Packaging: uno sguardo al futuro “post-Covid” tra aspettative e opportunità

Un'indagine per conoscere le preferenze dei consumatori e soprattutto analizzare quanto e come la pandemia ha cambiato il loro rapporto con il packaging: ecco i dati del report realizzato dall'Osservatorio Out Of The Box in collaborazione con Nomisma e Glaxi.

Quanto e come è cambiato, durante la pandemia, il rapporto dei consumatori italiani con il packaging? A rispondere è il recente report realizzato dall’Osservatorio Out Of The Box in collaborazione con Nomisma e Glaxi. Da un’analisi del sentiment dei consumatori, emerge adesso una particolare preoccupazione per i risvolti economici della pandemia – contro la paura legata alla salute che ha caratterizzato maggiormente il primo lockdown – e questo ha una forte ripercussione anche sugli acquisti.

Rispetto al packaging, l’analisi si ripropone di rilevare le aspettative dei consumatori e indagare sul ruolo che il Covid-19 ha avuto e avrà nella loro percezione e nelle loro esigenze. Dall’indagine è emerso che per un italiano su due, l’informazione più rilevante riportata su una confezione sono i dati stessi sul prodotto, in particolare prezzo o qualità; il 39% ha invece indicato come maggiormente rilevanti in etichetta le dichiarazioni rispetto alla salute (come ad esempio il contenuto di grassi) e il 14% apprezza le indicazioni legate alla sostenibilità ambientale (smaltimento, inquinamento). Di solito, il 52% dei consumatori si sofferma ad analizzare l’etichetta con gli ingredienti, mentre catturano l’attenzione rispettivamente del 39% e del 41% degli italiani il colore e la grafica del packaging. Solo per il 17% il brand ha una rilevanza particolare.

Lockdown e abitudini di acquisto

Durante il primo lockdown, i consumatori hanno avuto l’esigenza di acquistare di più e meno spesso, interfacciandosi con i prodotti alimentari in maniera diversa da prima. Dai dati emerge che nel periodo di quarantena, il 41% dei consumatori ha prestato maggiore attenzione alla data di scadenza, mentre è nata un’abitudine di consumo che oggi è ormai considerata un trend, ovvero la scelta di confezioni multipack, che saranno preferite anche nei prossimi mesi. Anche l’acquisto di prodotti pronti ha subito un’impennata, apprezzati dal 62% dei consumatori contro il 47% del periodo pre-Covid.

Anche nel contesto degli acquisti non alimentari si è assistito a dei cambiamenti, con una maggiore attenzione alle confezioni e al loro aspetto per l’84% degli italiani. Un altro dato interessante, che conferma anche i dati Eurispes 2020, riguarda la sostenibilità: il 72% degli italiani scelgono il prodotto con il packaging più ecologico.

Il packaging innovativo

Quale sarà, dunque, il futuro del packaging tenendo conto anche del contesto economico e sociale legato alla pandemia? Secondo gli esperti, le aziende dovranno puntare sull’innovazione, riportando in etichetta la dicitura “realizzata con metodi di packaging innovativi”. Il 50% degli italiani si dichiara interessato a questa novità, che però il 48% delle persone ritiene che non dovrebbe influire sul prezzo finale del prodotto. Per l’87% dei consumatori parliamo di un driver di acquisto utile per incrementare la shelf life di un prodotto (ovvero la sua vita sugli scaffali dei supermercati), mentre il 92% vedono nel packaging innovativo la leva per evitare gli sprechi alimentari.

Tra i maggiori benefici riconosciuti al packaging innovativo troviamo la capacità di preservare il gusto/sapore dell’alimento (per il 44% degli intervistati) e la possibilità di prevenire il deperimento dell’alimento (40%), come ad esempio l’insorgere delle muffe. Queste opportunità, insieme alla curiosità, spingerebbero un italiano su due all’acquisto di un prodotto con pack “innovativo”.

Certamente, come riportato da Osservatorio Out Of The Box, tutto il settore produttivo legato al packaging ha risentito della crisi economica in atto. L’Italia risulta tra i Paesi europei quello maggiormente in difficoltà nella produzione interna, anche se ad agosto si è assistito a una lieve ripresa. La crisi, però, non ha avuto lo stesso impatto in tutti i comparti: mentre il settore del cartone resiste, la produzione di imballaggi metallici e in legno vivono una fase di maggiore difficoltà (-15,6%).

Packaging e derivati animali: la connessione che non ti aspetti

Parlando di packaging è importante puntare i riflettori su una questione poco dibattuta, ma decisamente molto importante. Non tutti lo sanno, ma è molto facile trovare derivati animali anche nei prodotti i cui ingredienti siano 100% vegetali. Questo perché il packaging può contenere derivati animali. Va da sé che un prodotto con una formulazione 100% vegetale, ma con una confezione che contiene derivati animali, non possa essere considerato vegan. Questo è di fatto uno dei motivi per cui molte realtà produttive scelgono di uniformare i propri prodotti allo standard VEGANOK.

Spesso ci viene chiesto:

“Perché è possibile trovare il simbolo VEGANOK anche su prodotti che (apparentemente) sono già naturalmente vegetali (scatole di legumi, salsa di pomodoro, insalate, olio, vino) e addirittura anche su elettrodomestici? Cosa viene garantito esattamente al consumatore in questi casi?”

Le aziende decidono di adeguare al marchio di garanzia anche prodotti già naturalmente 100% vegetali per fornire una ulteriore garanzia di qualità ai propri clienti; specialmente ai consumatori attenti, sensibili al concetto di “acquisto consapevole” anche per ciò che concerne l’involucro esterno. Al momento, infatti, il marchio VEGANOK è l’unico al mondo a verificare che nel packaging non siano contenute sostanze di origine animale.

 

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