Sfattoria degli Ultimi

Sfattoria degli Ultimi, animali ancora a rischio abbattimento: la legge non è uguale per tutti

Con un incredibile cambio di rotta, il Tar del Lazio ha rimesso la decisione sull'abbattimento degli animali ospitati presso la Sfattoria degli Ultimi alla Asl che aveva presentato la richiesta di abbattimento: gli animali sono nuovamente a rischio.

Sembra davvero incredibile, o quanto meno inverosimile, la vicenda che ha travolto il santuario Sfattoria degli Ultimi, un paradiso terrestre per tanti animali, specialmente maiali e cinghiali, salvati da morte certa. Lunedì 8 agosto la struttura si è vista notificare un provvedimento dell’Asl Roma 1 che ha disposto l’abbattimento degli animali ospitati nella struttura di via Arcore, a Roma.

Parliamo di ben 140 animali tra suini e cinghiali sanissimi, non DPA (non destinati ad uso alimentare) – condannati a morte solo perché il terreno in cui vivono felici la loro seconda vita, rientra nell’area laziale colpita da peste suina. Ma il popolo animalista non ci sta, e le più importanti associazioni animaliste d’Italia ( LNDC Animal Protection, Enpa, Leidaa, e Oipa) hanno messo a disposizione i loro studi legali che sono intervenuti “ad adiuvandum” per sostenere insieme, dinanzi al Tar, le ragioni dei responsabili della Sfattoria degli Ultimi” depositando il ricorso.

Sfattoria degli Ultimi: la vicenda

Nel frattempo, grazie agli appelli sui social, gli attivisti provenienti da più parti d’Italia, muniti di tende e viveri, si sono trasferiti all’interno della struttura per far sentire la loro vicinanza e per costruire una vera e propria “barriera umana” in difesa degli animali, destinati all’abbattimento tramite elettroshock. Scoppia il caso mediatico: “la Sfattoria degli Ultimi non si tocca”, e anche chi non appartiene al mondo vegan si indigna e aiuta a veicolare la notizia come può.

Il 14 agosto, il Tar del Lazio Sezione terza quater, (presidente Floriana Rizzetto), ha accolto il ricorso delle associazioni, sospendendo momentaneamente il provvedimento dell’Asl Roma 1, rinviando la prossima udienza al 14 settembre 2022. “Il rischio dell’abbattimento non è scongiurato – hanno subito commentato Enpa, Leidaa, Lndc e Oipa – ma siamo certi che una soluzione si può trovare“. Ora, il Presidente del Tar – a differenza di quanto accaduto con la prima istanza rigettata, senza alcuna motivazione, dal Giudice monocratico – ha riconosciuto la necessità di approfondire con queste motivazioni: “Occorre acquisire chiarimenti, onerandone entrambe le parti, ricorrente e resistente, in merito all’effettiva sussistenza del rischio di propagazione dell’epidemia nella struttura gestita dalla ricorrente, ove sono confinati i capi in contestazione, sterilizzati i maschi; a tale incombenza le parti provvederanno nel termine sopraindicato di tre giorni lavorativi dalla comunicazione del presente decreto”. Nel frattempo, si dispone la sospensione anticipata dell’atto impugnato, dato che il periculum in mora riveste il carattere di estrema gravità e urgenza.

Sfattoria degli Ultimi
Sfattoria degli Ultimi

Le parti dunque avevano tempo fino a oggi, 18 agosto, per portare documentazione a sostegno delle proprie tesi. A seguire, su istanza dell’Asl, poteva però essere emesso nuovo decreto monocratico che poteva confermare o revocare quest’ultimo. La prima Camera di consiglio utile per la trattazione collegiale della domanda cautelare era stata comunque fissata al 14 settembre prossimo.

Mercoledì 17 agosto, il dietrofront del Tar

Ieri, mercoledì 17 agosto, è arrivata un’altra notizia che ha dell’incredibile: il Tar del Lazio ha stabilito che l’Asl Roma 1 possa valutare se abbattere o no gli animali presenti nel santuario a prescindere dalla documentazione che avrebbe dovuto essere presentata ed esaminata.

Tutto questo rappresenta un sistema giudiziario davvero contorto ma soprattutto incomprensibile. Perché c’è ancora il rischio di abbattimenti in una struttura dove lo stesso Tar riconosce non esservi un focolaio di peste suina africana attivo? L’avvocato Giuseppe Calamo dello Studio Curtis, Mallet-Prevost, Colt & Mosle LLP, che segue il ricorso delle Associazioni dichiara: “Il decreto in esame accerta che l’azione amministrativa è stata eseguita in violazione dell’Art. 12, co. 2, del Regolamento (UE) 2020/687 e, per l’effetto, ha sospeso l’efficacia del provvedimento di abbattimento dell’8 agosto 2022. Inoltre, impone all’Asl di svolgere un monitoraggio dello stato di salute dei suidi presenti nel rifugio, valutando se esistono effettivamente casi in cui è consentito l’abbattimento.
Non autorizza gli abbattimenti in generale nel rifugio, dispone semplicemente che l’autorità sanitaria compia nuovi accertamenti essendosi i precedenti rivelatisi erronei. In ragione della diversa lettura che l’Asl ha diramato, stiamo comunque considerando se proporre un’istanza di modifica sulla base dei chiarimenti che avevamo intenzione di depositare domani, cosa che non abbiamo potuto fare”.

Le associazioni e il popolo animalista, auspicano che oggi l’Asl possa consentire alle controparti di depositare tutti i documenti necessari a trovare soluzioni alternative che consentano la salvezza di animali sani, chiusi in recinti, iscritti all’anagrafe e costantemente controllati. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi.

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