Spirulina: nuovi scenari di produzione made in Italy

Spirulina is the new black. Tutti la vogliono e in moltissimi sostengono che si tratti di uno dei cibi del futuro. Dalla Toscana, un metodo innovativo e green per produrla: la spirulina geotermica.

La geotermia, che studia le sorgenti di calore terrestre e il loro sfruttamento come fonti di energia, si presta allo sviluppo sostenibile 100% carbon free e può coadiuvare nuove opportunità di business. È il caso del progetto pilota promosso dall’Università di Firenze attraverso lo spin off “Fotosintetica e Microbiologica”e finanziato con 200.000 euro da Enel Green Power e CO.Svi.G (Consorzio Sviluppo Aree Geotermiche).

Ad Ottobre 2017 è stato inaugurato presso la centrale geotermica di Chiusdino in provincia di Siena, il primo impianto sperimentale al mondo in grado di coniugare la geotermia alla produzione di alga spirulina.

La sperimentazione voleva trovare risposta ad un quesito: si può produrre l’alga spirulina in serre alimentate dal calore geotermico e dagli scarti in uscita (CO2) della centrale geotermica?

Dopo un lungo periodo di ricerca e sperimentazione, sono noti i risultati del progetto: si tratta di un successo. L’alga spirulina cresce in acque salmastre alcaline con una temperatura ottimale di 30 gradi. Grazie a questo sistema, si riescono a mantenere stabili le delicate condizioni di sviluppo dell’alga con un risparmio del 30% rispetto agli impianti tradizionali e con un incremento di produzione del 25%.

Questi risultati aprono interessanti opportunità di business: si potrebbe realizzare la possibilità di creare la prima filiera di produzione carbon free della spirulina o valutare l’impiego della geotermia per la coltivazione contemporanea o in successione di specie di microalghe differenti e destinarle al settore nutraceutico, alimentare o cosmetico. È proprio questo l’obiettivo della prossima fase di studio: creare una filiera unica nel settore che preveda anche i successivi processi di essiccazione del prodotto, confezionamento e commercializzazione, a beneficio dell’ambiente e dei territori.

Considerato che ad oggi circa il 90% della spirulina che si trova sul mercato italiano ed europeo proviene dalla Cina, un impianto locale potrebbe cambiare le carte in tavola.

Il mercato della spirulina infatti è in vertiginosa crescita. Secondo una ricerca dell’isituto Persistence Market Research dal titolo “Il mercato della Spirulina: analisi della produzione globale e previsioni 2016-2026“, nel 2016 ne sono state consumate a livello globale 128.000 tonnellate e i ricavi hanno toccato i 718,7 milioni di dollari. Con le nuove applicazioni della microalga, il mercato crescerà con un incremento annuale del 10%: arriveremo a consumarne, nel 2026 circa 321.000 tonnellate.

In Italia il suo trend è in crescita. Dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio VEGANOK sui consumi del 2018, la Spirulina è stata annoverata tra quei cibi definiti superfood come curcuma, acai, chia, canapa o bacche di goji che 1 italiano su 4 acquista regolarmente. Se il consumo di questi prodotti è aumentato nel 2017 dell’8,2% rispetto al 2016, il 2018 vede un incremento del 24,5% sui lanci di prodotti a base di superfood.  Moltissime in Italia, sono le aziende che per i loro prodotti a base di Spirulina hanno scelto il marchio di garanzia VEGANOK.

Venduta sottoforma di compresse o in polvere o addizionata agli alimenti, è diventata molto popolare per le sue caratteristiche nutrizionali. È un alimento estremamente proteico ricco di calcio, 34 volte più ricco di ferro degli spinaci, 20 volte più ricco di betacarotene delle carote. Ma è anche una fonte generosa di vitamine A, del gruppo B, E e K, acidi grassi e sali minerali, in particolare potassio, ferro, zinco, rame, selenio, magnesio. Proprio per questa eccezionale sinergia di nutrienti e antiossidanti, l’Onu ha individuato nella spirulina, fin dagli anni Settanta, una delle principali fonti alimentari del futuro e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha definita “il miglior cibo per l’umanità del XXI secolo”.

 

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