tassa sulla carne

Tassa sulla carne: favorevole più del 60% dei giovani americani

Una tassa sulla carne per disincentivarne il consumo sarebbe ben vista da oltre la metà dei giovani e giovanissimi consumatori americani: lo rivela un recente sondaggio.

Si torna a parlare di un’ipotetica tassa sulla carne, questa volta oltreoceano: secondo un recente sondaggio condotto dalla piattaforma di ricerche di mercato Veylinx, oltre il 60% dei giovani americani sarebbe d’accordo con l’aumento dei prezzi della carne. Questo, in nome di una maggiore sostenibilità, in un momento storico in cui la consapevolezza del legame tra quello che mangiamo e i cambiamenti climatici non può più essere ignorata.

Il sondaggio in questione ha coinvolto più di 3.500 consumatori statunitensi; tra questi, quasi il 40% si è detto favorevole a una tassazione sulla carne del 10%. Ma la vera rivelazione è arrivata dai più giovani: più del 60% di coloro che appartengono alla Generazione Z ha dichiarato di essere a favore di una tassa.

Non stupisce, se si pensa che proprio i giovanissimi sono coloro che sembrano più propensi a un cambiamento nelle proprie abitudini di consumo: di recente abbiamo visto come oltre la metà dei giovani che fanno parte della Gen Z si vergogna di ordinare latticini in pubblico e sta cercando di ridurne il consumo. Del resto, ormai da qualche anno stiamo assistendo a una presa di coscienza senza precedenti, che coinvolge anche e soprattutto le nuove generazioni, sempre più attente alla questione etica e ambientale, che si riflette poi proprio in queste scelte.

Il costo reale della carne

Ormai da diverso tempo si parla della possibilità di introdurre una tassa sulla carne, per scoraggiarne il consumo: nonostante i prezzi in aumento e una sempre maggiore propensione per le alternative plant-based, infatti, il consumo di carne è ancora troppo elevato. Inaccettabile non solo per una questione etica – ricordiamo che l’industria della carne coinvolge ogni anno oltre 80 miliardi di animali – ma anche per il Pianeta, vista la provata correlazione tra cambiamenti climatici e allevamenti intensivi.

tassa sulla carne

A dire la verità, già da tempo si parla della possibilità di tassare la carne, anche in Europa, sulla falsa riga della tassa sullo zucchero e di quella sulla plastica. Anche per motivazioni legate alla salute: a novembre 2018, uno studio dell’Università di Oxford si era focalizzato sul tema dell’efficacia di una “meat tax” sulle questioni di sanità pubblica, ipotizzando che tassare la carne rossa e processata avrebbe potuto salvare 220.000 vite entro il 2020.

Eppure,  l’ipotesi rimane ancora vaga e indefinita, mentre alcuni esperti hanno cercato di scoprire il prezzo “reale” della carne: al prezzo normale è stato aggiunto il valore delle emissioni di gas serra durante la produzione, le conseguenze della fertilizzazione azotata e il fabbisogno energetico. In particolare si parla di +173% per la carne da allevamento convenzionale, mentre il latte vaccino avrebbe un rincaro del 122%.

Insomma, il futuro deve essere plant-based – per noi, per gli animali e per il Pianeta – e a quanto pare, i giovani lo sanno.

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