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Il pollo vegan VFC ottiene una A in impatto ambientale: ora sfida l’industria della carne

Una A in impatto ambientale per il pollo vegan creato dal fondatore di Veganuary, che ora lancia la sfida: "Anche l'industria della carne dovrebbe valutare la propria impronta sul Pianeta".

Il marchio di pollo vegan VFC, fondato da Matthew Glover – ideatore di Veganuary – e Adam Lyons ha ottenuto una A in impatto ambientale per le sue alternative plant-based alla carne animale. Paragonando i costi ambientali previsti per produrre 100 grammi di pollo fritto “vero” e 100 grammi di pollo fritto vegan, è emerso come il prodotto di origine animale impatti incredibilmente di più rispetto alla versione plant-based.

VFC e l’impatto ambientale del suo pollo vegan

I dati sono stati raccolti e analizzati da Mondra, piattaforma di insight specializzata nel settore alimentare, che ha stabilito come i prodotti animali utilizzino 24 volte la quantità di acqua e abbiano un impatto maggiore di 20 volte sulla biodiversità rispetto alle alternative plant-based di VFC.

Mondra, alla fine della sua analisi, ha poi indicato come sostituire il pollo animale con quello VFC anche solo per un pasto alla settimana, per un anno, avrebbe già un impatto incredibilmente positivo sull’ambiente. Infatti, se tutti gli onnivori del Regno Unito – Paese dove nasce ed è venduto VFC – tenessero fede a questa sfida, entro un anno si riuscirebbero a risparmiare l’equivalente di ben 99,8 milioni di docce d’acqua, si eviterebbe l’emissione di 9,3 tonnellate di metano da parte di allevamenti di polli, così come l’equivalente di emissioni di carbonio generate da 73,2 milioni di miglia in auto.

La sfida all’industria della carne

“Abbiamo creato VFC appositamente per salvare la vita degli animali, ma, come azienda etica, volevamo anche capire l’impatto dei nostri prodotti sul pianeta”, ha spiegato Matthew Glover, a commento dei risultati presentati da Mondra. “Ottenere un voto A sull’intera gamma di VFC è una notizia fantastica e mostra ancora una volta il potente impatto che possiamo avere quando scegliamo cibi vegani rispetto a cibi di origine animale”.

 

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Glover, che nel 2014 ha dato vita a Veganuary, iniziativa di successo che solo quest’anno è riuscita a salvare 2,16 milioni di animali, non manca di rivolgersi all’industria della carne, a cui chiede di verificare il proprio impatto sul Pianeta: “Sappiamo che l’industria della carne sta causando danni significativi e diffusi al nostro clima, ai corsi d’acqua, agli spazi selvaggi e alle popolazioni di animali selvatici. I loro impegni ambientali finora ammontano a poco più che armeggiare con il sistema esistente, e questo non è abbastanza. Abbiamo bisogno che queste aziende siano oneste riguardo al loro impatto e poi espandano i loro investimenti, la loro produzione in alimenti plant-based”.

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