Spreco alimentare in Italia: in calo per l’emergenza Covid, ma i numeri restano allarmanti

Nel 2020 si è rilevato un calo dell'11,78% rispetto al 2019 nello spreco di cibo: un fenomeno dettato dalla pandemia, che ha cambiato le abitudini dei consumatori, ma in Italia si buttano ancora 27 kg di cibo a testa ogni anno.

Cala lo spreco alimentare degli italiani, ma i numeri restano ancora altissimi. Secondo i dati diffusi dal report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability (su rilevazione Ipsos), nel 2020 gli italiani hanno buttato “solo” 27 kg di cibo pro capite (529 grammi alla settimana), con un calo dell’11,78% rispetto al 2019. Questo si traduce in oltre 222 mila tonnellate di cibo “salvato” dallo spreco in Italia e un risparmio di 6 euro a testa, che diventano 376 milioni euro a livello nazionale, in un anno intero.

Secondo gli esperti, si tratta di una tendenza legata alla pandemia, che ha cambiato le abitudini dei consumatori e ha portato una maggiore consapevolezza sul valore del cibo. Nonostante questo, in Italia lo spreco alimentare domestico rimane un problema da non sottovalutare, se si pensa che ha un valore di 6 miliardi e 403 milioni euro. Numeri che sfiorano il valore di 10 miliardi se si considera l’intera filiera dello spreco del cibo, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione (che in totale ammontano a 3.284.280.114 euro). In termini di peso, nel 2020 sono state sprecate 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera.

A livello nazionale, si nota una “distribuzione geografica” precisa in termini di spreco: secondo i dati, è il sud a detenere il primato con il 15% sul totale, che diventa l’8% al nord e il 7% nel centro Italia. In termini di alimenti, la frutta fresca risulta quello più sprecato in assoluto (37%), seguita da verdura (28%), aglio, cipolle e tuberi (25%), insalata e pane fresco (entrambi al 21%).

I motivi dello spreco alimentare

Sono diversi i fattori che influenzano lo spreco di cibo nella penisola, tra i quali spicca il ceto di appartenenza: tra quello popolare, risulta uno spreco del +9% rispetto alla media nazionale, ma anche le famiglie con figli conviventi sprecano il 15% in più rispetto alla media, così come i piccoli comuni (+15%). Nonostante questo, si rileva una particolare attenzione per il tema: l’85% degli intervistati, riterrebbe infatti giusto rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita nei supermercati, in modo che possa essere distribuito alle associazioni che si occupano di persone bisognose.

Ma quali sono i motivi legati allo spreco alimentare in Italia? Secondo gli intervistati, accade soprattutto perché si dimenticano gli alimenti a ridosso di scadenza, che si deteriorano (46%), ma a volte capita che la frutta e la verdura acquistate fossero già sull’orlo della deperibilità (42%) e i cibi venduti già vecchi (31%). Il 29% degli intervistati ammette di acquistare troppo cibo rispetto alle proprie necessità, e il 28% di aver calcolato male la quantità di cibo necessario.

Qual è la percezione che le famiglie hanno dello spreco alimentare degli altri, rispetto al proprio?

Cosa dicono gli italiani, invece, rispetto alle conseguenze dello spreco? L’85% degli intervistati ritiene che sia soprattutto uno spreco di denaro; per l’84% sprecare cibo è diseducativo per i giovani, mentre l’83% lo giudica immorale. Non manca chi lo considera uno spreco delle risorse vitali (80%) e chi pensa alle conseguenze in termini di impatto ambientale e inquinamento (77%), con particolare riferimento alla produzione di rifiuti.

È interessante anche rilevare il rapporto degli italiani con la “tecnologia antispreco“: solo il 7,7% utilizza app per il cibo last minute e il 3,2% per l’ortofrutta a ridosso di scadenza, con prezzi ribassati. Il 2,5% fa uso di piattaforme di scambio, il 3,4% utilizza app con ricette anti spreco e il 4,2% ricorre alle app di gestione ottimale del cibo e monitoraggio delle scadenze. In generale, la tecnologia sembra avere ancora un impatto poco significativo nella lotta allo spreco del cibo.

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