Quali sono i trend emergenti nel “free from”?

Il “senza” in Italia genera un fatturato di 6,8 miliardi di euro, ossia oltre il 26% del sell-out dei 71.723 prodotti food venduti in GDO e rilevati dall’Osservatorio Immagino. Tra i trend con le migliori performance, lo "sugar free" e il "lactose free"

Il mercato dei “senza” è fiorente e cattura l’attenzione di un sempre maggiore numero di consumatori. L’attenzione agli zuccheri sta caratterizzando il mondo dei prodotti alimentari “free from” in Italia. A confermare questo trend, è l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy realizzato in collaborazione con Nielsen, che incrocia le informazioni evidenziate su etichette e sell-out di 112 mila prodotti di largo consumo venduti nei supermercati e negli ipermercati italiani.

Dalla rilevazione emerge che sono ben 13.153 i prodotti alimentari a scaffale che hanno in etichetta un’indicazione relativa all’assenza di un componente e/o ingrediente (18,3% del totale food rilevato) e realizzano un fatturato di 6,8 miliardi di euro, cresciuto in un anno di +0,5%.

Ben superiore a questa media è il trend degli alimenti presentati come “sugar free”: rispetto al 2018, i prodotti con il claim “senza zuccheri aggiunti” hanno aumentato le vendite di +9,1% e quelli con “pochi zuccheri” sono cresciuti di +7,6%. L’industria alimentare ha “nutrito” questa esigenza aumentando l’offerta, oggi arrivata al 4,4% di incidenza sul totale food rilevato, lanciando in particolare bevande a base di frutta, confetture, latte di mandorla e altre bevande.

Se la riduzione degli zuccheri guida il settore del “free from”, altri claim hanno comunque registrato performance di vendita superiori alla media del mercato. Sono “senza glutammato” (+4,9%), “senza additivi” (+2,7%) e “senza olio di palma” (+1,6%), “non fritto” (+6,1%) e “senza lievito” (+1,9%).

Rimandano all’eterogeneo mondo del “free from” anche i claim relativi all’assenza di componenti nutritive responsabili di allergie o intolleranze alimentari, come il lattosio che appartiene al mondo degli zuccheri naturali. Sugli scaffali di supermercati e ipermercati italiani l’Osservatorio Immagino ha trovato 9.431 prodotti che si presentano come “senza glutine” o “senza lattosio”, pari al 13,1% dell’offerta alimentare complessiva. Nel 2019 il paniere degli alimenti per intolleranti e allergici ha generato 3,7 miliardi di euro di vendite. A sostenere l’espansione del mercato dei prodotti per intolleranti è stata soprattutto l’offerta (+2,3%), e quindi la maggior presenza sulle etichette dei claim “senza glutine” e “senza lattosio”, mentre la domanda è risultata positiva ma più tiepida (+0,3%).

Fonte: Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, ed. 1, 2020

A dominare il mercato, in termini di numero di referenze e di sell-out, è l’offerta di prodotti per celiaci, ossia con il claim “senza glutine” o con il logo della spiga sbarrata dell’Associazione italiana celiachia (Aic). il logo Aic ha aumentato le vendite annue di +2,8%, spinto da preparati per brodo, affettati, surgelati, panificati e pasta.

Ma il fenomeno più dinamico nel mondo dei prodotti per intolleranti si collega al trend positivo del “sugar free”: è la crescita del mercato dei prodotti “lactose free”, che in un anno hanno aumentato le vendite di +3,6% arrivando a superare 1,1 miliardi di euro di sell-out.Determinante, anche in questo caso, è stata l’espansione dell’offerta dei prodotti “senza lattosio”, arrivati al 4,5% dei 71.723 prodotti alimentari monitorati nella settima edizione dell’Osservatorio Immagino.

FOCUS ON: “lactose free” e “dairy free”. Facciamo chiarezza

Innanzi tutto è bene fare una distinzione terminologica: “lactose free” e “dairy free” (o “milk free”) non sono la stessa cosa. Se la distinzione è molto chiara in inglese – dal momento che “lactose free” indica prodotti privi di lattosio, lo zucchero del latte, mentre “dairy free” indica prodotti senza latte – per noi può essere un po’ più complicato, visto che solitamente la dicitura riportata in etichetta è “senza lattosio”.

“Senza latte” e “senza lattosio” non significano assolutamente la stessa cosa.

Un prodotto che riporti il claim “senza lattosio” è  anche senza latte? No e il motivo è presto detto: un prodotto può essere completamente privo di latte e suoi derivati (quello che gli inglesi chiamano “dairy free”), oppure contenere latte delattosato, cioè privato del lattosio (senza lattosio, il “lactose free” inglese).

Quindi il “dairy free” è implicitamente anche senza lattosio, mentre non è necessariamente vero il contrario. Va da sé che un prodotto senza lattosio sia idoneo per il consumo da parte di persone intolleranti a questo zucchero, ma non per consumatori vegani o allergici al latte perché il latte vaccino figura tra gli ingredienti di quel determinato prodotto.

Senza lattosio: il trend su cui puntano le aziende

Basta fare un giro tra le corsie di un qualunque supermercato per rendersi conto di come il “free from” sia veramente una tendenza rilevante: sono tante le aziende che puntano su questa caratteristica per le proprie referenze, in un mercato che risponde alle esigenze e soprattutto alle richieste di un consumatore sempre più attento alla propria alimentazione. Ecco così che lo storico marchio Riso Scotti, nato nel 1860 e da sempre leader italiano nella produzione e lavorazione del riso, accanto alle numerose referenze certificate VEGANOK ha lanciato da poco la linea “Sì con riso, Senza lattosio”, composta da 14 prodotti in 7 categorie merceologiche – tutte senza lattosio e senza proteine del latte. Lo stesso si può dire per Misura, marchio nato nel 1974 e noto per la produzione di alimenti pensati per soddisfare le diverse esigenze alimentari: tra le referenze certificate VEGANOK tutti i prodotti sono ovviamente senza lattosio, perché privi di latte, ma anche i prodotti della gamma “Privolat” rispondono a questa caratteristica, sebbene non siano 100% vegetali per la presenza di miele.

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