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Il Senato approva il Ddl contro la carne coltivata: un divieto vuoto e insensato

In queste ore il Senato ha approvato il Ddl sulla carne coltivata, che è espressione di una presa di posizione contro quella che è considerata nel resto del mondo un'innovazione necessaria, ma che l'Italia si ostina a combattere.

È ufficiale: il Ddl sulla carne coltivata è stato approvato in queste ore in Senato e, anche se manca ancora il via libera della Camera perché il divieto di produzione e immissione sul mercato di alimenti sintetici sia approvato in via definitiva, non si tratta di buone notizie. La misura è stata presentata come precauzionale e rende di fatto l’Italia l’unico Paese ad essersi schierato così apertamente – e fin dai primissimi momenti – contro la carne creata in laboratorio.

Mentre il resto del mondo la saluta come un’innovazione da accogliere – gli Stati Uniti hanno ottenuto il via libera alla vendita e l’Olanda è il primo Paese in Europa a consentirne gli assaggi al pubblico – l’Italia si è appellata fin da subito a una presunta tutela dei consumatori e del Made in Italy, attraverso un “principio di precauzione” contro alimenti sconosciuti, e per questo potenzialmente “pericolosi”.

Un controsenso, per diversi motivi: innanzi tutto – come spiegato puntualmente anche in una puntata di Report andata in onda di recente – perché l’EFSA, che è l’autorità europea che si occupa della sicurezza alimentare, non si è ancora pronunciata in merito, ma la comunità scientifica ha espresso più volte un parere favorevole alla carne coltivata e nessuna preoccupazione riguardo al suo consumo.

In secondo luogo, perché (almeno per il momento) si tratta di un divieto “vuoto”: di fatto, l’Italia vorrebbe impedire per legge la commercializzazione di un prodotto che ancora non esiste, almeno su larga scala e sicuramente in Europa, e la cui immissione sul mercato non è considerata imminente. Senza contare che, se il via libera da parte dell’EFSA dovesse arrivare, l’Italia sarebbe comunque costretta a consentire la circolazione di questi prodotti all’interno dei propri confini nazionali.

Ddl Carne coltivata: facciamo il punto

Proposto ormai qualche mese fa dal ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, insieme al Ministro della Salute Orazio Schillaci, il provvedimento spazia su diversi argomenti: se da un lato vorrebbe imporre un totale divieto di produzione e commercializzazione di qualsiasi tipo di alimento, bevanda e mangime costituito, isolato o prodotto a partire da colture cellulari (carne coltivata compresa, quindi), dall’altra battaglia anche sulle denominazioni dei prodotti vegetali. L’obiettivo è infatti quello di impedire anche la denominazione “carne” per prodotti che contengono proteine vegetali, ma il punto è che i prodotti di origine animale sono già ampiamente tutelati contro il cosiddetto meat sounding e quindi si tratta di un’attenzione superflua.

Il tutto, nel nome sempre meno credibile della difesa dei consumatori e con l’obiettivo di “tutelare il patrimonio zootecnico nazionale, riconoscendo il suo valore culturale, socio-economico e ambientale”. Ed è proprio questo il problema: l’Italia si ostina a voler tutelare e riconoscere valore a un’industria il cui impatto ambientale ed etico è inaccettabile, facendo spallucce davanti al cambiamento climatico (di cui stiamo avendo un primo, terribile assaggio con le ondate di calore di questi giorni) e alla sofferenza dei milioni di animali rinchiusi negli allevamenti.

La lotta alla carne coltivata e al progresso alimentare in direzione più etica e sostenibile sembra più che altro una pacca sulla spalla agli allevatori, una presa di posizione con il paraocchi e una tutela di interessi economici enormi, che contribuiscono giorno dopo giorno alla distruzione del Pianeta. “La proposta è unicamente espressione di una battaglia ideologica e antiscientifica contro l’evoluzione, già in atto, del mercato, delle scelte dei consumatori e delle possibilità di riconversioni produttive di un modello basato sullo sfruttamento di centinaia di milioni di esseri senzienti – commenta LAV – di cui sempre più cittadini e imprese stanno prendendo consapevolezza, cambiando in primis le proprie scelte alimentari e di investimento”.

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