Pasqua simboli animali

Se a Pasqua il simbolismo diventa violenza sugli animali

Agnelli, uova colombe, conigli: tra i simboli della Pasqua spiccano gli animali, che sono appunto simboli. Quando si è deciso che diventassero vittime all'interno di questa celebrazione?

Per le persone di fede cristiana, la Pasqua è la festa più importante dell’anno: la Risurrezione di Cristo rappresenta la salvezza dalle tenebre della morte, e le celebrazioni di questa festività, che seguono i 40 giorni di Quaresima e di sacrifici, comportano un’esplosione di gioia, luce e canti, con le campane che, dopo aver taciuto per due giorni, ora suonano a festa. Per la sua innocenza, la sua purezza e la sua obbedienza al Padre, Cristo viene frequentemente rappresentato, nella tradizione cristiana, come un agnello. Ma non solo: alla Pasqua sono associati anche altri simboli legati al mondo degli animali.

Il più classico è l’uovo, simbolo di nuova vita, ma c’è anche la colomba, simile alle creature celesti e simbolo di mitezza, e il coniglio, simbolo di fecondità. Simboli, non vittime. Perché, allora, la celebrazione della Pasqua e della vita è sistematicamente accompagnata dalla morte (o dallo sfruttamento) di tutti questi animali?

La carne come piacere, l’astinenza come penitenza

L’elemento paradossale è il fatto che la carne sia normalmente associata al piacere, tant’è che, sempre nella tradizione cristiana, spesso ci si astiene dal mangiarla in occasione della quaresima o nei cosiddetti venerdì di magro (quando però, altra contraddizione, è concesso ed è anzi tradizione nutrirsi di pesce). A questo proposito conosci l’origine del termine “Carnevale”? Il vocabolario di Treccani dice, testualmente: (ant. e tosc. carnovale) s. m. [dalla locuz. carne-levare «togliere la carne», riferito in origine al giorno precedente la quaresima, in cui cessava l’uso della carne]

Nutrirsi di carne in occasione delle giornate di festa, che siano i pranzi in famiglia o le grigliate di Pasquetta o del resto dell’anno, è dunque un fatto culturale che affonda le radici (purtroppo assai profonde) in un passato remoto, quando la carne era simbolo di ricchezza e gli animali venivano uccisi in occasione dei banchetti imbastiti per la festa. Ma c’è una buona notizia: la cultura non è immobile, e per fortuna può cambiare. Nell’ambito di una tradizione onnivora come quella occidentale, inoltre, sono poche le ricette a base vegetale considerate “da festa”, e il grosso lavoro da fare consiste nell’innovare le tradizioni culinarie a base di carne e derivati animali ancora presenti.

Una Pasqua vegana è una Pasqua di vita per tutti

C’è un ultimo – ma non per importanza – punto da tenere in considerazione rispetto al consumo di carne in occasione della Pasqua. Sarebbe un errore pensare che una Pasqua (e una scelta) vegana comporti più vita solo per gli animali che non vengono uccisi in funzione di questa festa, che si tratti degli agnelli, dei conigli o delle galline costrette a produrre uova da decorare o utilizzate per preparare dolci come la classica colomba, così come il latte vaccino. Una Pasqua e una vita senza crudeltà, infatti, comporta più speranza per tutti, compresi gli esseri umani: gli allevamenti dove crescono gli animali non-umani (crescono per modo di dire, considerato che animali come gli agnelli vengono uccisi soli 30 giorni dopo la nascita) impattano notevolmente sull’ambiente in cui viviamo, contribuendo in modo decisivo alla crisi climatica ponendosi come concausa dell’inquinamento, che a catena danneggia il pianeta e, ovviamente, l’essere umano. 

L’etimologia del termine Pasqua rimanda al concetto di passaggio, passare oltre. L’auspicio per questa Pasqua è dunque che si tratti di un passaggio concreto a un concetto diverso di vita, perché sia vita proprio per tutti.

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