Regno Unito, tornano i test cosmetici sugli animali? Il passo indietro dopo 23 anni di stop

Dopo essere stato il primo Paese in Europa a bandire i test cosmetici sugli animali, nel 1998, il Regno Unito potrebbe anche essere il primo a reintrodurre questa pratica anacronistica. Ecco perché.

Dopo un divieto lungo 23 anni, il Regno Unito potrebbe reintrodurre i test sugli animali in ambito cosmetico. Secondo il Guardian, le autorità britanniche starebbero valutando la questione per gli ingredienti utilizzati esclusivamente per l’industria cosmetica. Il tutto, per allinearsi con la decisione presa l’anno scorso dalla commissione d’appello dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), che sostiene la necessità di testare alcuni ingredienti sugli animali per garantirne la sicurezza.

Se dovesse accadere, sarebbe un enorme passo indietro per il Regno Unito, pioniere di una cosmesi più etica a livello europeo. Al di là della Manica, infatti, il divieto della sperimentazione degli ingredienti cosmetici sugli animali è arrivato ben prima che nel resto d’Europa. Era il 1998 quando il Regno Unito bandì per legge questa pratica, mentre i divieti comunitari arrivarono nel 2004 per i prodotti cosmetici “finiti” e nel 2009 per gli ingredienti che compongono questi prodotti.

Attraverso un comunicato del Ministero degli Interni inviato a Cruelty Free International (CFI), il Governo britannico ha tenuto a precisare che “la legge britannica sulla sperimentazione animale non è cambiata“, ma le associazioni animaliste temono un ritorno a pratiche anacronistiche e crudeli, ormai abbandonate da più di due decenni. “Questa decisione apre una frattura nella leadership del Regno Unito nel divieto dei test sugli animali per i cosmetici – dichiara la direttrice degli affari scientifici e normativi del CFI, la dott.ssa Katy Taylor – e si fa beffe del tentativo del Paese di essere all’avanguardia nella ricerca e nell’innovazione. Tornerebbe a basarsi ancora una volta su test crudeli e ingiustificabili, che risalgono a più di mezzo secolo fa.

Brexit e benessere animale, due passi avanti e uno indietro?

Dopo la Brexit, il Regno Unito ha fatto parlare di sé per alcune decisioni che riguardano il benessere animale. Dopo un discorso della Regina Elisabetta su questi temi, il Governo britannico ha stilato un nuovo piano d’azione, l’Animal Sentience Bill, per modificare le leggi attuali. Lo scopo è di cambiare il trattamento riservato agli animali nel Paese, ma anche introdurre misure per proteggere il benessere degli animali, in UK e all’estero. L’uscita dall’Unione Europea è, secondo i politici inglesi, l’occasione perfetta per fare un passo avanti rispetto agli altri Paesi nella tutela degli animali, perché il Regno Unito si riconosce come “una nazione di amanti degli animali”. Per questo, il Regno Unito sarà il primo Paese in Europa a vietare il trasporto di animali vivi entro la fine di quest’anno.

Nell’ambito di questo stesso piano d’azione, il Paese potrebbe anche vietare la pratica di bollire le aragoste vive. Oltremanica si discute sulla possibilità di stabilire per legge che aragoste, granchi, polpi, calamari e altri invertebrati provino dolore, riconoscendoli formalmente come “esseri senzienti”. Una decisione che ha fatto discutere, perché il progetto, al voto alla Camera dei Lord, per ora riguarda solo gli animali vertebrati. In risposta alle proteste delle associazioni animaliste, il Governo britannico si è detto pronto a introdurre un emendamento per includere in queste misure anche crostacei e molluschi cefalopodi.

Al di là delle considerazioni di carattere etico – non si può parlare di “benessere” dove esistono sfruttamento, sofferenza e morte – viene da chiedersi perché il Regno Unito stia valutando di compiere un enorme passo indietro su un cammino che pareva ormai definitivamente tracciato.

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