Spesa: è boom per i prodotti con claim legati al Covid, crescono ancora le vendite di referenze “veg”

Quanto e come la pandemia ha influenzato il marketing delle aziende e le scelte dei consumatori? Ce lo rivelano i dati forniti dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che quest'anno ha aggiunto nella propria analisi anche il "paniere Covid", registrando i claim relativi all'emergenza sanitaria. Non manca inoltre l'analisi di claim già studiati nelle scorse edizioni: cresce l'interesse per il "veg".

L’emergenza sanitaria scoppiata lo scorso anno ha avuto un forte impatto sulle abitudini dei consumatori, ma il Covid ha influito anche sul mondo dei claim e dell’etichettatura dei prodotti: nel settore food è boom per i riferimenti al rinforzo del sistema immunitario, mentre nel settore non-food le aziende puntano sull’efficacia contro germi e batteri. A rivelarlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy, che racconta gli effetti della pandemia sul mondo del largo consumo italiano.

In particolare, i dati sono stati raccolti incrociando le informazioni riportate sulle etichette di oltre 115 mila prodotti di largo consumo con le rilevazioni Nielsen su venduto, consumo e fruizione dei media. Il risultato è inequivocabile, e parla di prodotti che riportano in etichetta almeno un claim o un’indicazione  legati all’emergenza da Covid-19. Nel periodo analizzato, che termina a giugno 2020, è cresciuto del 5,3% il sell out dei prodotti che riportano in etichetta riferimenti al loro contributo a rinforzare le difese immunitarie, ma anche al contenuto di vitamine.

Si parla in totale di 950 referenze, che da sole costituiscono il 2,3% dei prodotti in analisi e che hanno fruttato 396 milioni di euro di vendite nella GDO. Confrontando le vendite di questi prodotti con quelli analoghi, ma senza claim di questo tipo, si registra una crescita contenuta per alcuni settori, e un trend negativo per altri; ad esempio, le vendite di yogurt hanno registrato complessivamente un +0,8% di vendite, ma i prodotti pro difese immunitarie hanno ottenuto un +6,8% di sell out.

Il settore non food, invece, ha visto protagonisti i prodotti per la detergenza dell’ambiente domestico: le vendite hanno interessato maggiormente le referenze che riportano in etichetta diciture legate alla rimozione di germi e batteri, con un +27%.

Paniere “lifestyle”: cresce la scelta “veg”, leader nelle vendite

Fin dalla prima edizione, l’Osservatorio Immagino ha registrato la presenza di prodotti – che sono stati inseriti nel paniere “lifestyle” – legati a esigenze nutrizionali particolari. Non solo alimenti certificati biologici, ma anche prodotti vegetariani e vegani, nonché alimenti halal e kosher. Anno dopo anno, si è assistito a un aumento considerevole di questi prodotti “identitari”, che rappresentano ormai una presenza fissa nel panorama del mercato alimentare italiano. In totale si fa riferimento a 11.600 prodotti, che da soli rappresentano un giro di affari superiore ai 3 miliardi di euro, cioè il 9,9% di tutte le vendite ottenute in GDO dagli alimenti confezionati.

Il claim “veg” (che riguarda sia alimenti vegetariani che vegani) è leader per incidenza sulle vendite, con il 5,4% a valore sul totale Immagino, e il secondo per numerosità di prodotti (5,1% sul totale). Questo claim continua a crescere in modo costante, e si registra un +7,2% dopo il +5,1% registrato a giugno 2019. Un fenomeno certamente legato all’aumento della domanda di prodotti vegetali (+7,2%), che ha portato l’offerta sugli scaffali a oltre 4200 prodotti. Nello specifico, in questa edizione si registra una crescita consistente sia per il claim “vegetariano” (+8,5%), sia per la dicitura “vegano”, con un +7,6%.

Buone performance anche per il claim “bio”, con oltre 7700 prodotti che lo riportano in etichetta e un aumento delle vendite del 3,3% rispetto allo scorso anno, per un totale di circa 1,2 miliardi di euro nella GDO.

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Parole chiave: sostenibilità, free from e rich-in

Proprio come nelle rilevazioni passate, anche quest’anno l’Osservatorio Immagino punta i riflettori sulla sostenibilità, nonostante il 2020 sia stato caratterizzato necessariamente da una particolare attenzione a salute e sicurezza. Gli esperti credono che, dopo il periodo in cui le tematiche legate al cambiamento climatico sono passate in secondo piano, queste torneranno a interessare i consumatori, non solo in Italia.

Questo è il motivo per cui le aziende continuano a investire in questo campo, puntando su claim legati alla sostenibilità del prodotto stesso e del suo packaging, ma anche alle modalità di produzione “green” adottate nella filiera. Si contano oltre 24 mila prodotti con claim legati a questo tema, le cui vendite hanno generato quasi 9,2 miliardi di euro. L’Osservatorio ha individuato quattro aree di interesse, tra le quali figura anche il rispetto degli animali (foto in basso).

Grande attenzione nel settore food anche per i prodotti “senza”, caratterizzati dall’assenza di un ingrediente, un additivo o un nutriente. Un paniere che ha registrato un +2,2% delle vendite, con oltre 13 mila prodotti che compongono l’offerta “free from”. I grandi assenti che piacciono agli italiani sono antibiotici, zucchero, additivi e glutammato, anche se la dicitura “senza conservanti” rimane quella più importante sia per incidenza sulle vendite, che per numero di prodotti.

Troviamo poi il mondo del “rich in”, che comprende tutti quei prodotti la cui etichetta richiama la presenza in assoluto o in forma maggiore di qualcosa; ad esempio “ricco di vitamine”, “integrale”, “ricco di ferro”. Si parla di oltre 8200 prodotti, che nell’ultimo anno hanno generato un giro di affari di oltre 3,2 miliardi di euro, il 4,2% in più rispetto al 2019. Non manca l’interesse per l’italianità dei prodotti: sono oltre 21 mila quelli che in etichetta richiamano il nostro paese, inserendo diciture, dichiarazioni o immagini; tra queste spicca la bandiera italiana, che campeggia sul 14,9% dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati.

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