della Germania e i 101 kg del Regno Unito.

Secondo le rilevazioni, però, solo una minoranza dei consumatori italiani rispettano le linee guida dell’OMS, che raccomandano il consumo di almeno 400 grammi di vegetali al giorno (4 porzioni): in Italia solo il 19% della popolazione consuma 440 gr/die di frutta e verdura. Nelle fasce più giovani della popolazione il consumo di questi alimenti è basso e in diminuzione, mentre tra gli italiani fra i 65 e i 74 anni è in aumento, anche se solo il 23% dei consumatori seguono queste linee guida.

Nonostante questi dati, comunque, il nostro paese è al primo posto in Europa per il consumo quotidiano di frutta (77%) e al terzo posto per il consumo giornaliero di verdura (47%). Durante lo scorso anno si è assistito a un aumento dei consumi in questo settore, complice anche la volontà di seguire stili di vita più sani e sostenibili. Il 2021, poi, è stato eletto dalla FAO l’anno internazionale della frutta e della verdura, per promuovere l’importanza del consumo di questi alimenti, per la salute ma anche per la sostenibilità ambientale.

Per approfondire: FAO, il 2021 è l’anno della frutta e della verdura: il futuro è plant-based

Frutta e verdura: bio, italiane e a km zero

Secondo i dati, nell’anno della pandemia sono aumentati gli acquisti di ortofrutta in GDO: +9% a volume e +8% a valore rispetto al 2019. I motivi sono legati sia alla necessità di mangiare a casa per via delle restrizioni anti Covid, sia alla volontà dei consumatori di avvicinarsi a stili di vita più sani. Per la frutta, il driver di acquisto principale è risultato il contenuto di vitamine, mentre hanno subito un calo di vendite la frutta e la verdura di IV e V gamma, per via del maggior tempo a disposizione per la preparazione del cibo.

Durante il lockdown sono aumentati gli acquisti online (1 famiglia su 4), non solo sui canali della GDO ma anche sui siti dei produttori o dei mercati agricoli. L’attenzione dei consumatori si è spostata sulla ricerca di prodotti italiani e a km zero – l’italianità è sempre stata e sarà anche nel 2021 il driver di acquisto principale per il 60% delle persone; in generale si è assistito anche a un interesse maggiore per i prodotti biologici. Secondo Nielsen, nel 2020 il valore delle vendite del comparto ortofrutta bio in Italia è stato di 208 milioni di euro a peso imposto, divisi quasi perfettamente a metà tra frutta (48%) e verdura (52%).

Uno sguardo più nel dettaglio ci dice che l’incidenza del biologico, nel comparto della frutta, riguarda per il 44% le vendite di banane, il 17% dei limoni, il 9% dei kiwi e l’8% delle pere. Nel comparto verdura, i prodotti per cui la quota di bio sulle vendite è più rilevante sono aglio (10%), finocchi (16%) e zucchine (24%). Nel post-Covid, non mancherà anche la ricerca di una maggiore sostenibilità nel reparto ortofrutticolo, che per il 30% dei consumatori coincide con la scelta di alimenti sfusi o confezionati in packaging riciclabili.

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