PETA carne fumo

“Carne lavorata come il fumo di sigarette”: la nuova campagna PETA UK

PETA ha lanciato una nuova campagna che paragona i danni della carne a quelli delle sigarette, con l'obiettivo di chiedere opzioni 100% vegan negli ospedali pubblici britannici.

Mettere sullo stesso piano i danni della carne lavorata con quelli delle sigarette, in una campagna di sensibilizzazione che porti a rendere 100% plant-based il Servizio Sanitario Britannico (NHS): questo è il nuovo obiettivo di PETA, al lavoro per creare enormi cartelloni pubblicitari da affiggere fuori dagli ospedali.

Il messaggio? L’idea è quella di presentare un paziente a cui viene servito un piatto di salsicce e sigarette, corredato da uno slogan che dica: “Servi ancora carne? Che ne dici, allora, anche di una sigaretta?” e sotto “Mangiare carne lavorata aumenta il rischio di cancro. NHS, diventa vegan“. Il riferimento, naturalmente, è all’ormai conclamato collegamento tra il consumo di carne e insorgenza di tumori: era infatti il 2015 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato le carni lavorate – al pari delle sigarette – come “cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 1), mentre il consumo di carne rossa è stato classificato come “probabilmente” cancerogeno per l’uomo”(Gruppo 2A).

Attualmente, secondo quanto riporta il Dailymail, l’associazione non ha ancora trovato un’azienda disposta a stampare la campagna, che ha ottenuto già diverse critiche. Secondo la stampa, la prima azienda a cui si sarebbe rivolta avrebbe rifiutato, affermando che si tratta di un messaggio “troppo politico”. Chiaramente, PETA ha dichiarato di essere già alla ricerca di una nuova agenzia pubblicitaria disposta a stampare il messaggio di questa campagna.

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PETA e il no alla carne negli ospedali

L’obiettivo dell’associazione, che è nota per il lancio di campagne di sensibilizzazione particolarmente forti e dirette, vorrebbe l’eliminazione completa della carne lavorata dai menu ospedalieri, non solo per una questione etica ma anche per la salute dei pazienti.

Questo, appellandosi sì alle direttive dell’OMS, ma anche con un discorso molto più concreto e tristemente sotto gli occhi di tutti, legato al costo che la collettività deve sostenere per curare le persone che si ammalano di cancro e altre patologie cronico-degenerative correlate al consumo di carne e derivati animali. Una questione che, in realtà, ci riguarda anche da vicino: tempo fa, una ricerca indipendente condotta per LAV aveva dimostrato che gli italiani pagano 36,6 miliardi di euro per i danni causati alla salute pubblica e all’ambiente dal consumo di carne e derivati, indipendentemente che scelgano o meno di portarli in tavola.

Il servizio sanitario nazionale si sta danneggiando da solo, servendo cibi cancerogeni di origine animale carichi di grassi saturi, che mettono ulteriormente alla prova il suo sistema già particolarmente provato – dichiara il dottor Carys Bennett, portavoce PETA – Sostituire carne, uova e latticini con opzioni vegane come verdure, legumi e cereali proteggerebbe gli animali, il pianeta e la salute della popolazione britannica, facendo anche risparmiare denaro al SSN“. Secondo l’associazione, infatti, questa mossa consentirebbe di lasciare nelle tasche del Regno Unito oltre 30 miliardi di sterline all’anno, attualmente impiegati per le spese sanitarie.

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