Oatly, dal latte vegetale alla moda sostenibile: ecco le giacche vintage che parlano di futuro

Una protesta contro la moda "fast", ma anche un modo per far parlare di sé e lanciare un messaggio sulla scelta plant-based: la collezione di giacche di jeans di seconda mano, firmata da Oatly in collaborazione con un gruppo di artisti emergenti, è stata un successo.

Dal latte di avena alla moda second-hand, il passo è stato breve per Oatly, colosso svedese del latte vegetale. Negli scorsi giorni, infatti, l’azienda ha lanciato – con enorme successo – la sua prima collezione di abbigliamento vintage. L’obiettivo? Puntare i riflettori sull’insostenibilità del mondo della moda e protestare contro gli sprechi della fast fashion. Per ora, il marchio ha lanciato in edizione limitata una collezione di 10 giacche di jeans vintage, di cui 2 ancora disponibili, realizzate in collaborazione con altrettante artiste emergenti.

Della stessa collezione fanno parte anche diverse T-shirt non soggette a disponibilità limitata. Come le giacche, sono riciclate da pezzi grezzi usati: chi acquista può scegliere tra alcune stampe e taglie, ma il colore e lo stile di ogni maglietta variano da un ordine all’altro. Il ricavato delle vendite è stato interamente devoluto in beneficenza al Lower Eastside Girls Club (LESGC), un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a New York.

Naturalmente, l’azienda ha sfruttato l’occasione per continuare con la sua strategia di comunicazione fuori dal comune, che l’ha resa nota a livello internazionale fino al punto di approdare in Borsa. Ogni giacca, infatti, è stata progettata per richiamare le audaci campagne pubblicitarie di Oatly, attraverso slogan come “mangia meno animali” e “scegli le piante”. Nel corso del tempo, l’azienda ha sicuramente saputo giocare con claim stravaganti e irriverenti, che attirano l’attenzione del consumatore: ne è un esempio la campagna pubblicitaria lanciata tempo fa nella metropolitana di Londra. “È come il latte vaccino, ma fatto per gli umani” è uno degli slogan che l’hanno resa celebre nel mondo: l’azienda ha messo in luce le controversie del consumo di derivati animali e i pregiudizi legati ai prodotti plant-based. Il tutto, sempre in maniera ironica e quasi sfrontata.

Come non parlare, poi, della campagna pubblicitaria rivolta agli uomini di mezza età, che sembrerebbero la fascia della popolazione meno propensa al consumo di prodotti plant-based. Proprio a questi consumatori chiede di unirsi alla “Post Milk Generation”, un movimento di rivoluzione dei consumi nato inizialmente come mossa di marketing, e oggi messaggio simbolo dell’azienda abbracciato da moltissimi consumatori nel mondo. L’emblema di questo movimento sono le t-shirt, che ormai spopolano tra i sostenitori del cambiamento: una rivoluzione intergenerazionale che mira a destabilizzare il mercato del latte vaccino.

Attraverso questo esperimento, siamo in grado di fornire a una manciata di artisti che amiamo una piattaforma per portare i loro talenti alla nostra fanbase Post Milk Generation, supportando anche un’organizzazione straordinaria e riducendo l’impatto del nostro merch – si legge sul sito dell’azienda – Pensiamo che sia una vittoria per tutti. Ma se ci viene dimostrato il contrario, beh, almeno ci abbiamo provato“.

Dopo questo successo, l’azienda è pronta a lanciare la sua seconda collezione di abiti in edizione limitata, a dicembre: una serie di maglioni natalizi vintage in stile Oatly, disegnati a mano da un nuovo gruppo di artisti.

Crediti foto: Oatly.com

Laura Di Cintio

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