Sabrina Giannini: “Con le mie inchieste, porto la verità in televisione” – Intervista

Da domani, sabato 25 settembre, torna in prima serata "Indovina chi viene a cena", l'inchiesta di Rai3 su ambiente, animali e modelli alimentari sostenibili. Abbiamo intervistato Sabrina Giannini, che da anni si occupa di un giornalismo ancora "scomodo" in Italia.

Calma, pacata e allo stesso tempo incisiva e graffiante: ai nostri microfoni Sabrina Giannini, volto storico del giornalismo d’inchiesta in Italia, appare proprio come in televisione. La nuova stagione di “Indovina chi viene a cena” sta per cominciare e abbiamo voluto dare voce a una professionista che consente al grande pubblico di informarsi correttamente. Il suo lavoro è legato ad anni di inchieste su temi di attualità, delicati e allo stesso tempo di importanza socio-culturale. Giannini ha scelto di portare in televisione la realtà degli allevamenti intensivi, la connessione tra cambiamenti climatici e sistema alimentare e il peso che le scelte dell’industria alimentare hanno sulla salute umana. Ecco cosa ci ha raccontato.

Parliamo del suo percorso professionale: cosa l’ha spinta a creare un contenitore di informazione come il suo programma?

Ho fatto parte del gruppo che ha messo le fondamenta per costruire un programma di inchiesta come Report, fondato da Milena Gabanelli. Poi ho scelto di staccarmi per creare un mio spazio di approfondimento, focalizzandomi sulla questione ambientale. Ho iniziato 25 anni fa, volevo fare televisione e ho visto nel programma di Gabanelli un’opportunità per emergere e fare un giornalismo che all’epoca era considerato quasi rivoluzionario.

Nel 2016 ho creato “Indovina chi viene a cena“, perché volevo puntare i riflettori su quella che è la vera emergenza planetaria in questo momento. Sono tematiche a cui tengo particolarmente – già nei primi anni 2000 avevo realizzato inchieste sui cambiamenti climatici e sulla realtà degli allevamenti intensivi – e che non avevano ancora il giusto spazio in televisione. Ho impostato il mio lavoro sull’analisi della connessione tra lo sfruttamento degli animali definiti cinicamente “da reddito”, la salute della popolazione umana e i cambiamenti climatici. Vado contro un sistema che cerca di non farci vedere queste urgenze e soprattutto di nascondere la strettissima connessione che le lega.

Com’è riuscita a portare tutto questo in Rai? Sappiamo che non è facile parlare di questi argomenti in televisione.

Da quando faccio questo lavoro ho cambiato molti direttori e sono stata fortunata, perché quasi sempre ho trovato sulla mia strada delle persone che conoscono e capiscono l’importanza di fare questo tipo di informazione. Ci sono anche tante persone all’interno della Rai che mi aiutano, che credono in questo progetto, tra cui Riccardo Laganà – animalista e attivista – che è il rappresentante dei dipendenti nel CdA dell’azienda.

Anche se sono convinta che molti degli inserzionisti pubblicitari preferirebbero che io non ci fossi, mi dispiace per loro: la Rai è un servizio pubblico e sarebbe una gravissima mancanza se sparisse una trasmissione come la mia, così specifica. Sì, perché quello che manca in questo sistema malato è la trasparenza: le etichette dovrebbero dare tutte le informazioni necessarie per permettere ai consumatori di fare scelte consapevoli, ma così non è. Vogliamo essere cittadini di questa Europa, o vogliamo essere sudditi di questa Europa? Il mio lavoro è far capire che siamo cittadini e, in quanto tali, abbiamo dei diritti che devono essere rispettati.

Leggi anche: Attacco a Sabrina Giannini per il servizio “Delicatessen”: quali verità emergono dall’inchiesta?

Grazie al suo lavoro, molte persone hanno cambiato le proprie abitudini alimentari e stanno contribuendo a plasmare un nuovo sistema alimentare. Come si sente quando ci pensa?

Sicuramente provo soddisfazione, ma anche un bel po’ di rabbia. Credo che se tutti i miei colleghi, tutti i giornalisti, tutte le persone che guardano la televisione facessero veramente la loro parte, questo mondo sarebbe migliore. Se penso che in Italia – e non solo – non bastano a far scattare la molla del cambiamento la poca trasparenza, le intimidazioni giudiziarie, la difficoltà di portare in televisione questi argomenti, è chiaro che il sistema di per sé non sia libero. Dovrebbe esserci uniformità nell’informazione, ma così non è. Mi è capitato spesso di fare delle inchieste che poi fossero smentite qualche giorno dopo da dei colleghi, nella stessa Rai.

E questo com’è possibile?

Ogni programma ha la sua autonomia e i direttori, giustamente, non sono informati su tutto quello che verrà trasmesso nei palinsesti. Certo, se io fossi direttore di una rete Rai, mi preoccuperei di controllare tutti i contenuti per assicurare una linea editoriale coerente, perché il nostro obiettivo è dire la verità. Non dobbiamo confondere le idee alle persone e creare la fabbrica del dubbio. Ma questo è un altro discorso.

Una verità che lei ha cercato di raccontare nel suo libro “La rivoluzione nel piatto”. Che cosa intende quando dice che è necessaria una rivoluzione alimentare?

La rivoluzione alimentare è solo uno degli aspetti della questione, ma non è un caso che abbia puntato proprio sull’alimentazione. Prima di tutto perché i cambiamenti dei consumi alimentari sono più facili di quelli di altri settori, e possono avvenire in maniera consapevole da parte di ognuno di noi. Se tutti noi ci rifiutassimo di mangiare carne, il sistema crollerebbe e convinceremmo i politici a fare quello che non fanno. Se le persone non si preoccupano di questi problemi, mi dispiace dirlo ma sono corresponsabili di quello che sta accadendo. Non si può più delegare agli altri, bisogna agire individualmente, e il primo passo è cambiare alimentazione e scegliere prevalentemente cibi vegetali.

Detto questo, ho voluto anche puntare il dito sui danni che il sistema alimentare sta facendo al pianeta, che vanno ben oltre il cambiamento climatico – come la perdita di biodiversità, causa delle zoonosi – che sono in gran parte irreversibili. Dopotutto credo che questa pandemia non abbia insegnato propro niente.

Qualche anticipazione sulle prossime puntate?

Tra le tante cose, avremo modo di parlare di ambiente, di allevamenti intensivi e dell’importanza di un’alimentazione vegetale. Riprenderemo con i temi che fanno di Indovina chi viene a cena un programma d’inchiesta unico nel suo genere.

Leggi anche:

Allevamenti: quali strumenti in Italia per segnalare abusi e irregolarità?

Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!


Solo con la partecipazione di tutti potremo fare la differenza per la salvaguardia del pianeta.

Scarica gratuitamente il nostro magazine

Leggi altri articoli